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Farmaci. “Aumentano i numeri della povertà”. Intervista a Sergio Daniotti, Presidente della Fondazione Banco Farmaceutico

di Ester Maragò

Stimata una crescita del 30% di persone che chiedono aiuto: chi non può comprare farmaci non potrà acquistare gel disinfettante o Dpi. Il 19 settembre il Banco sarà ricevuto in Vaticano. Il messaggio a Papa Francesco: “Bisogna sempre mettere al centro la persona, ma anche il farmaco deve essere considerato un bene prezioso, da gestire con attenzione, da non sprecare; così come il ruolo svolto dai farmacisti deve essere considerato un supporto essenziale per il bene di tutti”

16 SET - Ben 1.200.306 confezioni di farmaci raccolti per un valore di 15milioni e 648mila euro. Un esercito di 22.200 volontari, 1.859 enti assistenziali convenzionati. E poi 4.944 farmacie e 17.300 Farmacisti schierati per dare il proprio contributo.
Sono questi i numeri dei primi sei mesi di attività del 2020 realizzati dal Banco Farmaceutico, che ha visto aumentare considerevolmente la propria attività benefica rispetto agli anni precedenti.
 
Un anno duro da quando è scattata l’emergenza Covid-19: al tradizionale lavoro di raccolta e consegna di farmaci per gli indigenti, si è aggiunta un’azione di protezione verso medici, infermieri, farmacisti e operatori, da un lato, delle strutture sanitarie impegnate nel contrasto al nuovo Coronavirus, dall’altro, degli enti assistenziali. Sono stati acquistati e consegnati Dpi (mascherine, guanti, tute ecc…), sistemi di disinfezione e apparecchiature, ed è stata sostenuta la ricerca. Un’azione resa possibile dalla rete di aziende farmaceutiche che sostengono il Banco con le proprie donazioni di prodotti farmaceutici, e da 2 raccolte fondi; e, soprattutto, grazie al grande impegno di volontari e farmacisti che hanno contribuito a sostenere questa emergenza sanitaria, sociale ed economica senza precedenti. Un’attività di sostegno che non si può fermare, anzi.

 
Perché, come ha spiegato Sergio Daniotti, Presidente della Fondazione Banco Farmaceutico Onlus in questa intervista, “purtroppo, i poveri sono destinati ad aumentare a causa degli effetti economici dell’emergenza Covid-19; e, per portar loro un reale beneficio, dovremo fare sempre meglio il nostro lavoro. E dovremo essere sempre più bravi a saperlo raccontare”.


Presidente Daniotti, durante l’emergenza Covid avete dovuto intensificare i vostri sforzi per sostenete gli indigenti e non solo. Un anno che vi ha messo a dura prova ed è facile immaginare che il futuro non sarà roseo: chi già era povero andrà incontro ad ulteriori fragilità ed aumenterà drasticamente il numero dei nuovi poveri. Tracciamo un bilancio e cerchiamo di capire quali sono le sfide future
È stato sicuramente un inizio di anno duro nel corso del quale abbiamo però raggiunto tanti obiettivi, anche se per noi l’emergenza continua: chi non ha risorse economiche per comprare farmaci non potrà certo permettersi di acquistare gel disinfettante o dispositivi di protezione individuale. Devo dire che è stato anche un anno eccezionale sul fronte della raccolta fondi. Grazie alle donazioni abbiamo potuto realizzare interventi urgenti in piccoli ospedali, considerando che gli enti di prossimità erano chiusi, e continuare a distribuire aiuti agli indigenti. Per cui, ad oggi, il bilancio in termini di generosità da parte dei privati e delle aziende farmaceutiche è decisamente positivo. In particolare, abbiamo ricevuto due grandi donazioni private, una dedicata alla Lombardia, un’altra al resto d’Italia. E per il futuro continueremo ad avere bisogno di questi contributi essenziali. Vede, sono tante le persone in cassa integrazione e senza lavoro e le prime stime degli enti ci raccontano un aumento del 30% di persone che chiedono aiuto. A dicembre presenteremo in Aifa l’VIII Rapporto sulla Povertà Sanitaria, dedicato a un confronto pre e post Covid e vedremo quali sono i numeri della povertà. Il mio auspicio è che queste stime non vengano confermate.
 
Quanto è importante il ruolo delle farmacie nella vostra azione di sussidiarietà verso gli indigenti?
Le farmacie per noi sono fondamentali. Banco farmaceutico nasce per iniziativa di alcuni farmacisti che aderivamo agli ideali di Don Giussani. La Giornata di Raccolta del Farmaco non sarebbe possibile senza le farmacie e senza i farmacisti che quel giorno rinunciano ai propri guadagni. Essendo, poi, ogni farmacia collegata ad uno o più enti assistenziali, svolgono, tutto l’anno, un ruolo fondamentale nei confronti di chi si prende cura degli indigenti.
Infine, quello che hanno fatto durante la pandemia è sotto gli occhi di tutti: hanno pagato in prima persona, come i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari.

Nuovi progetti che coinvolgono le farmacie?
In alcune città, in via sperimentale, abbiamo avviato il Recupero Farmaci Validi, dando la possibilità ai cittadini di portare nelle farmacie i medicinali che non utilizzano più, purché abbiamo almeno 8 mesi di validità, siano nella propria confezione primaria e secondaria integra, non appartengano alle tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope, e non siano da conservare in frigorifero o ospedalieri. Noi provvediamo a recuperarli e consegnarli agli enti assistenziali. E, anche in questo caso, il farmacista ci dà una grande mano, svolgendo un importante compito di controllo sul rispetto dei parametri.
 
Il prossimo 19 settembre sarete ricevuti in udienza dal Papa. Quale messaggio porterete?
Per noi è un momento di grande gioia. Papa Francesco ci ricorda ogni giorno quanto sia importante la solidarietà e l’essere vicino a chi ha meno. Nella nostra attività cerchiamo di seguire un principio: considerare i soldi e le risorse che raccogliamo non tanto “per” i poveri, quanto “dei” poveri, che consideriamo i nostri “azionisti” di riferimento. Il messaggio che, quindi, porteremo al Santo Padre è che bisogna sempre mettere al centro la persona, ma anche che il farmaco deve essere considerato un bene prezioso, da gestire con attenzione, da non sprecare; perché anche grazie al farmaco che si consente di mantenere in salute le persone. Così come il ruolo svolto dai farmacisti deve essere considerato un supporto essenziale per il bene di tutti.
 
Ester Maragò

16 settembre 2020
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