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Coronavirus. I pediatri: “Mancano i dispositivi per la protezione individuale. così rischiamo di ampliare il contagio”


Il Presidente della Fimp Paolo Biasci: “Senza mascherina, guanti, occhiali e camice monouso, ci esponiamo al rischio di contrarre la malattia e fungere noi stessi da diffusori a pazienti sani, familiari e rete sociale. Strumenti necessari negli oltre 7000 ambulatori, presidi territoriali di cure primarie per i nostri bambini”

25 FEB - “Mascherina, guanti, occhiali, camice monouso. La Circolare del Ministero della Salute sul Coronavirus contiene linee guida molto chiare per la gestione di un caso sospetto. Eppure questi dispositivi per la protezione individuale mancano negli studi dei 7000 pediatri di famiglia italiani”. La denuncia sulla gestione del Coronavirus è del Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri Paolo Biasci che prosegue “così rischiamo di ammalarci, di diventare veicolo di contagio per persone sane, familiari e rete sociale e di non poter curare i nostri pazienti. Siamo medici di cure primarie, i primi che le famiglie chiamano in caso di un sospetto e non solo. Abbiamo pertanto un ruolo centrale per la stessa sostenibilità dell’intera filiera di trattamento del virus. Chiediamo soltanto di essere messi in grado di assicurarne il contenimento”.

“Abbiamo appreso oggi, dalle parole del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che il Governo sta adottando misure straordinarie e urgenti perché le aziende italiane produttrici di dispositivi di protezione individuale privilegino il fabbisogno interno. Accogliamo con sollievo la notizia – dichiara Biasci – tuttavia rileviamo una grande disomogeneità nella gestione dell’emergenza a livello regionale. Crediamo più che mai necessario e strategico il nostro coinvolgimento in tutti i tavoli di coordinamento”.


“Ribadiamo l’importanza del triage telefonico anche per i bambini – prosegue il presidente FIMP. Va evidenziato che non sappiamo ancora abbastanza sulla trasmissione di questo tipo di Coronavirus e non possiamo escludere che, come spesso accade, chi è in età pediatrica possa essere vettore della malattia, pur senza scatenarla o si trovi in condizioni cosiddette pauci-sintomatiche, ovvero con sintomi scarsi e/o lievi”.

“Invitiamo ad utilizzare in modo intelligente il web – conclude Biasci – e gli strumenti di comunicazione e immediata consultazione che ci offre suggerendo però di affidarsi a fonti certe e istituzionali. Rinnoviamo pertanto l’invito a seguirci su tutti i canali social FIMP dove sono già disponibili le raccomandazioni per le famiglie e per chi porta i bambini in ambulatorio”.

25 febbraio 2020
© Riproduzione riservata


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