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Infarto: in arrivo un nuovo test su biomarcatori lipidici prevede con precisione il rischio di un secondo infarto

di Maria Rita Montebelli

Un nuovo  test di profiling lipidomico (è basato su dieci biomarcatori lipidici), consentirà di prevedere con grande accuratezza quali pazienti, già infartuati, sono a rischio di un secondo infarto o di un ictus. Il test viene effettuato su un normale prelievo di sangue e darà modo ai medici di monitorare più strettamente e trattare di conseguenza i pazienti più a rischio. Già disponibile negli Usa una versione semplificata basata su due biomarcatori lipidici.

07 SET - Gli scienziati del Baker Heart and Diabetes Institutes hanno messo a punto un nuovo test che consente di scoprire se una persona è a rischio di un secondo infarto.
Il nuovo test si basa su alcuni biomarcatori lipidici (ceramidi, sfingolipidi, fosfolipidi, lipidi neutri contenenti acidi grassi omega-6 o acidi grassi odd-chain) che, stando ai risultati del loro studio, pubblicato su JCI Insights, migliorano sensibilmente la capacità predittiva per ictus e infarto rispetto ai tradizionali fattori di rischio.
 
Questo rivoluzionario test, che si effettua su un prelievo di sangue, sarà a breve validato in uno studio clinico in Australia, come parte di un più ampio programma di salute personalizzata attualmente in fase di sviluppo.
 
“Questo test è stato sviluppato – spiega il professor Peter Meikle, direttore della metabolomica del Baker Institute –a partire da uno studio che ha valutato 10.000 campioni (da coorti dello studio LIPID e ADVANCE), per individuare dei biomarcatori in grado di predire il rischio di presentare un secondo infarto, così da poter monitorare e trattare in maniera più intensiva questi pazienti. Nel sangue sono presenti migliaia di lipidi e la nostra sfida è consistita nello scoprire quelli che meglio di tutti potessero individuare questo rischio.”
 
Ad oggi un prototipo di questo test è già stato utilizzato negli USA, ma questa versione fornisce ai medici di famiglia e ai pazienti informazioni limitate perché si basa solo su due marcatori lipidici.
Quello in fase di ulteriore validazione fornisce informazioni più accurate e una volta andato a regime sarà eseguibile presso i laboratori analisi degli ospedali (o in quelli che si attrezzeranno per questa metodica); per il paziente consisterà in un prelievo di sangue ordinario, come quelli che si effettuano per dosare i livelli di colesterolo.
 
“Il nuovo test doserà 10 marcatori lipidici predittivi di infarto. Abbiamo individuato la giusta informazione, adesso stiamo raffinando l’aspetto tecnologico. Una volta messo a punto questo protocollo per la diagnosi di cardiopatia ischemica, sarà possibile, aggiungendo altri marcatori, fare lo stesso per predire la comparsa di diabete o di Alzheimer.
Questo test – conclude  Meikle – riclassificherà il rischio di infarto o di ictus di un paziente. Consentirà di individuare meglio i soggetti della categoria a rischio ‘intermedio’, che sono di fatto a più alto rischio, e consentirà ai medici di trattare in maniera più appropriata i propri pazienti”.
 
Maria Rita Montebelli

07 settembre 2018
© Riproduzione riservata

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