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Drospirenone. Smentite le capacità "afrodisiache" del farmaco anticoncezionale

Il dubbio che potesse non avere effetti sulla libido nasceva dalla stessa composizione del farmaco: il drospirenone è un anti-androgenico, ovvero abbassa il livello degli ormoni che regolano il desiderio. E uno studio italiano dimostra che il farmaco riduce addirittura il piacere

25 GEN - Nel 2010 i media l’avevano presentata come la pillola contraccettiva capace di riaccendere il desiderio, come un farmaco quasi afrodisiaco. Ma la definizione dell’anticoncezionale a base di drospirenone, un progestinico ad azione anti-androgenica, ha fatto insospettire qualcuno, che ha voluto vederci chiaro: ecco da dove è partita la ricerca dell’Università di Bologna, pubblicata sulla rivista The Journal of Sexual Medicine, che ha dimostrato che il drospirenone non è affatto uno stimolatore della libido, anzi provoca una diminuzione del numero di rapporti sessuali e ne riduce il piacere.

“Il drospirenone è un anti-androgeno, dunque era contro ogni logica che potesse avere effetto afrodisiaco”, ha spiegato a Quotidiano Sanità Cesare Battaglia, ginecologo dell’Università di Bologna che ha condotto lo studio. Anche nella donna, infatti, gli ormoni androgeni sono associati alla regolazione del desiderio sessuale, quindi la pillola avrebbe semmai dovuto avere l’effetto opposto a quello dichiarato, visto che il suo principio attivo diminuisce il numero di ormoni in circolo.


Eppure, uno studio pubblicato qualche anno fa, e basato su dei questionari somministrati alle donne che usavano tale farmaco, sembrava dimostrare proprio l’effetto positivo sulla libido. “Lo studio precedente si basava solo sulla parte psicologica e non analizzava i cambiamenti morfologici e funzionali a livello genitale”, ha spiegato Battaglia. “L’effetto psicologico possibile è che una donna che non ha più la preoccupazione di rimanere incinta possa cambiare atteggiamento mentale rispetto alla sessualità, che può diventare più libera. Il nostro studio però ha cercato di analizzare non solo gli effetti a livello cerebrale, ma anche i cambiamenti a livello morfologico e di vascolarizzazione dei tessuti”. Il risultato? Sostanzialmente ribaltato rispetto al precedente.

Il campione seguito dai ricercatori dell’Alma Mater era di 21 donne e la ricerca si è svolta in due fasi: sia in quella preliminare che nella seconda verifica dopo 3 mesi dall’inizio dello studio, le pazienti sono state sottoposte a test psicologici per valutare l’atteggiamento, ma anche a ecografia, color Doppler e altre analisi morfologiche dell’apparato genitale esterno.
Dopo tre mesi di assunzione della pillola, la vascolarizzazione vaginale risultava diminuita, così come lo spessore delle piccole labbra della vulva (del 13%) e l’ampiezza dell’apertura vaginale (del 22%). A causa di questi cambiamenti, le donne provavano più fastidio e talvolta addirittura dolore durante i rapporti, con una percentuale maggiore di oltre il 50%. Inoltre, forse proprio per queste modifiche morfologiche dell’apparato genitale, la frequenza dei rapporti sessuali nelle pazienti si era ridotta del 42% e quella dell’orgasmo del 26%. La predisposizione psicologica e l’espressione della sessualità, invece, risultava sostanzialmente invariata.

Chiaramente, precisano i ricercatori, questo non toglie l’efficacia del farmaco come contraccettivo, o anche l’effetto benefico sulla linea che a volte è stato associato al drospirenone. “Pur con i suoi limiti – ha concluso Battaglia - questa pillola contraccettiva resta una delle migliori opzioni per il controllo delle nascite tra le giovani donne”.

Laura Berardi

25 gennaio 2012
© Riproduzione riservata


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