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Arriva dagli USA la dieta ‘anti-demenza’. È un ibrido tra la dieta mediterranea e la dieta DASH

di Maria Rita Montebelli

Si chiama MIND ed è un regime dietetico forse in grado di rallentare il decadimento cognitivo, associato all’età, anche nei sopravvissuti ad un ictus che hanno un rischio doppio di sviluppare una forma di demenza rispetto alla popolazione generale. Ricca di vegetali, frutti di bosco, cereali integrali, frutta secca a guscio, pollo e pesce, consente anche un bicchiere di vino al giorno e qualche ‘strappo’ a settimana tra dolcetti, formaggi grassi, fritti o fast food

29 GEN - Il rischio di sviluppare una forma di demenza è circa il doppio nei sopravvissuti ad un ictus, rispetto alla popolazione generale. I ricercatori del Rush University Medical Center si sono concentrati sul regime dietetico di questi pazienti per valutare se, attraverso un’alimentazione ricca di alimenti che promuovono la salute cerebrale (vegetali, frutti di bosco, pesce, olio d’oliva), si riesca a rallentare il loro decadimento cognitivo.
 
A tale proposito è stata valutata la dieta MIND (Mediterranean-DASH Diet Intervention for Neurodegenerative Delay), in pratica una dieta di tipo mediterraneo che ha recepito anche degli elementi della DASH ((Dietary Approaches to Stop Hypertension). Entrambi queste diete si sono dimostrate efficaci nel ridurre il rischio di ipertensione, infarti e ictus. Ma la dieta MIND, in uno studio appena presentato all’International Stroke Conference dell’American Stroke Association (Los Angeles, 24-26 gennaio 2018) sembra avere anche il potere di rallentare il decadimento cognitivo nelle persone colpite da ictus. Studi precedenti avevano dimostrato che la dieta MIND è in grado di ridurre il rischio di Alzheimer tra gli anziani.
 
Uno studio condotto in passato sulla dieta MIND ha evidenziato che chi aderisce a questo regime dietetico presenta delle funzioni cognitive di 7,5 anni più ‘giovani’ rispetto a chi non segue questa dieta.
 
Lo studio sulla dieta anti-demenza nei sopravvissuti all’ictus
Lo studio presentato a Los Angeles, finanziato dal National Institute of Aging, è andato a vedere se questo potesse essere vero anche nei soggetti colpiti da ictus. Una popolazione come visto ad alto rischio di sviluppare demenza.
 
Dal 2004 al 2017, Laurel J. Cherian, neurologo vascolare e professore associato presso il dipartimento di scienze neurologiche della Rush e colleghi, autori di questo studio, hanno valutato 106 soggetti arruolati nel Rush Memory and Aging Project, con una storia di ictus e di decadimento cognitivo; queste persone sono state valutate ogni anno fino al decesso o alla conclusione dello studio (follow-up medio 5,9 anni), monitorando al contempo le loro abitudini dietetiche, attraverso diari alimentari.
 
I partecipanti allo studio sono stati divisi in vari gruppi in base alla loro aderenza alla dieta MIND (molto, in maniera moderata, poco); sono state inoltre tenute in considerazione una serie di altre variabili in grado di influenzare le performance cognitive (età, sesso, livello di istruzione, partecipazione ad attività stimolanti dal punto di vista cognitivo, attività fisica, abitudine al fumo, fattori genetici).
 
I risultati dimostrano che i ‘fedelissimi’ ai dettami della dieta MIND presentano un tasso di decadimento cognitivo decisamente più lento rispetto alle altre categorie; un effetto che non è stato evidenziato con i sopravvissuti ad un ictus che seguivano diete di tipo mediterraneo o tipo DASH.
 
“Le diete mediterranea e la DASH – spiega Cherian – si sono dimostrate protettive nei confronti delle coronaropatie e degli ictus, ma le sostanze nutritive incluse nella MIND sembrano avere un maggior impatto benefico sulla salute cerebrale in generale e sul mantenimento di un buono stato cognitivo.” Secondo l’autore, il merito di questo rallentato decadimento cognitivo va attribuito a folati, vitamina E, omega-3, carotenoidi e flavonoidi ; mentre al contrario gli alimenti ricchi di grassi idrogenati sono stati associati alla demenza.
 
Cos’è la dieta MIND
La dieta MIND comprende 15 componenti dietetiche, 10 delle quali rientrano nei gruppi ‘salutari per il cervello’ e 5 nei gruppi ‘non salutari per il cervello’ (carni rosse, burro, formaggi, pasticcini e dolci, cibi fritti o fast food).
Per aderire alla dieta MIND, un soggetto deve consumare almeno tre porzioni di cereali integrali, una di verdura a foglia e una di altro tipo di vegetali al girono, oltre ad un bicchiere di vino; gli snack prevedono per lo più il consumo di frutta secca a guscio; a giorni alterni dovrebbe essere previsto il consumo di legumi; almeno due volte a settimana, pollo e frutti di bosco, almeno una volta a settimana pesce. Il limite massimo di consumo del burro è stabilito in un cucchiaino e mezzo al giorno, è necessario limitare il consumo di dolci e pasticcini ad un massimo di 5 porzioni a settimane, mentre formaggi grassi, fritti e fast food non andrebbero consumati più di una volta a settimana.
 
Il cibo come ‘scudo’ contro la demenza
“Se scegliamo i cibi giusti – conclude Cherian – potremmo proteggere meglio dal declino cognitivo i sopravvissuti ad un ictus. Il nostro è solo uno studio preliminare, di tipo osservazionale ma speriamo che questi risultati vengano presto confermati da altri studi, magari da un intervento dietetico randomizzato su una popolazione di sopravvissuti ad un ictus. Per il momento riteniamo tuttavia che vi siano elementi sufficienti per incoraggiare i soggetti con ictus  a guardare al cibo come ad un importante strumento per ottimizzare la salute del loro cervello”.
 
I ricercatori del Rush Medical Center stanno al momento reclutando volontari per un nuovo studio volto a valutare se un determinato tipo di dieta sia in grado di prevenire il declino cognitivo e le alterazioni cerebrali correlate all’invecchiamento.
 
Maria Rita Montebelli

29 gennaio 2018
© Riproduzione riservata

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