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Ictus. Ridurre la pressione non influisce sulle microemorragie

La riduzione della pressione arteriosa, nei casi di ictus, non avrebbe un’influenza diretta sulle microemorragie  che si verificano di frequente in questi pazienti. L’evidenza emerge da un’analisi secondaria  dello studio Atach-2, pubblicato da Jama Neurology

18 APR - (Reuters Health) – Pur essendo comuni nei pazienti con emorragia cerebrale acuta, le microemorragie non beneficerebbero della riduzione intensiva della pressione sanguigna, almeno secondo un’analisi secondaria dello studio Atach-2, i cui risultati sono stati pubblicati da Jama Neurology. A coordinare la nuova analisi dei dati è stato Ashkan Shoamanesh, della McMaster University di Hamilton, in Canada.

La premessa
I ricercatori hanno ripreso le immagini ottenute dalla risonanza magnetica nell’ambito dello studio randomizzato Atach-2, che valutata la riduzione intensiva della pressione arteriosa nelle persone colpite da emorragia intracerebrale acuta. L’obiettivo di Shoamanesh e colleghi, in particolare, era quello di stimare la probabilità di espansione dell’ematoma, il deterioramento clinico e se la risposta al trattamento variasse in base al numero e alla posizione delle microemorragie a livello cerebrale.

Lo studio
Tra i 167 pazienti inclusi nell’analisi, il 72% aveva almeno una microemorragia, per una media di quattro. E durante un follow-up medio di 92,3 giorni, il decesso o la disabilità si sono verificati con la stessa frequenza tra i pazienti con microemorragie e quelli senza. Ugualmente, l’espansione dell’ematoma è avvenuta con la stessa frequenza all’interno di questi due gruppi. E questi stessi eventi si sono verificati sia tra i pazienti trattati per la riduzione della pressione arteriosa che tra quelli in trattamento standard.


“Attualmente non è chiaro se i pazienti con emorragia intracerebrale acuta traggano vantaggio dall’abbassamento intensivo della pressione arteriosa sotto i 140 mmHg”, dice Shoamanesh. “Alcuni sottogruppi di pazienti potrebbero rispondere specificatamente a questo trattamento, e abbiamo bisogno di capire quali”.

Fonte: Jama Neurology

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

18 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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