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L'Italia dei falsi magri: depositi di grasso "nascosti" per 6 milioni di italiani normopeso

Sono infatti tanti i concittadini che non hanno problemi con la bilancia, ma che presentano comunque pericolosi depositi di grasso accumulato. Il problema, secondo gli esperti, è che ci muoviamo troppo poco, meno dei 30 minuti al giorno raccomandati dai medici.

13 MAR - Sembrano magri e invece sono ‘grassi dentro’. Questo l’identikit del 25 per cento degli italiani adulti senza problemi di peso: non hanno nessun conflitto con la bilancia ma sono comunque a rischio cardiovascolare per via di pericolosi depositi di grasso accumulati nel fegato, nelle arterie e intorno al cuore. A fugare le illusioni di quanti credono di essere a riparo perché non afflitti da chili di troppo sono alcuni degli esperti italiani del settore, riuniti a Napoli per il decimo Congresso Nazionale della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), tenutosi dall’8 al 10 marzo. La colpa di questa adiposità nascosta, sarebbe degli stili di vita sbagliati e soprattutto della sedentarietà ormai epidemica.
 
Si tratterebbe infatti di oltre sei milioni di italiani,che senza saperlo hanno un rischio doppio di andare incontro a patologie che riguardano il cuore e una probabilità di sviluppare il diabete da quattro a cinque volte più alta rispetto a chi è normopeso per davvero, dentro e fuori. “Un italiano su tre non fa alcuna attività fisica, il 37 per cento pur muovendosi non arriva comunque ai 30 minuti al giorno cinque volte alla settimana raccomandati dai medici. Soprattutto le persone magre credono che l’unico beneficio dell’attività fisica sia la perdita di peso. Ma non e’ così, le persone in forma hanno bisogno di fare movimento come le altre per stare bene e tenere sotto controllo il colesterolo”, ha commentato Bruno Trimarco, presidente Siprec e docente di Cardiologia presso all’Università Federico II di Napoli. I dati emergono da una serie di studi clinici portati avanti da team italiani e presenti nella letteratura scientifica, rapportati alla popolazione italiana.

Ma come si fa ad accorgersi se si è ‘grassi dentro’? Bastano delle semplici analisi del sangue: “Se i valori di trigliceridi e glicemia sono magari nella norma ma verso il limite superiore e se il colesterolo buono HDL tende ad essere basso allora si può sospettare un accumulo di grassi nelle arterie e altrove, dentro l'organismo”, ha spiegato Giorgio Sesti, docente di Medicina Interna all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. “Il colesterolo HDL è infatti quello che pulisce i vasi dal colesterolo cattivo, portandolo verso il fegato: se cala molto è indice che la bilancia si sta spostando verso l'accumulo dei grassi piuttosto che la loro eliminazione”.
Un ulteriore esame utile è il dosaggio dell'insulina circolante, attraverso cui si può stabilire se c'è insulino-resistenza e quindi un forte pericolo di ammalarsi di diabete. “Una conferma dell'accumulo di grassi a livello viscerale inoltre può arrivare da un'ecografia epatica, esame veloce, semplice e indolore che dimostra facilmente un'eventuale presenza di grassi nel fegato”, ha precisato Sesti.
 
E il rischio, secondo gli esperti, non è dipendente dal genere.Sia uomini che donne possono diventare metabolicamente obesi, ovvero persone che hanno un metabolismo molto simile a quello dei pazienti in forte sovrappeso pur non essendolo. Questi si ritrovano dunque con i valori dei fattori di rischio sballati tanto quanto i pazienti con molti chili di troppo.
La probabilità di essere normopeso ma metabolicamente obesi cresce con l'età e anche con il livello di sedentarietà, mentre non sembra esistere una condizione genetica predisponente. Molto pericoloso pare l'accumulo di grasso sul fegato, organo chiave nel metabolismo: “Il fegato smaltisce i grassi e produce metaboliti buoni, che aiutano a ripulire l'organismo dal colesterolo. Ma in condizioni di sovraccarico, quali la steatosi epatica, produce fattori infiammatori che hanno effetti negativi sull’organismo. Se nel fegato si accumula il grasso, il bilancio si sposta verso una riduzione dei fattori ‘buoni’ e un aumento di quelli ‘cattivi’, con effetti diretti sull'aumento del rischio cardiovascolare”, ha spiegato ancora Sesti. “Il grasso depositato nelle arterie provoca l'aterosclerosi, mentre quello attorno al cuore non ha di per sé un'azione negativa sull'organo, è però un campanello d'allarme molto forte dell'accumulo del grasso viscerale tanto pericoloso per la salute”.
 
Per evitare di avere il metabolismo di un soggetto obeso e condividere dunque i suoi stessi rischi in termini di probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete, la soluzione è semplice: praticare sport.“Il primo passo è iniziare a svolgere regolarmente esercizio fisico: l'attività aerobica, quale la corsa leggera, la passeggiata in bicicletta, il nuoto, brucia per primo proprio il grasso viscerale e il fegato si disintossica velocemente”, ha ripreso il presidente Siprec. “Anche chi  ha solo un po’ di pancetta o comunque il girovita non superiore ai 102 centimetri nell'uomo e gli 88 nella donna – limiti oltre cui la presenza di un problema è certa – dovrebbe praticare almeno tre o quattro volte alla settimana attività aerobica per non accumulare grasso viscerale e smaltire quello in eccesso”. Concludendo poi: “Infine, occorre ovviamente una dieta attenta al consumo di grassi, non necessariamente ipocalorica visto che stiamo parlando di persone senza problemi di sovrappeso: ridurre l'introito di colesterolo e di grassi, soprattutto saturi, è di grande aiuto per diminuire l'accumulo di grasso su fegato, vasi e cuore”.

13 marzo 2012
© Riproduzione riservata


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