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Coronavirus. in Campania sospese fino al 18 marzo le attività ambulatoriali negli ospedali


La misura confermata da una nota della Asl di Avellino che precisa come saranno comunque erogate le prestazioni ambulatoriali urgenti e quelle di dialisi, di radioterapia e quelle oncologico-chemioterapiche. Sui rischi per i medici ambulatoriali e per i pazienti si era esposto Gabriele Peperoni, vice presidente del Sumai: “Siamo pronti a fare la nostra parte, ma non possiamo essere abbandonati al nostro destino”, il suo messaggio.

05 MAR - “Al fine di assicurare il contenimento della diffusione del virus Covid-19, su disposizione della Giunta Regionale della Campania, sono sospese, a decorrere dalla data odierna e fino al 18 marzo 2020, tutte le attività ambulatoriali erogate dai Presidi Ospedalieri “Frangipane” di Ariano Irpino, “Criscuoli” di Sant'Angelo dei Lombardi, comprese quelle erogate dalle Case di Cura Private Accreditate. Vanno fatte salve le prestazioni ambulatoriali recanti motivazioni di urgenza, nonché quelle di dialisi, di radioterapia e quelle oncologico-chemioterapiche. Verranno assicurate all'utenza le attività ambulatoriali presso i Distretti Sanitari dell'Asl di Avellino”. È quanto si legge in una nota della Asl di Avellino, che conferma così la notizia in merito alla sospensione delle attività ambulatoriali nella Regione.
 
Sui rischi per i medici ambulatoriali e per i pazienti si era esposto Gabriele Peperoni, vice presidente del Sumai, che aveva parlato di “situazione disperata e ad altissimo rischio, si sta giocando con il fuoco”. “Quasi tutti i nostri ambulatori - era l’allarme lanciato da Peperoni - sono collocati in vecchi palazzi e non hanno quelle caratteristiche igienico-sanitarie che servirebbero a ridurre i problemi legati alla diffusione del Covid19. Non c’è un’adeguata areazione e nel caso che dovesse venire un paziente contagiato, l’esito sarebbe scontato”.
 
Senza provvedimenti, per il vice presidente del Sumai, avremmo assistito a “una catastrofe annunciata”. Senza proporre sospensioni, Peperoni chiedeva almeno l’applicazione di alcune accortezze: “In primo luogo sarebbe necessario un servizio di portierato, per impedire che al mattino alle 8.00 si ritrovino in ambulatorio anche i pazienti che hanno visita nelle ore successive. In questo modo si potrebbero evitare pericolosi assembramenti nelle sale d’attesa. Inoltre, siamo quasi tutti sforniti della dotazione minima di dispositivi di protezione individuale, non abbiamo mascherine ne gel disinfettante per le mani. Siamo in prima linea, ma troppo spesso inermi contro questo nemico invisibile. Siamo come seduti su una bomba pronta ad esplodere”. “Siamo pronti a fare la nostra parte - era il messaggio di Peperoni -, ma non possiamo essere abbandonati al nostro destino. Non oso immaginare cosa accadrebbe se uno di noi risultasse contagiato, dovremmo mettere in quarantena centinaia di cittadini. Ai  rischi collegati a questa emergenza si aggiunge per tutti noi un doloroso senso di abbandono da parte delle Istituzioni Regionali”.

05 marzo 2020
© Riproduzione riservata

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