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Cancro: nei giovanissimi è frequente il ritardo della diagnosi

Uno studio condotto nel Regno Unito mette in evidenza come, nella popolazione giovanile/adolescenziale, la diagnosi di cancro subisca spesso un ritardo dalla comparsa dei sintomi. E questo ritardo è più marcato nel sottogruppo femminile, che prima di essere inviato a uno specialista passa per due-tre visite generaliste.

13 FEB - (Reuters Health) -La popolazione più giovane spesso subisce ritardi nella diagnosi del cancro. Secondo i dati di uno studio condotto del Regno Unito, adolescenti e giovani adulti possono accumulare lunghi ritardi tra l’insorgenza dei sintomi del cancro e la diagnosi.
 
“Abbiamo identificato sottogruppi a maggior rischio di incappare in intervalli prolungati dall’insorgenza dei sintomi alla comparsa e alla diagnosi, durante i quali ulteriori ricerche e interventi di diagnosi precoce potrebbero essere ancora più mirati a massimizzare la loro efficacia”, hanno scritto gli autori della ricerca sulla rivista The Lancet Child & Adolescent Health, pubblicata online il 29 gennaio.

L’autore senior, Lorna A. Fern della Divisione Cancer dell’University College Hospitals di Londra, insieme al suo team, ha condotto un’analisi trasversale della coorte Brightlight. Lo studio ha coinvolto giovani di età compresa tra i 12 e i 24 anni, che erano stati reclutati ,entro una media di 6 mesi dopo una nuova diagnosi di cancro primario, da 96 ospedali del National Health Service in tutta l’Inghilterra da luglio 2012 ad aprile 2015. I partecipanti hanno risposto in prima persona ad interviste sulle loro esperienze diagnostiche. I ricercatori hanno estrapolato i dati demografici da moduli di case report, il tipo di cancro e la data di diagnosi dal Registro nazionale dei tumori.

 
I risultati dello studio
Su 1.114 partecipanti, 830 hanno completato un’intervista faccia a faccia. Tra i partecipanti, 204 su 748 (27%) hanno aspettato più di un mese per vedere un medico generico o presentarsi a un pronto soccorso. Dei 701 che hanno consultato un medico di base, 242 (35%) hanno avuto tre o più consulti prima di essere indirizzati a uno specialista.
 
Tra gli 803 pazienti intervistati, l’intervallo mediano dall’insorgenza dei sintomi alla diagnosi è stato di 62 giorni. Rispetto ai maschi, le donne erano significativamente più propense ad avere tre o più consulti prima di una consulenza specialistica (odds ratio aggiustato, 1.6) e hanno atteso una mediana di 24 giorni più lunga dall’insorgenza dei sintomi alla diagnosi. I pazienti con linfoma o tumori ossei e quelli con melanoma hanno mostrato minori probabilità di avere tre o più consulti prima di una richiesta di consulenza specialistica). Gli intervalli di diagnosi variano da una mediana di 51 giorni in più nei pazienti con tumore osseo e una mediana di 33 giorni in meno nei pazienti con tumori del sangue.
 
I commenti
“Questo studio sottolinea l’importanza di fare una diagnosi differenziale del cancro quando un paziente in età adolescenziale / giovane presenta sintomi che sono persistenti, che non seguono un preciso schema, o sono difficili da diagnosticare – dice Joy M. Fulbright, professore associato di pediatria all’Università del Missouri-Kansas City School of Medicine e direttore del Programma Adolescent and Young Adult al Children’s Mercy di Kansas City – I medici in questi casi devono stabilire periodi di osservazione regolari per proseguire nella ricerca di una risposta”.
 
“Questi risultati supportano l’importanza di fornire una adeguata informazione a scuola, durante gli incontri con i medici o in altri luoghi, riguardo i sintomi del cancro; in particolare, nel caso dei tumori più comuni in questa fascia di età, come cancro della pelle, linfoma, tumori delle cellule germinali, e sarcomi”, consiglia Fulbright, secondo il quale è anche importante incoraggiare visite regolari. Infatti, molti adolescenti e giovani adulti non vanno dal medico regolarmente perché non ne percepiscono l’importanza, oppure perché, come accade negli Stati Uniti, non hanno assicurazione”.

Fonte: Lancet Child and Adolesc Health
 
Lorraine L. Janeczko
 
(Versione italiana per Quotidiano Sanità/Popular Science)
 

13 febbraio 2018
© Riproduzione riservata


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