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27 MAGGIO 2018
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Global Patient Safety Summit. Ecco la dichiarazione di Tokyo per la sicurezza dei pazienti

Mantenere alto il movimento politico a favore della “Azione globale per la sicurezza dei pazienti”, supportare ed abilitare le istituzioni sanitarie a implementare i cambiamenti nel sistema e nelle pratiche per migliorare la sicurezza dei pazienti, costruire le capacità di leadership e management per ridisegnare i servizi ponendo le persone al centro, lavorare in modo collaborativo con i pazienti e le famiglie che hanno subito un danno. Questi, in sintesi, i 4 impegni contenuti nel documento.

21 APR - Impegnare risorse per la sicurezza dei pazienti è l’investimento più redditizio per i sistemi sanitari, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie per spostare progressivamente le cure dagli ospedali alle comunità. Questa è la sintesi del messaggio politico che esperti provenienti da tutto il mondo hanno presentato alle oltre 40 delegazioni nazionali giunte a Tokyo per il terzo “Global Patient Safety Summit”.
 
Il governo Giapponese, in partnership con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha raccolto il testimone del Regno Unito e della Germania, che avevano organizzato i summit del 2016 a Londra e del 2017 a Berlino, con l’obiettivo dichiarato di portare la sicurezza del paziente al primo posto nell’agenda della politica sanitaria globale, insieme alla Universal Health Coverage (UHC). Il summit si è tenuto il 12 ed il 13 aprile, seguendo lo stesso schema dei precedenti: la prima giornata dedicata alla discussione tra esperti, la seconda al confronto con i politici e le amministrazioni dei sistemi sanitari.
 
I temi scelti quest’anno dagli organizzatori, con il supporto di un advisory board internazionale di cui ho avuto l’onore di fare parte, sono stati:

• la cultura della sicurezza,
• la sicurezza dei pazienti nella società che invecchia,
• tecnologie digitali e sicurezza delle cure,
• le buone pratiche nei paesi a basso e medio reddito,
• l’impatto economico della sicurezza dei pazienti.

Don Berwick, presidente onorario dell’Institute for Healthcare Improvement di Boston e Chris Power, CEO del Canadian Patient Safety Institute hanno coordinato il panel sulla cultura della sicurezza, le cui conclusioni hanno richiamato l’importanza di leader che infondano le organizzazioni sanitarie di fiducia e non di paura, superando i sistemi punitivi in caso di errore umano e costruendo un’etica professionale secondo il principio zen del “Magokoro”, che coniuga la trasparenza con il rispetto profondo dell’altro indipendentemente dalle limitazioni dovute allo stato di salute e alla condizione sociale.

Insieme a Tomonori Hasegawa, direttore del Japan Quality Council, ho coordinato i lavori sul tema della sicurezza dei pazienti nella società che invecchia, un’esigenza che accomuna molto Italia e Giappone. Nella nostra sintesi l’invito a spostare progressivamente le risorse dall’assistenza per acuti alle cure di comunità, mettendo i pazienti e le famiglie al centro nella prevenzione dei rischi sanitari, a partire dalle malattie associate agli stili di vita e dalla gestione sicura delle numerose comorbilità che affliggono gli anziani per effetto dei successi della medicina. Un approccio olistico, mediante il coordinamento tra professionisti sanitari e socio-sanitari, insieme ai pazienti e le famiglie, può migliorare considerevolmente la sicurezza, ad esempio, riducendo l’uso improprio dei farmaci, le cadute ed il deterioramento dovuto dalla demenza senile.

Ed Kelley, direttore del dipartimento qualità e sicurezza dell’Oms e Hiroshi Takeda, presidente della scuola di scienze della salute al Jikei Insitute, hanno riferito le opportunità ed i rischi posti dall’uso delle nuove tecnologie per la sicurezza dei pazienti. Innanzi tutto i governi dovrebbero concordare regole comuni per l’uso sicuro e rispettoso della privacy delle tecnologie digitali, al contempo costruendo sistemi informativi in grado di supportare i percorsi assistenziali dei pazienti, integrandovi i controlli connessi con le buone pratiche per la sicurezza e misure di efficacia evidence-based. Al contempo, è necessario studiare i punti di forza e di debolezza delle tecnologie digitali, ponendo sempre al centro l’interesse del paziente ed il valore delle cure.

Jeremy Veillard, dirigente della World Bank e Neelam Dhingra, responsabile della sicurezza dei pazienti all’Oms, sono stati i portavoce delle esperienze dei Paesi a basso e medio reddito, che in virtù delle risorse limitate, stanno investendo in sicurezza dei pazienti per risparmiare gli enormi costi associati agli eventi avversi. Questo impegno è l’altra faccia della medaglia della UHC, in quanto una effettiva copertura dei bisogni assistenziali è sostenibile solo se i sistemi sanitari sono in grado di garantire la sicurezza delle cure.

Ingo Hartel, dirigente del Ministero della Salute tedesco, ha portato le conclusioni della plenaria sugli aspetti economici connessi con la sicurezza dei pazienti, tema certamente prioritario sia per le difficoltà finanziare di molti sistemi sanitari, che per le importanti opportunità che la ricerca ha messo in evidenza. Se da un lato in Canada, ad esempio, gli effetti degli eventi avversi sono risultati la terza causa di mortalità e morbilità dopo tumori e malattie cardiovascolari, secondo l’OCSE ogni dollaro speso per la sicurezza dei pazienti può portare un ritorno di investimento fino a 7 volte superiore, sia nei contesti ospedalieri che nelle cure primarie, come riportato dal nuovo rapporto presentato in occasione del Summit.

