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Grilli a colazione per combattere l’infiammazione sistemica

Mangiare insetti fa bene alla salute. Lo rivela un nuovo studio che ha evidenziato un impatto benefico di questa ‘new entry’ dell’alimentazione occidentale sul microbioma intestinale. Il consumo di insetti, grazie al loro contenuto di fibre peculiari, selezionerebbe alcuni ceppi di microbi intestinali che hanno una serie di effetti benefici, quali la riduzione dei livelli di TNF-alfa e quindi dell’infiammazione sistemica. Un punto a favore degli insetti commestibili. 

05 AGO - La storia degli insetti commestibili, si arricchisce di giorno in giorno di nuovi capitoli. E non solo in ambito culinario. Uno studio appena pubblicato su Scientific Reports rivela che mangiare grilli fa bene al microbioma intestinale e alla salute dell’organismo, svolgendo un’azione antinfiammatoria.
 
A darne notizia dalle pagine della prestigiosa rivista è Valerie Stull dell’ Istituto di Studi Ambientali della University of Wisconsin-Madison Nelson  (Usa). La ricercatrice ha dimostrato che mangiare grilli facilita lo la crescita di batteri intestinali benefici e che non solo questo ‘alimento’ è sano e sicuro, anche se consumato in elevate quantità, ma è anche in grado di ridurre lo stato di infiammazione dell’organismo.
 
“Sempre più attenzione – commenta la Stull – viene riservata in Europa e negli Usa agli insetti commestibili, come fonte di proteine sostenibile e amica dell’ambiente, all’opposto delle carni d’allevamento”.

Per quanto possa far storcere il naso, sono oltre 2 miliardi i consumatori abituali di insetti nel mondo, che rappresenta un’ottima fonte di proteine, vitamine, minerali e grassi salutari. Ma i ricercatori americani con il loro studio sono andati oltre, volendo indagare l’impatto di questo tipo di alimentazione sul microbioma intestinale.
 
Le ricadute dello studio
“Le indicazioni derivanti da questo studio sono importanti – afferma Tiffany Weir, professore di scienza degli alimenti e di nutrizione umana presso la Colorado State University - in quanto gli insetti rappresentano un nuovo componente delle diete occidentali e i loro effetti sulla salute dell’uomo finora non erano stati studiati. Con le conoscenze acquisite in materia di microbioma umano, è ormai fondamentale andare a studiare l’impatto di qualunque nutriente sulla flora microbica. E abbiamo scoperto che mangiare  grilli può offrire dei vantaggi che vanno ben al di là del semplice aspetto nutrizionale”.
 
Perché i grilli fanno bene alla salute
I grilli, come gli altri insetti, contengono fibre (come la chitina), molto diverse dalle fibre dietetiche presenti nella frutta e nei vegetali. Le fibre a loro volta sono consumate come nutrimento dai batteri e alcuni tipi di queste promuovono la crescita di batteri benefici (i cosiddetti probiotici). Che è poi quello che ha dimostrato questo piccolo studio pilota.
 
Come è stata condotta la ricerca
Gli autori della ricerca hanno somministrato a 20 uomini in buona salute (di età compresa tra i 18 e i 48 anni), per due settimane, o una colazione abituale o una colazione con  muffin o frullati ‘arricchiti’ di 25 grammi di grilli in polvere. Ad entrambi i gruppi è stata in seguito somministrata, per altre due settimane (periodo di wash-out), una colazione normale. Nelle due settimane ancora successive, facendo un cross-over, al primo gruppo è stata somministrata la colazione a base di grilli, mentre il secondo gruppo ha proseguito con una colazione normale.
Per ognuna delle fasi dello studio, i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue (per valutare glicemia, enzimi di funzionalità epatica, livelli di proteine associate all’infiammazione) e fecali (per misurare i prodotti del metabolismo batterico nell’intestino, parametri infiammatori associati al tratto gastro-intestinale e la composizione del microbioma).
 
Mentre i partecipanti allo studio non riferivano alcuna alterazione o effetti collaterali associati all’assunzione dei ‘grilli in polvere’, gli autori dello studio evidenziavano modifiche della flora batterica intestinale, l’aumento di un enzima metabolico associato con uno stato di salute dell’intestino e la riduzione di TNF-alfa (proteina infiammatoria). E’ stato evidenziato inoltre un aumento di batteri benefici, quali il Bifidobacterium animalis, un ceppo batterico associato ad una migliore funzionalità gastrointestinale.
 
Sviluppi futuri
Si tratta naturalmente di un piccolo studio i cui risultati andranno replicati su più ampia scala prima che possano essere considerati definitivi.
Ma intanto il futuro degli insetti – almeno secondo l’opinione della Stull che ha fondato una start-up, la MIGHTI (Mission to Improve Global Health Through Insects), è sempre più luminoso. Non solo perché consentirà di mettere a disposizione proteine sane e low-cost alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo, attraverso l’allestimento di allevamenti ad hoc (gli abitanti dello Zambia ad esempio, che vanno ghiotti di termiti volanti, le possono al momento gustare solo una o due volte l’anno, quando escono dai loro termitai). Ma anche per mettere a punto degli insetti benefici per il microbioma intestinale, da usare come prebiotici e per ridurre i problemi ambientali correlati ai grandi allevamenti animali.
 
E per chi pensa che ad un piatto di insetti croccanti o succosi non si accosterà mai nella vita, la Stull fa notare che ‘il cibo è un fenomeno culturale. Solo 20 o 30 anni fa, nessun americano si sarebbe mai sognato di mangiare sushi, considerato allora disgustoso. Oggi lo si può trovare pure ad una stazione di servizio sperduta nel Nebraska”.
 
Maria Rita Montebelli

05 agosto 2018
© Riproduzione riservata


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