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Malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Lanciato il progetto “Resilient mothers”


L’iniziativa realizzata da Amici Onlus in collaborazione con Isheo punta ad aumentare la consapevolezza tra le donne con malattia di Crohn o Colite Ulcerosa che la maternità è possibile grazie all’evoluzione del sistema di cura e dei nuovi farmaci disponibili

22 LUG - Ogni donna con Malattia di Crohn o Colite Ulcerosa può diventare madre. E questo è possibile grazie all’evoluzione del sistema di cura e dei nuovi farmaci disponibili. Il desiderio di avere un figlio può essere raggiunto con maggiore consapevolezza e serenità grazie alla collaborazione di team multidisciplinari che affiancano le donne nel momento della pianificazione e del percorso di gravidanza.
Poter ricevere informazioni chiare, conoscere eventuali rischi ed essere accompagnate durante i 9 mesi e dopo il parto, sono gli elementi fondamentali per permettere alle pazienti Mici di non sentirsi abbandonate, in una delle fasi più importanti della vita di una donna. Una distorta e diffusa percezione di rischi, causata dalla non corretta informazione sulle malattie infiammatorie croniche intestinali determina insicurezza e paura, che possono spingere le donne a sospendere la terapia o addirittura a rinunciare alla maternità.
 
A questo punta il progetto “Resilient Mothers: l’arte della maternità nelle Mici ” realizzato da Amici Onlus, Associazione nazionale per la Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino, in collaborazione con Isheo e con il patrocinio della società scientifica Ig-Ibd e Aogoi, firmato dalla fotografa e paziente Chiara De Marchi

L’iniziativa vuole essere testimonianza del valore della vita, trasmesso dalle parole e immagini delle giovani mamme che hanno partecipato al progetto, ma soprattutto una valida fonte di informazioni e indicazioni messa a disposizione da Amici a tutte le future mamme. Il progetto Resilient Mothers ha osservato infatti il percorso delle gestanti e delle neo-mamme affette da Mici e ne ha documentato informazioni e testimonianze per favorire una maggiore consapevolezza per tutte le donne con questa malattia.

Sono stati quindi messi a punto, mediante l’aiuto di un board di esperti guidati da Isheo, strumenti di informazione da diffondere tra le donne con Mici in età fertile. Tra questi, una brochure informativa rivolta a tutte le donne, madri e future madri, con Mici e video interviste alle mamme, raccolte da Amici Onlus.
 
“Resilient Mothers – commenta Enrica Previtali, Presidente Amici Onlus – vuole diffondere un messaggio di fiducia e di serenità a tutte le donne che desiderano diventare mamma, pur soffrendo di una Malattia Infiammatoria Croniche del’intestino. Affrontare una gravidanza è per ogni donna un momento di grande insicurezza e per le pazienti con Mici è maggiormente importante poter ricevere tutte le informazioni utili per assicurare una gestazione il più possibile serena. Amici Onlus attraverso questa iniziativa conferma il proprio ruolo nella diffusione di strumenti e conoscenze a favore delle persone con Mici, dedicandosi in modo particolare a chi necessita di maggior attenzione da parte del sistema di cura, affinché la donna possa essere accompagnata e rassicurata nella sua scelta di diventare mamma”.
 
Attraverso il lavoro svolto da specialisti come gastroenterologi, ginecologi, infermieri, ostetrici, nutrizionisti, psicologi, e alla testimonianza delle mamme, è stato possibile realizzare questa guida per vivere al meglio la gravidanza, e poter pianificare preventivamente una interazione “adeguata” con il centro ospedaliero di riferimento e i relativi specialisti. La speranza è che le informazioni raccolte in questo vademecum contribuiscano a incoraggiare e a far rinascere il desiderio di maternità in tutte quelle donne che l’avevano lasciato andare a causa della loro malattia.
“Da tempo noi gastroenterologi – conferma Marco Daperno, Segretario Generale Ig-Ibd – sappiamo che essere madri, anche con una patologia Mici, è possibile. La scienza e la tecnologia hanno fatto passi in avanti notevoli. Quello che invece notiamo è la resistenza psicologica della potenziale mamma ad affrontare il percorso, per la paura, per la mancanza di corretta informazione. Salutiamo quindi con grande favore questa iniziativa: tutto ciò che concorre a diffondere informazione corretta, scientificamente validata e supportata dalla prassi clinica è assolutamente in linea con l’impegno della società scientifica che rappresento”.

22 luglio 2020
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