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Cambiamenti climatici: quali rischi per la salute in Italia? Il convegno all’Iss con The Lancet


La salute umana e la salute del pianeta sono strettamente connesse. Il cambiamento climatico sta già influenzando la salute della popolazione e influenzerà quella delle prossime generazioni nel mondo e in particolare in Italia. Come? Se ne discute all’Istituto superiore di Sanità, in occasione dell’incontro “The Lancet Countdown, il clima, la salute, le azioni”

27 GEN - I cambiamenti climatici esercitano un impatto notevole, attraverso meccanismi diretti e indiretti, sulla salute umana. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che circa il 20% della mortalità in Europa sia attribuibile a cause ambientali.
 
E i dati del rapporto The Lancet Countdown on Health and Climate Change per il 2019 sull’Italia mettono in evidenza come il nostro Paese sia particolarmente a rischio, ma allo stesso tempo, grazie alla sua posizione geografica e all’estrema eterogeneità meteo-climatica, sia un laboratorio straordinario per poter studiare e mettere a punto strategie e azioni capaci di mitigare e contrastare i cambiamenti climatici.
 
L’incontro “The Lancet Countdown, il clima, la salute, le azioni”, che si è tenuto oggi all’Istituto superiore di Sanità, è stato proprio l’occasione per discutere della situazione italiana e fare un punto sui rischi per la salute, su ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare perseguire l’obiettivo dell’Accordo sul Clima di Parigi.


L’Italia, secondo le stime di The Lancet gode di un triste primato in Europa, è il Paese in cui si sono verificati più decessi a causa delle esposizioni a polveri sottili nel 2016: 45.600 morti, con una perdita economica di oltre 20 milioni di euro. Risultiamo anche tra i Paesi più colpiti da eventi meteorologici estremi, secondo i dati del Climate Risk Index di Germanwatch: nei vent’anni dal 1999 al 2018 si sono verificati 19.947 decessi riconducibili ad eventi meteorologici estremi, che nello stesso arco di tempo hanno causato perdite economiche quantificate in 32,92 miliardi di dollari.

Al di là di questi effetti, diretti ed evidenti, del cambiamento climatico, gli autori del rapporto  sottolineano che “La vita di ogni bambino nato oggi, sarà profondamente influenzata dal cambiamento climatico”. E la Dott.ssa Marina Romanello, data scientist di The Lancet, nel suo intervento, ha spiegato come. Prima di tutto i bambini saranno più colpiti dalle malattie infettive. Il 2018 è stato il secondo anno che climaticamente ha maggiormente favorito la diffusione di batteri, causa principale delle malattie diarroiche e delle infezioni da ferite a livello globale. I cambiamenti climatici e ambientali potrebbero anche aumentare il rischio di malattie trasmesse da vettori in Europa.
 
In Italia, ad esempio, la competenza vettoriale, quindi la capacità di acquisire virus e trasmetterli ad un ospite suscettibile, della zanzara Aedes albopictus per i virus responsabili della febbre dengue, è aumentata del 50% in quasi 40 anni. Questo non vuol dire che ci sono più casi di dengue, spiega Romanello, ma vuol dire che “l’idoneità climatica per il virus sta aumentando in Italia, quindi, a un certo punto, se un vettore (una zanzara), infettato dal virus, arriva in Italia, troverà l’ambiente adatto per trasmettere la malattia”.

Il cambiamento climatico sta anche riducendo in tutto il mondo, il potenziale rendimento agricolo. Il potenziale di produzione del mais è diminuito in Italia del 10% (rispetto al 4% globale) dal 1960, quello del grano invernale del 5%, del grano estivo del 6% e della soia del 7% (rispetto al 3% globale). Parliamo di “potenziale”,  non di una riduzione di ciò che viene prodotto effettivamente, precisa Romanello. Una stima, elaborata dal Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e presentata lo scorso dicembre alla Conferenza sul Clima (COP 25) di Madrid, ha anche previsto per l’Italia un calo nella produttività del lavoro del 13,3% nel settore agricolo e dell’11,5% in quello industriale entro il 2080, proprio a causa del cambiamento climatico.

L’uso di combustibili, responsabile del cambiamento climatico, è anche responsabile dell’inquinamento dell’aria. Nel 2016, secondo le stime dell’Oms, 2,9 milioni di persone nel mondo sono morte prematuramente a causa dell’inquinamento da polveri sottili. Paolo Vineis, docente di epidemiologia ambientale dell’Imperial College of London, sottolinea nel suo intervento come, al di là dei decessi, l’inquinamento atmosferico determina anche un aumento delle ospedalizzazioni, delle visite mediche, degli attacchi d’asma e dei cambiamenti della funzione polmonare e del sistema immunitario. “La salute umana e la salute del pianeta sono strettamente connesse. Vanno perciò incentivati gli interventi in settori come i trasporti, la produzione di energia pulita o l’alimentazione, che migliorano la salute dei cittadini e che contribuiscono di pari passo in modo sostanziale alla mitigazione del cambiamento climatico”.
 
Naturalmente, ciò che bisogna fare per ridurre il cambiamento climatico e intervenire sui rischi per la salute umana, è trovare sistemi alternativi di produrre energia, ha ricordato Romanello. Il rapporto di The Lancet ha mostrato come, nel 2018, l’energia rinnovabile ha permesso la produzione del 45% della crescita della domanda globale di energia elettrica. Un dato promettente, con l’Italia che ha prodotto il 16% dell’elettricità da fonti rinnovabili (un tasso doppio rispetto alla media europea).  “L’Italia ha tutta la capacità tecnologica per raggiungere l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5°C”, ha sottolineato Romanello.

Inoltre, “l’Italia, attraverso il SSN, sta affrontando le nuove domande di salute conseguenti agli effetti del climate change, come ad esempio con il piano di prevenzione sul caldo, con la formazione del personale e con una informazione che renda il cittadino consapevole ed attento nell’affrontare le nuove sfide”, ha spiegato Silvio Brusaferro, Presidente dell’Iss. “In questo contesto l’Iss fa la sua parte, mettendo a servizio della collettività le sue competenze nel ricercare le evidenze scientifiche, nel monitorare i fenomeni, nel suggerire approcci sicuri e idonei a contrastare i numerosi rischi per la salute connessi ai cambiamenti climatici (dalle malattie infettive a quelle mentali, dalle conseguenze dell’inquinamento atmosferico e non alla sicurezza alimentare etc.) e, non ultimo, nel cercare di incrementare le capacità di adattamento”.

27 gennaio 2020
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