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Ghebreyesus (Oms): “La Cina ha nascosto i dati al nostro team che ha indagato su origini Covid”

di Stephanie Nebehay e John Miller

Non si placano le polemiche sulla missione dell’Oms in Cina per risalire all’origine del Covid. Ad alzare la voce è ora lo stesso direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, secondo il quale gli esperti cinesi avrebbero ostacolato l’accesso ai dati grezzi da parte dei colleghi dell’Oms.

01 APR - (Reuters) - Sono stati nascosti i dati al team di ricercatori dell'Organizzazione mondiale della sanità che si sono recati in Cina per cercare le origini dell'epidemia di coronavirus. Lo ha detto direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus.
 
Gli Stati Uniti, l'Unione Europea e altri paesi occidentali hanno immediatamente chiesto alla Cina di dare agli esperti indipendenti "pieno accesso" a tutti i dati sull'epidemia cominciata alla fine del 2019.
 
Nel suo rapporto finale, scritto insieme a scienziati cinesi, il team coordinato dall'OMS, che ha trascorso quattro settimane a Wuhan tra gennaio e febbraio 2021, ha affermato che il virus è stato probabilmente trasmesso dai pipistrelli agli esseri umani attraverso un altro animale e che la fuga accidentale dell’agente virale da un laboratorio è "estremamente improbabile".
 
Uno degli investigatori del team ha riferito che la Cina ha rifiutato di fornire i dati grezzi sui primi casi di COVID-19 e ciò ha complicato il lavoro per risalire all’origine della pandemia.

 
"Nelle mie discussioni con il team, gli esperti mi hanno espresso le difficoltà incontrate nell'accesso ai dati grezzi", ha detto Ghebreyesus . "Mi aspetto che i futuri studi includano una condivisione dei dati più tempestiva e completa".
 
L'incapacità della missione dell'OMS di chiarire dove e come il virus abbia iniziato a diffondersi produrrà ancora tensioni sull’origine della pandemia e alimenterà ulteriori interrogativi sulla trasparenza del comportamento della Cina.
 
Gli Stati Uniti, ad esempio, affermano che il Paese asiatico ha nascosto i dati e ha ostacolato le ricerche sul coronavirus e la sua provenienza.
 
Sebbene il team OMS abbia concluso che la fuga di SarS-CoV-2 da un laboratorio di Wuhan sia l'ipotesi meno probabile, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che sono necessarie ulteriori indagini in questa direzione e che ci sarà quindi bisogno probabilmente di nuove missioni in Cina.  "Non credo che la valutazione attuale sia abbastanza ampia", ha detto Ghebreyesus agli Stati membri, "saranno necessari ulteriori dati e altri studi per giungere a conclusioni più solide.
 
Il leader del team dell'OMS, Peter Ben Embarek, ha detto in una conferenza stampa che è "assolutamente possibile" che il virus stesse circolando già nel mese di novembre o di ottobre 2019 nella zona di Wuhan e che si sia quindi potenzialmente diffuso all'estero prima di quanto documentato finora.
 
"Abbiamo avuto accesso a molti dati provenienti da diverse zone, ma non da tutte. Abbiamo infatti avuto difficoltà ad avere i dati grezzi di alcune aree e ci sono molte buone ragioni per questo", ha detto Embarek, citando le leggi sulla privacy e altre normative restrittive. Lo scienziato ha anche dichiarato che il team ha subito pressioni politiche, anche dall'esterno della Cina, ma non è stato costretto a omettere dati dal rapporto finale.
 
L'Unione europea ha definito lo studio "un primo passo importante", ma ha rinnovato le critiche sul fatto che la ricerca sull'origine del virus sia iniziata troppo tardi, che gli esperti siano stati tenuti fuori dalla Cina per troppo tempo e che l'accesso a primi dati sia stato insufficiente.
 
Walter Stevens, ambasciatore dell'UE presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha chiesto in una dichiarazione l’implementazione di nuovi studi con "accesso tempestivo ai luoghi pertinenti e a tutti i dati umani, animali e ambientali disponibili". 
 
Fonte: Reuters Health News

Stephanie Nebehay e John Miller

(Versione italiana Quotidiano Sanità)

01 aprile 2021
© Riproduzione riservata


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