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Coronavirus. Sequenziato il “gene N” nei laboratori Aou di Cagliari


Il risultato è stato raggiunto dall’equipe del professor Germano Orrù: “Il sequenziamento serve a livello diagnostico per individuare le particolarità del nostro coronavirus, evitando errori diagnostici”.  Individuato così il paziente zero sardo. Solinas: “È un segnale forte e importante per chi oggi è in trincea”

09 MAR - Il gene N del Coronavirus è stato sequenziato all’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari dall’equipe di Biologia Molecolare del professor Germano Orrù. Una scoperta importante per la ricerca dei farmaci antivirali e per i vaccini, che ha permesso anche di individuare il paziente zero sardo.
 
Orrù guida un’equipe tutta al femminile: le ricercatrici Alessandra Scano, Sara Fais, Miriam Loddo, Giuseppina Palmieri, Carmen del Rio e Rosetta Scioscia e lavora a stretto contatto con il laboratorio analisi dell’Aou di Cagliari, diretto da Ferdinando Coghe.
Il gruppo di scienziati sardi ha incassato le congratulazioni del presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas: “È un segnale forte e importante per chi oggi è in trincea contro il Coronavirus. La Sardegna è unita in questa battaglia e la vinceremo”. Grande soddisfazione anche del direttore generale dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari: “La nostra azienda è orgogliosa di questa scoperta: è una grande speranza per tutti”.

 
“Il Covid 19 – spiega Orrù – contiene circa 30mila basi nucleotidiche, cioè il codice genetico del Coronavirus. Nei laboratori dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari abbiamo sperimento, primi in Italia, un kit diagnostico che è stato anche in grado di rilevare il paziente zero”.
 
Le ricerche sono state effettuate su un sistema diagnostico che è stato battezzato “Caterina” dai biologi molecolari dell’Aou. Ed è proprio grazie a “Caterina”, sulle base anche delle indicazioni del CDC (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta è stato realizzato un kit speciale che ha permesso non solo di scovare il Coronavirus ma anche di studiarlo. “Ogni virus – spiega Orrù – ha una sorta di codice a barre, il codice genetico appunto. Abbiamo costruito questo sistema che ci ha consentito di individuare subito i primi pazienti. Siamo riusciti a realizzare un miniradar che riesce a riconoscere un gene particolare, il gene N, che è il nostro gene bersaglio”.
 
Il codice genetico è stato depositato in GenBank, la banca dati per eccellenza dove vengono depositate tutte le sequenze di tutti gli organismi viventi. “La nostra forza – spiega Orrù – è il la strettissima collaborazione tra biologici e medici, tra chi fa ricerca e i clinici”.
Una scoperta, quella fatta dai ricercatori dell’Aou di Cagliari fondamentale. “Il sequenziamento – dice ancora Orrù – serve a livello diagnostico per individuare le particolarità del nostro coronavirus, evitando errori diagnostici. Il sequenziamento porta a valutazioni dei bersagli che sono ottimi punti di partenza per trovare vaccini e farmaci antivirali”.
 
Orrù non ha dubbi: “La battaglia contro il coronavirus può essere vinta e per farlo la trasmissione delle informazioni è fondamentale. Noi mettiamo la nostra scoperta a disposizione della comunità scientifica mondiale”.

09 marzo 2020
© Riproduzione riservata


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