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Cellulari. Tossicologi: “Nessun rischio dimostrato per l’esposizione alle radiazioni”

In una recente sentenza il Tar del Lazio ha impegnato i ministeri dell'Ambiente, della Salute e dell'Istruzione ad adottare campagne informative sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless. La Società Italiana di Tossicologia (Sitox) invita a prendere precauzioni, ma evidenzia anche: “Dato l’alto numero di consumatori che utilizzano cellulari per tempi prolungati, gli effetti dovrebbero essere già emersi molto chiaramente in un numero di individui molto significativo”.

18 GEN - Negli ultimi 20 anni è aumentato in modo esponenziale non solo il numero di persone che utilizzano i cellulari (sia adulti che bambini), ma anche il tempo trascorso a contatto con questi dispositivi. Al giorno d’oggi uno smartphone è considerato un oggetto imprescindibile della nostra quotidianità. Il contatto costante di questi dispositivi espone il nostro corpo alle radiazioni a radiofrequenza (RFR) che i cellulari utilizzano per ricevere ed inviare segnali ai ripetitori più vicini. Le preoccupazioni per l’uso del cellulare sono nate proprio per questo motivo, dato che i tessuti a contatto con il cellulare possono a loro volta assorbire l’energia a radiofrequenza utilizzata dai cellulari.

Il principale meccanismo d’azione tra le RFR e il corpo umano è il riscaldamento dei tessuti. Alle frequenze utilizzate dai telefoni cellulari, la maggior parte dell’energia viene assorbita dalla pelle e altri tessuti superficiali, con conseguente aumento di temperatura trascurabile nel cervello o altri organi del corpo.

E mentre il Tar del Lazio, in una recente sentenza, ha impegnato i ministeri dell'Ambiente, della Salute e dell'Istruzione ad adottare campagne informative sulle corrette modalità d’uso di telefoni cellulari e cordless, gli esperti della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) tranquillizzano: “Dato l’alto numero di consumatori che utilizzano cellulari per tempi prolungati, gli effetti dovrebbero essere già emersi molto chiaramente in un numero di individui molto significativo”. Anche se, avvisano: “in attesa di nuovi dati, valgono le precauzioni”.


“Negli anni – illustra la Sitox in una nota - sono stati fatti svariati studi scientifici, sia sperimentali che epidemiologici, per verificare se le onde a radiofrequenza emesse dai cellulari possano essere nocive. Dato che i cellulari vengono tenuti vicino alla testa, i ricercatori hanno concentrato i loro studi sulla possibile relazione tra il loro utilizzo e la comparsa di tumori cerebrali come i gliomi e tumori del nervo acustico come i neurinomi. Inoltre, per via dell’abitudine di tenere il cellulare nelle tasche dei pantaloni, sono stati fatti altri studi per valutare il rapporto con il cancro dei testicoli e delle ovaie. Gli studi sperimentali, come quello del National Toxicology Program sui ratti, hanno prodotto risultati discordanti poiché intensità e le frequenze a cui sono stati esposti gli animali in laboratorio sono difficilmente paragonabili a un utilizzo normale del cellulare”.

“Invece, gli studi epidemiologici retrospettivi e prospettici, come lo studio Interphone, il Danish Cohort Study e altri, non hanno finora mostrato alcun legame tra l’uso del cellulare e i tumori cerebrali, ad eccezione del 10 per cento dei soggetti che hanno usato il telefono in modo molto intensivo. Invece un altro studio prospettico, il Million Women Study, ha mostrato un possibile incremento di rischio per il neurinoma del nervo acustico”.

Alla luce di questi studi, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'OMS (IARC) ha classificato le RFR nel gruppo 2B, tra i “possibili cancerogeni umani”. Invece altre agenzie come l’Environmental Protection Agency (EPA), il National Toxicology Program (NTP) e la Food and Drug Administration (FDA) ritengono che ulteriori ricerche siano necessarie per valutare complessivamente gli effetti e quindi non hanno classificato queste radiazioni come possibili cancerogeni.

La posizione della Sitox è che “In attesa di nuovi dati, possiamo seguire qualche accortezza per diminuire la nostra esposizione alle onde a radiofrequenza degli smartphone. Per prima cosa, dovremo evitare di usare il cellulare per ore attaccato all’orecchio e usare un paio di cuffie o un auricolare Bluetooth. Ovviamente, sono preferibili le cuffie con jack da 3,5 millimetri, perché riducono praticamente a zero l'esposizione mentre gli auricolari Bluetooth comunque producono una minima quantità di onde radio”.

In secondo luogo, continuano gli esperti tossicologi, “nel caso in cui il segnale di rete sia assente o molto basso, sarebbe meglio evitare di tenere Internet accesso. La continua ricerca della connessione dati aumenterà le onde a radiofrequenza prodotte dal dispositivo e aumenterà dunque la nostra esposizione”. Per lo stesso ragionamento è meglio mettere il telefono in uno zaino o una borsa quando stiamo in giro per diverso tempo invece che portarlo nella tasca dei pantaloni.

“È da tenere presente – concludono però gli esperti Sitox - che se l’uso dei cellulari rappresentasse un qualunque pericolo, vista la numerosità degli individui che li utilizzano quotidianamente (miliardi in tutto il mondo) per tempi prolungati (anche ore) gli effetti patologici paventati sarebbero già emersi molto chiaramente in un numero di individui molto significativo”.

18 gennaio 2019
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