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Emorroidi per 3,7 mln di italiani. Ma ora con la chirurgia meno dolore e recidive

A renderlo possibile è una suturatrice meccanica circolare ad alto volume, che rimuove più tessuto prolassato. Ridotto sanguinamento e dolore, recupero rapido. Disponibile per ora in pochi centri, in regime Ssn.

18 APR - La malattia emorroidaria è il disturbo anorettale più comune, con una frequenza crescente dopo i 50 anni anche se può insorgere in età più giovanile: secondo i dati della Società italiana unitaria di colonproctologia nel nostro paese ne soffrirebbero oltre 3,7 milioni di persone, in prevalenza maschi. Il dato considera dal I grado di gravità, con lieve prolasso in genere asintomatico, al II, III e IV, con prolasso. “La diffusione effettiva è difficile da stabilire perché molti non si rivolgono al medico e magari si autocurano per mesi senza diagnosi, un grosso rischio”, rimarca Angelo Caviglia, direttore della Struttura dipartimentale di colonproctologia dell’Ospedale San Camillo di Roma, nel corso di un incontro sul tema promosso oggi a Milano.
Che spiega come “il sanguinamento può anche dipendere da ragadi, fistole, altre patologie, compreso il tumore. Altri disturbi della malattia sono prurito, bruciore, gonfiore, dolore in sede anale, piccole perdite di feci”.

Si ritiene che la malattia emorroidaria sia tipica dei paesi occidentali, legata all’alimentazione del benessere povera di scorie e alla sedentarietà. “Forse c’è una predisposizione genetica, per una certa familiarità; aspetti quali scarso esercizio, sollevamento di pesi, cibi irritanti e piccanti, fumo sono solo cofattori, non cause” precisa Giuliano Reboa, chirurgo colonproctologo della Casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi. Coinvolti anche fattori ormonali come in gravidanza.


Tra chi si rivolge allo specialista ed è eligibile alla chirurgia spesso c’è anche timore dell’intervento, soprattutto rispetto al dolore. Una nuova opzione tecnologica rende ora possibile un approccio vantaggioso in termini sia di riduzione del dolore sia di minore sanguinamento, minore rischio di recidive, degenza ridotta e ripresa più rapida delle attività. Si tratta della suturatrice meccanica circolare ad alto volume (CPH34HV) che consente un’evoluzione della prolassectomia, con la quale si asporta solo il tessuto prolassato conservando i cuscinetti emorroidari e la loro funzione: una sorta di “lifting” del canale anale.

La malattia emorroidaria (cioè il prolasso della mucosa del retto con slittamento verso il basso delle emorroidi, cuscinetti vascolari per la continenza fecale) si può curare negli stadi iniziali con terapie farmacologiche, solo sintomatiche, o terapie minimamente invasive; negli altri casi si ricorre alla chirurgia, dalla emorroidectomia tradizionale o aperta, alla prolassectomia con suturatrice meccanica e ora meccanica circolare ad alto volume. “Quest’ultima non modifica la procedura, ma permette di asportare molto più tessuto prolassato, fino a 25 mm3, riducendo così fortemente il rischio di recidiva (studi di valutazione in corso) rispetto all’8-9% dell’altra suturatrice” spiega Reboa, ideatore della modifica tecnologica. “Inoltre la camera trasparente del dispositivo aumenta la visibilità per il chirurgo e il sistema di sutura riduce il sanguinamento, minore anche il dolorepostoperatorio ”. La procedura si attua in anestesia generale o locoregionale; è indicata per emorroidi di II grado avanzato, III e IV grado e prolassi rettali. Il tempo di degenza è 1-2 giorni, quello di recupero dell’attività lavorativa 7-15 giorni.

La nuova tecnica è riconosciuta dal Ssn ed eseguita in strutture ospedaliere specializzate, al momento in numero ancora ridotto: oltre al centro di Reboa e a quello di Caviglia, a Roma l’IDI San Carlo di Nancy, a Pinerolo (TO) l’Ospedale Civile Edoardo Agnelli, a Castel Sangiovanni (PC) l’Ausl di Piacenza Presidio ospedaliero, a Cagliari la Casa di Cura Sant’Antonio. Nel 2012 si stima siano già stati eseguiti circa 700 interventi con la suturatrice meccanica circolare ad alto volume, 5.000 nel mondo. “In Italia sta prendendo il via uno studio multicentrico randomizzato su 190 pazienti con la nuova tecnologia” aggiunge ancora Reboa. “I centri per ora sono pochi e per questo alcuni offrono corsi di formazione; nel nostro centro ne inizierà uno teorico-pratico a maggio”. Positivo anche il fatto che i costi per il Ssn della nuova opzione sarebbero inferiori alle esistenti.

Elettra Vecchia
 

18 aprile 2012
© Riproduzione riservata


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