Le raccomandazioni incluse nel rapporto riguardano soprattutto la formazione del personale sanitario alla prevenzione dei rischi di infezioni e di terapia, il miglioramento del coordinamento mediante sistemi informativi integrati, la comunicazione e la valutazione con il paziente al centro. Questo ritorno di investimenti impatta soprattutto sui costi diretti, cioè l’impiego di risorse umane, di esami diagnostici, terapie e procedure necessarie a fare fronte alle conseguenze sanitarie degli eventi avversi, che colpiscono 1 paziente su 10 in ospedale ed 1 su 3 nelle strutture sociosanitarie, oltre ai costi sociali connessi con le disabilità prodotte e le successive compensazioni.

Il ministro della Salute Katsunobu Kato, presidente del summit che si è svolto nello stile dell’accuratissima ospitalità nipponica, ha concluso i lavori presentando la dichiarazione di Tokyo, sostenuta da tutti i Paesi e dalle organizzazioni internazionali presenti*.
 
Ecco i 4 impegni contenuti nel documento:
“Si afferma il nostro impegno per:
• mantenere alto il movimento politico a favore della “Azione globale per la sicurezza dei pazienti”, lavorando a stretto contatto tra Paesi con diversi livelli di reddito, al fine di rafforzare le capacità mediante la collaborazione e l’apprendimento reciproci; mettendo la sicurezza dei pazienti al primo posto nelle politiche sanitarie e nei programmi per l’accesso universale alle cure (UHC);

• supportare ed abilitare le istituzioni sanitarie, pubbliche e private, dalle cure primarie ai centri di riferimento, a implementare i cambiamenti nel sistema e nelle pratiche per migliorare la sicurezza dei pazienti;

• costruire le capacità di leadership e management per ridisegnare i servizi ponendo le persone al centro, rafforzando i sistemi per la sicurezza dei pazienti, creando la cultura della sicurezza e della trasparenza, educando ed addestrando i lavoratori della sanità alla sicurezza dei pazienti, con il coinvolgimento dei pazienti e delle famiglia, aumentando l’efficienza e minimizzando i danni attraverso la condivisione delle conoscenze sui rischi, le buone pratiche ed i modelli di successo;

• lavorare in modo collaborativo con i pazienti e le famiglie che hanno subito un danno, con le organizzazioni internazionali ed altri attori per incrementare la visibilità ed il lavoro di azione globale per la sicurezza dei pazienti, stabilendo la giornata Globale per la Sicurezza dei Pazienti che verrà celebrata il 17 settembre di ogni anno.”
 
Si tratta di un ulteriore tassello verso una risoluzione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite sull’argomento ed un richiamo importante per il cambiamento e l’innovazione nei sistemi sanitari a partire dalla sicurezza, che è il terreno su cui co-costruire l’accesso universale a cure di qualità. Un richiamo importante anche per il nostro Paese, nel 40esimo anniversario della costituzione del Servizio Sanitario Nazionale, nonché della dichiarazione di Alma Ata che ha introdotto la visione olistica della salute.
 
La sicurezza può essere il principio etico che smuove le nostre organizzazioni sanitarie, facendole uscire dal circolo vizioso di obiettivi economici basati su prestazioni a breve termine per ridisegnare i servizi sul valore delle cure nel lungo periodo. La legge italiana per la sicurezza delle cure (24/2017) è stata nuovamente portata a riferimento nel consesso internazionale, sta a tutti noi fare in modo che venga applicata e valutata nel tempo per migliorarla, nell’interesse delle persone assistite, degli operatori e delle organizzazioni sanitarie.
 
Tommaso Bellandi
Direttore Sicurezza dei Pazienti - Azienda USL Toscana Nordovest

Ha partecipato anche in rappresentanza del Centro gestione Rischio della Regione Toscana Clinico (WHO collaborating center)
 

*Lista dei Paesi presenti al summit:
Australia, Fiji, Myanmar, Brunei, Cambogia, Canada, Sri Lanka, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Ecuador, Oman, Finlandia, Francia, Germania, Svizzera, Lituania, Grecia, India, Indonesia, Israele, Italia, Giappone, Kenya, Kuwait, Laos, Polonia, Lettonia, Mongolia, Russia, Lussemburgo, Messico, Sud Africa, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Filippine, Qatar, Corea del Sud, Arabia Saudita, Slovacchia, Spagna, Tanzania, Tailandia, Regno Unita, Stati Uniti D’America, Vietnam (ordine casuale)
 
** Lista delle Organizzazione Internazionali presenti al summit:
Organizzazione Mondiale della Sanità, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Banca Mondiale, Agenzia Giapponese per la Cooperazione Internazionale, Organizzazione Internazionale delle Associazioni dei Pazienti, Associzione Mondiale degli Infermieri, Associazione Mondiale di Medicina, Fondazione del Movimento per la Sicurezza dei Pazienti. 

21 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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