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Trapianto di fegato. Nuovo sistema per predire il fallimento

Un gruppo di ricercatori della California University di Los Angeles ha messo a punto un sistema che valuta alcuni parametri in grado di predire, a 3 mesi, il rischio di fallimento del trapianto del fegato. In un ampio studio retrospettivo il nuovo sistema si è mostrato più efficace di un altro, ampiamente usato: il MEAF (Model for Early Allograft Function).

31 DIC - (Reuters Health) - Un sistema che valuta il livello di rischio del fegato trapiantato, il Liver Graft Assessment Following Transplantation (L-GrAFT) si è rivelato più accurato di altri sistemi generalmente utilizzati dai clinici per prevedere il fallimento dell’impianto del nuovo organo nell’arco temporale di tre mesi. In particolare si è dimostrato più affidabile del MEAF (Model for Early Allograft Function) .L’evidenza emerge da uno studio retrospettivo, che ha coinvolto un solo centro trapianti e un significativo numero di pazienti,2008, sottoposti a trapianto di fegato negli anni compresi tra il 2002 e il 2015. Lo studio è stato condotto da ricercatori della California University di Los Angeles ed è stato pubblicato da JAMA Surgery.

Lo studio
“Una precoce disfunzione organica dopo un trapianto di fegato (EAD) è un indice precursore di eventi avversi, ma manca un sistema di classificazione di questo rischio ampiamente accettato” dice Vatche Agopian, autore principale dello studio.

Per dare una risposta a questa esigenza clinica, Il team di Agopian ha sviluppato il modello L-GrAFT e lo ha confrontato con il punteggio Model for Early Allograft Function (MEAF) e con la definizione di EAD: livello di bilirubina di almeno 10 mg / dL al settimo giorno postoperatorio; International Normalized Tatio (INR) di almeno 1,6 al settimo giorno postoperatorio; aspartato aminotransferasi o livello di alanina aminotransferasi> 2000 U / litro entro i primi 7 giorni dal trapianto.


Nel gruppo valutato (2008 pazienti, prevalentemente maschi e di età media pari a 56 anni) i tassi di sopravvivenza globale e sopravvivenza senza fallimento del trapianto erano rispettivamente dell'83% e dell'81% a 1 anno, del 74% e del 71% a 3 anni, e del 69% e del 65% a 5 anni. L’incidenza di fallimento del trapianto e di morte si attestava all’11,1%.
Dopo tre mesi, tra i fattori associati alla sopravvivenza senza fallimento del trapianto rientravano quelli della conta piastrinica, l’ INR e livelli di aspartato aminotransferasi e bilirubina post-trapianto. Tutti parametri utilizzati per calcolare il punteggio di rischio L-GrAFT.
 
Rispetto ai pazienti con punteggi L-GrAFT più bassi, i trapiantati valutati con il modello MEAF, nel decile più alto ,presentavano un maggior rischio di malattia epatica allo stadio terminale (34 vs. 31), maggiore necessità di ospedalizzazione pre-trapianto (56,8% vs 44,8%), più frequente ricorso alla dialisi(42,9% vs 30,5%),alla ventilazione meccanica (35,8% vs 18,1%), facevano un uso maggiore di farmaci vasopressori (22,9% vs 11,0%, e avevano necessità di un maggior numero trasfusioni di sangue intraoperatorie (17 vs 10 unità di globuli rossi concentrati). Inoltre, avevano ricevuto l’organo da donatori più anziani (età media, 47 vs 41).
 
I commenti
“Crediamo che il modello L-GrAFT si rivelerà uno strumento eccellente e accurato che i medici potranno utilizzare per diagnosticare la necessità del trapianto di fegato e standardizzare la valutazione della funzione di allotrapianto, ottimizzando il percorso clinico dell’impianto - afferma Agopian - Tuttavia iL-GrAFT deve essere convalidato in una coorte esterna affinchè possa essere considerato un criterio assolutamente oggettivo. Abbiamo già avviato un test in una coorte di esterna di oltre 3.000 destinatari di trapianto provenienti da tre centri di tre diverse regioni dell'UNOS (United Network for Organ Sharing). I primi risultati sono promettenti e prevediamo di pubblicarli a breve ".
 
Fonte: JAMA Surgery
 
Marilynn Larkin
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

31 dicembre 2017
© Riproduzione riservata


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