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Plasma. Dalle Associazioni europee non profit un invito alla Ue: “Dobbiamo arrivare all’autosufficienza” 


Liumbruno (Cns): “Sensibilizzare le istituzioni europee sull’importanza di sostenere anche finanziariamente le strutture che raccolgono plasma senza fini di lucro e da donatori volontari e non remunerati è fondamentale. Il plasma è una ‘risorsa strategica’ in quanto ‘materia prima’ per la produzione di farmaci plasmaderivati salvavita”. Un tema che potrebbe essere al centro del prossimo World Blood Donor Day, che l’Italia ospiterà il prossimo giugno

16 LUG - “Investire di più sul plasma per avvicinarsi all’autosufficienza assegnando fondi dedicati ai servizi trasfusionali senza scopo di lucro impegnati nello sforzo di aumentare la raccolta del plasma”.
È questo l’invito rivolto alla Commissione Europea e al Parlamento europeo, dall’European Blood Alliance (Eba), l’Associazione che riunisce i sistemi sangue dei Paesi dell’Unione Europea e dell’Associazione Europea per il Libero Scambio, che conta 26 membri che complessivamente gestiscono una media di 17 milioni di donazioni all’anno. Un invito lanciato mentre le istituzioni europee stanno negoziando il prossimo bilancio settennale dell’Ue e la Commissione europea ha istituito un ambizioso programma sanitario “EU4Health” per gli anni a venire.
 
È alto il rischio che Paesi come gli Usa, nel pieno del ciclone Covid, potrebbero non garantire più le forniture di medicinali plasmaderivati fin ora offerte agli altri Paesi. Una spada di Damocle per il “sistema sangue” se consideriamo che gli Usa raccolgono il 71% della produzione mondiale totale di plasma da aferesi a fronte di una copertura europea che assicura appena il 10% del fabbisogno mondiale di plasma da aferesi con circa 80mln di litri totali prodotti.

 
“Il Covid-19 ha evidenziato non solo la necessità di un’azione collettiva e rapida sulle sfide comuni affrontate dagli Stati membri dell’Ue – scrive l’Eba – ma anche il valore di sviluppare insieme soluzioni e trattamenti. Stiamo realizzando un progetto, con il sostegno della Commissione europea, sul plasma convalescente Covid-19 come potenziale percorso terapeutico per i pazienti Covid-19. Inoltre, le aziende farmaceutiche stanno lavorando a un promettente trattamento con immunoglobuline specifiche per la malattia. Accanto a questo lavoro e sulla base delle riflessioni che abbiamo condotto negli anni passati – ha aggiunto – è chiaro che l’Unione europea deve raccogliere più plasma per poter soddisfare le esigenze dei nostri pazienti e ridurre la nostra dipendenza da paesi terzi, come gli Stati Uniti. Questo è il ruolo dei servizi trasfusionali senza fini di lucro dell’UE che sono guidati dal principio delle donazioni volontarie e non remunerate, dalla necessità di fare affidamento su una vasta popolazione di donatori di plasma per ridurre il carico dei donatori, dall’obbligo di preservare la sicurezza dei donatori e la qualità dei prodotti per prevenire una ‘concorrenza per i donatori”.
 
Il plasma ricorda l’Eba è un prodotto salvavita per un gran numero di pazienti che dipendono da esso, a volte temporaneamente o più spesso, per tutta la vita. I farmaci plasmaderivati sono essenziali nel trattamento di malattie rare e gravi come deficienze immunitarie, disturbi neurologici e disturbi del sangue. “Riteniamo che i servizi trasfusionali europei senza scopo di lucro – ha aggiunto l’Associazione – saranno essenziali nei piani per aumentare la raccolta del plasma e dovrebbero essere dotati degli strumenti e delle misure giuste per garantire l’autosufficienza a livello europeo”.
 
Da un recente sondaggio realizzato dall’Eba è emerso che il 91% dei 24 sistemi trasfusionali dei Paesi europei intendono aumentare la loro raccolta di plasma e che il 76%, ha in programma di farlo. Il sostegno finanziario in settori quali l’aumento dello spazio e l’accesso alle strutture di raccolta o la comunicazione e il reclutamento dei donatori saranno quindi fondamentali per riuscire ad aumentare la raccolta del plasma in Europa.
Una proposta questa dell’Eba condivisa da Giancarlo Maria Liumbruno, Direttore del Centro nazionale sangue
 
“L’iniziativa dell’Eba volta a sensibilizzare le istituzioni europee sull’importanza di sostenere anche finanziariamente le strutture che raccolgono plasma senza fini di lucro e da donatori volontari e non remunerati è fondamentale – ha affermato Liumbruno – una proposta che se venisse accolta porterebbe benefici anche alle strutture italiane. Un supporto che ci consentirebbe inoltre di facilitare l’accesso alle strutture di raccolta. L’Italia sta infatti portando avanti un Programma nazionale plasma per aumentarne la produzione ed eventuali finanziamenti, anche di matrice europea, sarebbero benvenuti. È indispensabile acquisire un diffuso livello di consapevolezza non solo a livello italiano ma anche europeo che il plasma è una ‘risorsa strategica’ in quanto ‘materia prima’ per la produzione di farmaci plasmaderivati salvavita. Il mercato globale dei farmaci plasma derivati, attualmente, dipende quasi interamente dal plasma raccolto negli Usa, che producono il 64% del plasma totale (da aferesi e da separazione del sangue intero) destinato al frazionamento industriale, rispetto al 16% prodotto dall’Europa. Il raggiungimento e il mantenimento di livelli elevati di autosufficienza nazionale di ‘materia prima’ plasma e Mpd hanno un ruolo strategico ai fini della garanzia di soddisfacimento stabile e uniforme della domanda di Mpd espressa dal Ssn. Più riusciremo a mantenere un equilibrio tra la produzione domestica e la richiesta interna e meno risentiremo delle oscillazioni di mercato. Negli Usa il lockdown ha interessato anche le strutture dove si raccoglie il plasma e nei mesi prossimi è verosimile pensare che si darà priorità alla domanda interna piuttosto che a quella del mercato estero”.
 
Secondo stime internazionale, ha poi ricordato Liumbruno, per rispondere al consumo di immunoglobuline europeo, nel 2018, avrebbero dovuto essere prodotti 14milioni e mezzo di litri di plasma. Ne sono stati prodotti solo 9 milioni, con un deficit quindi di 5 milioni di litri di plasma. “Le stime previsionali per il 2026 – prosegue – segnalano che se il consumo di immunoglobuline continuerà a crescere, come peraltro sta già avvenendo, il deficit potrebbe raggiungere gli 11,5 milioni di litri di plasma. Una criticità che investe tutta l’Europa, in Francia ad esempio il consumo di immunoglobuline è aumentato più che in Italia: noi siamo intorno ad una media di 100 kg per milione di persone, ma in alcune Regioni il consumo è anche maggiore. Il problema è anche mondiale, e potrebbe essere uno dei temi al centro del prossimo World Blood Donor Day, che l’Italia ospiterà il prossimo giugno”.
Insomma ha concluso Liumbruno: “Un trend universale di cui tenere conto. Ecco perché l’iniziativa dell’Eba è importante per tutti gli Stati membri”.


 

16 luglio 2020
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