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Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Studio di Fase 3 dimostra i benefici di Mavacamten sullo stato di salute dei pazienti


Mavacamten, potenziale primo inibitore della miosina ha mostrato di migliorare le condizioni di salute rispetto a placebo a 30 settimane nello studio Explorer-Hcm. I dati presentati da Bristol Myers Squibb al 70° Congresso annuale dell’American College of Cardiology’s e pubblicati su The Lancet

25 MAG - Bristol Myers Squibb annuncia una nuova analisi dei dati dello studio di Fase 3 Explorer-Hcm per la valutazione di mavacamten, un inibitore sperimentale first-in-class della miosina cardiaca, nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (oHCM).  I dati sono stati presentati al 70° congresso annuale dell’American College of Cardiology’s (ACC.21), e pubblicati contemporaneamente su The Lancet.
 
La cardiomiopatia ipertrofica (Hcm) è una malattia cronica progressiva in cui l’eccessiva contrazione del muscolo cardiaco e la ridotta capacità di riempimento del ventricolo sinistro possono causare lo sviluppo di sintomi debilitanti e disfunzione cardiaca. Si stima che colpisca una persona su 500, tuttavia in numerosi pazienti non viene diagnosticata e/o è asintomatica. Nei pazienti con Hcm, lo sforzo può portare ad affaticamento o mancanza di respiro, interferendo con la capacità del paziente di partecipare alle attività della vita quotidiana. È inoltre associata ad un maggior rischio di fibrillazione atriale, infarto, insufficienza cardiaca e morte cardiaca improvvisa. La causa più frequente della cardiomiopatia ipertrofica è la mutazione delle proteine del muscolo cardiaco del sarcomero. Si stima che la cardiomiopatia colpisca una persona su 500, tuttavia in numerosi pazienti non viene diagnosticata e/o è asintomatica.
 
A 30 settimane, la variazione del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire Overall Summary Score (Kccq Oss) risultava maggiore nei pazienti trattati con mavacamten rispetto a quelli trattati con placebo, con benefici analoghi in tutte le sottoscale Kccq. Inoltre, rispetto a placebo, una percentuale più ampia di pazienti in trattamento con mavacamten ha raggiunto un considerevole miglioramento, clinicamente significativo (≥20 punti), nel Kccq Oss, 36% [33/92] nel braccio mavacamten vs. 15% [13/88] in placebo. È necessaria una variazione di almeno 5 punti per essere ritenuta clinicamente significativa.
Questi risultati sono stati presentati il 15 maggio nella sessione Featured Clinical Research I (403-09) in Hot Topics Channel.
 
“Il Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire è un questionario a 23 punti malattia-specifico che quantifica i sintomi, la condizione fisica, la funzione sociale e la qualità di vita. Utilizzando questo strumento possiamo dimostrare i significativi benefici clinici per i pazienti trattati con mavacamten nello studio, che sono diminuiti al termine del trattamento – afferma l’investigatore principale dello studio, John A. Spertus, Md, Mph, Clinical Director of Outcomes Research al Saint Luke’s Mid America Heart Institute e Lauer Missouri Endowed Chair e Professor of Medicine alla University of Missouri–Kansas City – questa nuova analisi dei dati dello studio Explorer-Hcm fornisce informazioni importanti sui benefici che l’inibizione di miosina può portare nel miglioramento dello stato di salute dei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva grave, una malattia cronica spesso debilitante”.
 
 
Nello studio di Fase 3, in doppio cieco, controllato con placebo, i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (oHcm) sintomatica (gradiente LVOT ≥50 mmHg e classe Nyha II-III) sono stati randomizzati con un rapporto 1:1 a ricevere mavacamten (n=123) o placebo (n=128) per 30 settimane, seguite da un washout di 8 settimane. Il questionario Kccq è stato proposto al basale e alle settimane 6, 12, 18, 30 e 38. Le variazioni dei punteggi Kccq rispetto al basale sono state analizzate attraverso un modello misto a misure ripetute e responder analyses.
Un totale di 92 pazienti randomizzati a ricevere mavacamten e 88 randomizzati a placebo hanno completato il questionario Kccq al basale e alla settimana 30 (termine del trattamento).
I risultati comprendono:
 
A 30 settimane, la variazione del Kccq Oss è risultata maggiore con mavacamten rispetto a placebo (media ± SD, 14·9±16 vs. 5·4±14; differenza=9·1 (95%CI: 55-12·8; p<0·001), con benefici simili in tutte le sottoscale Kccq.
La percentuale di pazienti che hanno mostrato un cambiamento considerevole (Kccq Oss ≥20 punti) è stata del 36% [33/92] nel braccio mavacamten vs. 15% [13/88] in placebo, con una differenza assoluta stimata del 21% (95% CI=8·8%, 33·4%) e un number needed to treat pari a 5 (95% CI=3, 11). Una variazione di almeno 5 punti è necessaria per essere considerata clinicamente rilevante. Questi valori sono tornati al baseline alla fine del trattamento attivo.
 
Una percentuale maggiore di pazienti nel braccio con placebo ha mostrato assenza di cambiamenti o peggioramenti dello stato di salute alla settimana 30.
“Mavacamten conferma la dedizione continua di Bristol Myers Squibb al miglioramento della vita dei pazienti, in modo particolare di quelli affetti da malattie cardiovascolari croniche come la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva, attraverso le scoperte scientifiche – dichiara Jay Edelberg, Md, Ph.D., head, Heart Failure and Cardiomyopathy Development Bristol Myers Squibb – questa nuova analisi dei dati dello studio di Fase 3 Kccq Oss supporta ulteriormente le evidenze scientifiche che indicano il beneficio di mavacamten nel migliorare le condizioni di salute, i sintomi e la qualità di vita dei pazienti affetti da cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva sintomatica. Siamo impazienti di offrire questa nuova terapia il prossimo anno ai pazienti.”
 
 
Lo studio di Fase 3 Explorer-Hcm di mavacamten nella cardiomiopatia ipertrofica ha arruolato complessivamente 251 pazienti con cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva sintomatica (classe NYHA II o III). Tutti i partecipanti presentavano un gradiente di tratto di efflusso ventricolare sinistro misurabile (LVOT) (a riposo e/o provocato) ≥50 mmHg al basale.
 
L’endpoint primario dello studio era un’analisi funzionale composita disegnata per evidenziare l’effetto di mavacamten sia sui sintomi che sulla funzione. Endpoint secondari erano: le variazioni, dal basale alla settimana 30, del gradiente LVOT post-esercizio, della tensione venosa dell’ossigeno (pVO2), della percentuale di pazienti con un miglioramento di almeno una classe NYHA, e nella misurazione dei patient­reported outcomes. Endpoint aggiuntivi comprendevano le variazioni dal basale alla settimana 30 negli indici ecocardiografici, nei biomarcatori circolanti, nei pattern del ritmo cardiaco e nell’accelerometria.
Mavacamten è un potenziale first-in-class modulatore allosterico orale della miosina cardiaca, in studio per il trattamento di condizioni che hanno come cause fondamentali l’eccessiva contrattilità cardiaca e il ridotto riempimento diastolico del cuore. Mavacamten riduce la contrattilità del muscolo cardiaco inibendo la formazione eccessiva di ponti tra actina e miosina che causano ipercontrattilità, ipertrofia del ventricolo sinistro e ridotta compliance. Negli studi clinici e preclinici, mavacamten ha ridotto costantemente i biomarcatori di stress della parete cardiaca, ridotto l’eccessiva contrattilità cardiaca e aumentato la compliance diastolica.
 

25 maggio 2021
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