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Aiteb: “Il botulino e il laser insieme per guarire con più efficacia le cicatrici patologiche”

Per il trattamento delle lesioni cicatriziali generalmente il farmaco più utilizzato è il cortisone. Durante il Congresso mondiale di dermatologia a Milano sono stati presentati studi che hanno dimostrato come il cortisone combinato con la tossina botulinica migliora la sua efficacia. Resta una difficoltà nella somministrazione del botulino: la causa è la consistenza troppo solida dei cheloidi che arrivano a “piegare” l’ago dell’iniezione. Il laser può venire in aiuto.

08 LUG - Il botulino, iniettato grazie all’aiuto del laser, è un ottimo alleato per trattare con più efficacia le cicatrici patologiche, quelle che tendono a estendersi anche sulla cute sana che le circonda. Matteo Tretti Clementoni, medico Chirurgo Plastico e Ricostruttivo con specializzazione nell'utilizzo di laser elettromedicali e socio Aiteb, è intervenuto al 24° Congresso Mondiale di Dermatologia di Milano con una relazione proprio sull’uso del laser insieme alla tossina botulinica per il trattamento dei cheloidi, ovvero le lesioni cicatriziali che si formano sulla pelle a seguito di traumi, abrasioni, ferite, ustioni o piercing.

Il medico parte da una premessa: “La tossina botulinica ha il vantaggio di ostacolare la proliferazione di fibroblasti nelle zone della pelle danneggiate da cicatrici, ed è quindi in grado di migliorare clinicamente queste zone. Ma sappiamo anche che la stessa tossina botulinica se iniettata nella pelle sana non causa alterazioni ed è quindi sicura anche laddove ci fosse una imperfezione nella sua somministrazione”.


Per il trattamento delle lesioni cicatriziali generalmente il farmaco più utilizzato è il cortisone, ma, studi scientifici, citati dal medico nella sede del Congresso, hanno dimostrato che il cortisone combinato con la tossina botulinica migliora la sua efficacia. Pur di fronte a risultati incoraggianti resta una oggettiva difficoltà nella somministrazione del botulino, che si fa tramite iniezioni, in questi casi: la causa è la consistenza troppo solida dei cheloidi che arrivano a “piegare” l’ago dell’iniezione.



“Per agevolare il trattamento possiamo ricorrere al laser – spiega Tretti Clementoni – che può servire a fare dei piccoli fori di diverse profondità nella zona da trattare dentro i quali si può applicare il farmaco, il fluido si diffonde e viene assorbito con più facilità. Una tecnica questa, chiamata Ladd, laser-assisted drug delivery e che stiamo sperimentando con risultati oltremodo soddisfacenti”.

08 luglio 2019
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