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Apremilast efficace nelle forme moderate di psoriasi e artrite psoriasica

La small molecule, prima (e al momento unica) di tipo orale che inibisce la fosfodiesterasi tipo-4 (PDE4) agendo direttamente sul processo infiammatorio cellulare, sarebbe particolarmente indicata per la Pso moderata e la Psa oligoarticolare. Se ne è discusso in una sessione all’interno del congresso Gisea a Verona

01 APR - Psoriasi e artrite psoriasica sono due patologie particolarmente insidiose e che impattano significativamente sulla qualità di vita del paziente. Da qualche anno è arrivato anche in Italia un farmaco rimborsato per il trattamento delle due malattie. Si tratta di apremilast, una small molecule di Celgene che agisce sul processo infiammatorio cellulare e ha il grande vantaggio della somministrazione orale. Il farmaco si è rivelato particolarmente efficace nel trattamento delle forme moderate delle due patologie, spesso considerate meno gravi dai clinici ma che finora hanno lasciato i pazienti più insoddisfatti.
 
Se ne è parlato a Verona, durante una sessione supportata da Celgene all’interno del congresso internazionale Gisea, l’associazione scientifica no-profit nata per promuovere lo studio dell’artrite precoce, i suoi effetti e la ricerca correlata.
 
“Apremilast ha due vantaggi – ha detto Maurizio Rossini, professore ordinario di Reumatologia all’Università di Verona – Da un lato una certa praticità: trattandosi di un farmaco assumibile per via orale, semplifica di molto la vita ai pazienti. Dall’altro, i minori costi rispetto agli altri approcci terapeutici”.

Questa molecola inoltre non richiede esami di screening o monitoraggio, permettendo così un alleggerimento del carico di attività degli operatori e la semplificazione delle visite.
 
L’artrite psoriasica colpisce circa 250.000 italiani incidendo significativamente sulla qualità di vita di chi ne soffre. Circa il 50% di chi convive con la patologia presenta la forma oligoarticolare, che colpisce cioè meno di cinque articolazioni.
 
Proprio in questa forma della patologia apremilast sarebbe particolarmente efficace. “Finora pensavamo fossero forme meno gravi, ma si è visto che l’impatto sulla qualità di vita dei pazienti è equivalente se non superiore alla forma poliarticolare – ha spiegato Rossini – Probabilmente in questo momento non stiamo ricorrendo ai farmaci più efficaci per questa forma e apremilast è molto promettente”.

Altra patologia in cui apremilast ha dimostrato la sua efficacia è la psoriasi, in particolare la sua forma moderata, quella che interessa una superficie corporea che va dal 3 al 5%. “È una psoriasi spesso vissuta dal paziente come grave, ma trattata in maniera insufficiente dal dermatologo, che tende a somministrare soprattutto farmaci topici che possono essere efficaci nel breve periodo, ma non nel lungo termine e che quindi non soddisfano le esigenze di chi soffre di questo tipo di malattia – ha sottolineato Giampiero Girolomoni, professore ordinario di Dermatologia e Venerologia all’Università di Verona – La disponibilità di farmaci orali poco invasivi, che non richiedono monitoraggio degli esami di laboratorio e che non sono immunosoppressivi, rappresenta senza dubbio un’opportunità molto importante per questi pazienti”.
 
In questa categoria di persone i farmaci sistemici tradizionali o i biologici sono spesso visti come inappropriati per il profilo di sicurezza, la tollerabilità o la via di somministrazione (sottocutanea o intravenosa). Durante la sessione sono stati presentati i dati su uno studio osservazionale retrospettivo condotto utilizzando i flussi sanitari di un campione di Asl distribuite sul territorio nazionale. L’obiettivo era capire il percorso terapeutico e assistenziale dei pazienti con diagnosi di psoriasi o artrite psoriasica che iniziano la terapia con farmaci biologici.
 
“Tra i risultati, abbiamo visto che soprattutto nell’ultimo trimestre pre-attivazione del biologico i pazienti ricorrono con una certa frequenza alle ospedalizzazioni – ha osservato Luca Degli Esposti, economista aziendale e Ceo di Cicon Srl – Andando a vedere le prestazioni effettuate, abbiamo visto che sono accertamenti indicati per l’attivazione del farmaco biologico. Questo tipo di studio è importante, allorché descrittivo, perché ci permette di capire come viene svolta la pratica clinica e quindi consente di ragionare a posteriori se questa corrisponde o meno alle raccomandazioni terapeutiche. Infine, questo tipo di analisi potrebbe essere interessante in un’ottica di nuove molecole disponibili, in particolare small molecules che non richiedono gli accertamenti necessari per i biologici. In questo senso, sarebbe interessante aggiornare questo tipo di valutazione per capire se c’è un impatto al di là del costo del farmaco”.

Michela Perrone 

01 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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