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Streptococco. Ecco i consigli degli esperti del Bambino Gesù su come comportarsi in caso di infezione

Dal semplice mal di gola alle vere e proprie infezioni batteriche che necessitano di terapia antibiotica. Nel nuovo numero di ‘A scuola di salute’ le indicazioni su come comportarsi quando si è in presenza dello streptococco. Focus non sulle varie forme di faringiti e sulla malattia reumatica

03 APR - Sono state il terrore di tanti genitori, ma oggi grazie alla diffusione degli antibiotici le infezioni da streptoccocco hanno smesso di fare paura. Tuttavia le sue complicanze ancora oggi non vanno sottovalutate, tanto più che l’abuso di terapie antibiotiche inappropriate ha prodotto “resistenze” che stanno indebolendo l’efficacia dell’azione di contrasto.
 
Per capire come individuarlo e le terapie da seguire gli esperti dell’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente, diretto da Alberto G. Ugazio hanno realizzato un focus dedicato al batterio nell’ultimo numero di ‘A Scuola di Salute’, il magazine digitale realizzato dall’Obg.
 
Lo streptococco è un batterio di forma sferica (cocco) di cui esistono vari tipi, molti dei quali non provocano malattie. In alcuni casi, tuttavia, possono causare faringotonsilliti, otiti, meningiti, polmoniti, infezioni generalizzate ed endocariti (infezioni della cavità interne o delle valvole del cuore). Anche la scarlattina, la malattia reumatica e un’infiammazione del rene (glomerulonefrite) sono causate dallo streptococco.

 
Il mal di gola: quando si può parlare di streptococco. Il mal di gola è tra i sintomi più frequenti nei bambini e negli adulti con un’infezione delle alte vie respiratorie. Il dolore è un segno dell’infiammazione che può coinvolgere la faringe (faringite) o anche le tonsille (faringotonsillite). Queste ultime possono essere aumentate di volume, arrossate e ricoperte da un materiale biancastro (essudato). Si tratta, cioè, delle cosiddette “placche”, causate dalla reazione del sistema immunitario all’infezione. Tuttavia le “placche” non sono sinonimo di streptococco e possono comparire anche in occasione di infezioni virali come, ad esempio, la mononucleosi.  Per questo se ci sono placche sulle tonsille non bisogna mai iniziare la terapia antibiotica senza prima aver verificato la presenza dello streptococco con un tampone.
 
Nella maggioranza dei casi, il mal di gola ha un’origine virale e pertanto non necessita di alcun trattamento. In genere faringiti e faringotonsilliti causate da virus sono accompagnate da altri segni tipici delle malattie virali, come raffreddore, congiuntivite, raucedine o diarrea.
 
Le uniche faringotonsilliti che richiedono trattamento antibiotico sono quelle di origine batterica, causate dallo streptococco beta emolitico di gruppo A (SBEGA). L’antibiotico di scelta è sempre l’amoxicillina, da somministrarsi per bocca per 10 giorni. La terapia antibiotica deve iniziare entro 9 giorni dal manifestarsi del mal di gola, ma non prima di aver eseguito il cosiddetto tampone, l’esame microbiologico del cavo faringeo. Si tratta di un prelievo che viene effettuato sfregando energicamente tamponi simili a grandi ‘cotton-fioc’ sull’orofaringe e sulla superficie di entrambe le tonsille, evitando di toccare altre parti della cavità orale o di contaminarlo con la saliva. La terapia può abbreviare e attenuare il mal di gola, ma ha in primis lo scopo di prevenire le complicanze.
 
Quando le cose si complicano: la malattia reumatica. Si tratta di una malattia infiammatoria acuta che si manifesta dopo un’infezione da streptococco SBEGA. In genere si presenta con febbre, dolori e gonfiori articolari. Può interessare anche il cuore, colpendo tipicamente le valvole cardiache (mitralica e aortica) e il sistema nervoso centrale, causando movimenti involontari soprattutto degli arti (la corea di Sydenham, definita più comunemente ‘Ballo di San Vito’). Viene riscontrata con maggiore frequenza fra i 5 e i 15 anni, mentre è assai rara al di sotto dei 4 anni.
 
La diagnosi della Malattia Reumatica si effettua grazie ai criteri diagnostici di Jones, che includono tra gli altri l’interessamento valvolare da malattia reumatica dimostrato mediante ecocardiografia. Il trattamento della fase acuta si basa sull’eradicazione dello streptococco SBEGA tramite antibiotico, sull’uso di anti-infiammatori non steroidei (per eliminare febbre e dolori articolari) e su un breve ciclo di cortisonici in caso di coinvolgimento del cuore.
 
Dai tic allo streptococco: le pandas. Le infezioni da streptococco sono associate anche alle Pandas, acronimo inglese con cui si identificano i disordini neuropsichiatrici autoimmuni associati. Questi rari disordini riguardano l’età pediatrica, in genere tra i 2 e i 12 anni, si manifestano con tic o altri comportamenti compulsivi, esordio improvviso e acuto dopo un’infezione da streptococco SBEGA (per esempio una tonsillite o una scarlattina), periodi di remissione e anomalie neurologiche come iperattività motoria o movimenti involontari. 
 
Nonostante le Pandas siano note da diverso tempo, non c’è assoluta certezza che l’infezione da streptococco sia l’unica causa, o comunque la principale, alla base di questo tipo di disordine.

03 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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