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Hiv. Il 2018 ha aperto nuove frontiere nel trattamento del virus

Si chiude un anno importante per la lotta al virus dell’immunodeficienza umana, con l’approvazione di una combinazione di due farmaci meno tossica ma efficace quanto la triplice terapia utilizzata da oltre 20 anni. Interessanti scenari si aprono anche nel futuro, con molecole che potranno essere iniettate una volta ogni 1-2 mesi.

07 DIC - Il 2018 è stato un anno importante per la lotta all’Hiv. Dopo 22 anni dall’approvazione della triplice terapia, l’Agenzia europea del farmaco (e prima di lei quella americana) ha dato il via libera alla commercializzazione di una duplice terapia che si configura come trattamento di mantenimento della virosoppressione. Un importante passo avanti che garantisce una riduzione di costi e tossicità a parità di tollerabilità per i pazienti.
 
La nuova combinazione, targata Viiv Healthcare, prevede una somministrazione orale giornaliera ed è a base di dolutegravir, un inibitore di integrasi con alta barriera genetica, e rilpivirina, un inibitore non-nucleosidico della trascrittasi inversa.
 
“Questo è un anno di svolta – ha commentato Giuseppe Di Perri, professore ordinario di Malattie infettive del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino, al 27° Congresso Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) che si è tenuto sotto la Mole dal 2 al 5 dicembre – Con questo trattamento a due farmaci andiamo a scardinare il vecchio archetipo di triplice terapia, che pure ci ha fruttato molto in termini di gestione delle cure”.  

 
Il virus in cifre
Secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità (Iss), ci sono circa 130.000 persone in Italia che convivono con il virus dell’Hiv, con circa 3.500 nuovi casi all’anno. Nel 2017 le nuove infezioni registrate sono state 3.443, con un picco di contagi tra i 30 e i 39 anni e l’incidenza più alta tra i 25-30enni.
 
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha posto l’eradicazione del virus tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030, ma nel mondo le persone affette restano 37 milioni (circa 800.000 in Europa).
 
Le nuove frontiere terapeutiche
L’approvazione della duplice terapia è un passo avanti fondamentale, ma gli esperti guardano già al futuro.
 
“Attualmente il limite resta l’assunzione a vita della terapia – ha osservato Massimo Galli, presidente Simit e professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano – In sua assenza, il virus ricomincia a replicare. Per questo è importante che il passo successivo, la nuova fase possa portarci modalità di terapie in grado di dare una cura funzionale, bloccando il virus in maniera definitiva consentendo la sospensione della terapia e la restituzione a una vita normale”. 
 “Nel nostro Centro abbiamo sperimentato i cosiddetti farmaci long acting, cioè a lunga durata, che non necessitano di un’assunzione giornaliera, ma possono essere iniettati ogni quattro o otto settimane – ha riportato Giuliano Rizzardini, dirigente medico Uo di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano – Abbiamo sperimentato cabotegravir e rilpivirina e abbiamo risultati eccezionali in termine di adesione da parte dei pazienti: non abbiamo registrato particolari effetti collaterali e dai dati in nostro possesso hanno la stessa efficacia della terapia orale, con il vantaggio di dover assumere il farmaco ogni 1-2 mesi”.
 
Di Perri ha osservato che “in una prospettiva di cura permanente, in cui il paziente invecchia, deve assumere altre terapie, ridurre l’impegno a una sola iniezione ogni 1-2 mesi – e in prospettiva a una all’anno perché è partito un nuovo filone di ricerca in questo senso – apre delle prospettive estremamente interessanti”.

07 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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