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27 MAGGIO 2018
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Basta aggressioni ai medici e basta attacchi alla sanità pubblica

19 APR - Gentile direttore,
da sempre il Sindacato dei Medici Italiani porta avanti la sua battaglia per la sicurezza nei luoghi di lavoro a difesa di tutti i colleghi che operano presso le sedi della ex-Guardia Medica, ora Continuità Assistenziale, e prevalentemente di notte e in presidi isolati, ma anche nelle ambulanze del 118 e nei Pronto Soccorso, e che si ritrovano, spesso, quasi sempre da soli, ad affrontare con maggior frequenza malintenzionati, maleducati e bulli, persone con problemi di alcolismo e tossico-dipendenti, ma anche pazienti psichiatrici, a scapito spesso purtroppo di molti altri pazienti in cerca di cura e assistenza h24.

Finalmente, a seguito di ripetuti eventi drammatici, e anche alla forza della nostra battaglia sindacale, anche il Prefetto di Palermo ha deciso di convocare, domani venerdì 20 Aprile, un tavolo istituzionale per affrontare le problematiche della sicurezza degli operatori sanitari nei presidi invitando anche la Dott. Rosalba Muratori che metterà sul tavolo un pacchetto di proposte (di seguito per punti) e la Dr Marina Rizzo Presidente AIDM Palermo.
 
Inoltre sabato, alle ore 15,30, a piazza Politeama, l’Ordine dei Medici di Palermo ha indetto una manifestazione aperta a Medici, Ordini dei medici, Sindacati, Forze politiche e cittadini di buona volontà a difesa del rispetto dei Medici e del loro diritto-dovere a garantire il diritto ad assistere i cittadini nella massima serenità possibile. Alla manifestazione parteciperà anche l’Assessore alla Salute, Avv. Razza, e lo SMI, come sempre, non mancherà e sarà in prima fila.


È bene ricordare che lo SMI ha denunciato, spesso da solo, la mancata applicazione di quanto previsto in termini di sicurezza e agibilità dei presidi nei vari ACN, la solitudine e l’assenza delle amministrazioni e istituzioni tutte, sorde a qualunque richiesta, a parte qualche sporadica eccezione. Nemmeno gli efferati omicidi di alcune colleghe in Sardegna e Puglia hanno nel passato turbato le coscienze di chi avrebbe potuto e dovuto intervenire a garantire la presenza degli avamposti del SSN.
 
E nonostante la colpevole sottovalutazione di troppi, Istituzioni, Aziende Sanitarie, Regioni e finanche della FNOMeCeO, il fenomeno “violenza contro medici e operatori sanitari” è diventato, anche se tardivamente, virale, coinvolgendo e ha conquistato da qualche giorno anche l’attenzione dell’opinione pubblica.

Come scrivevamo in documento consegnato in audizione dello Smi in Commissione al Senato, lo scorso novembre, dopo aver anche raccolto 30.000 firme di cittadini, sembra quasi, “un bollettino di guerra, lungo questi ultimi 2 anni, quello contro i professionisti che operano nella sanità pubblica, in prima linea sul territorio: nelle postazioni di guardia medica, nei pronto soccorso, nel 118, nei Sert, ma anche negli studi dei medici di famiglia e nelle corsie degli ospedali. Negli ultimi mesi questa escalation ha assunto dimensioni più ampie, una frequenza di aggressioni, spesso anche sessuali e contro donne, che descrivono un fenomeno cronico ed endemico: una vera e propria emergenza sociale che investe i servizi sanitari sul territorio”.

Il 2017 è l’anno della svolta: a seguito della proditoria aggressione di un medico presso il Pronto Soccorso del Vittorio Emanuele di Catania e soprattutto a seguito della tragica aggressione a Trecastagni (Catania) della nostra Serafina Strano, gli eventi finalmente hanno determinato un risveglio delle coscienze.
 
Una manifestazione, quasi spontanea, indetta dallo SMI, ha costretto il prefetto di Catania a ricevere i medici di Continuità Assistenziale e a riunire il Comitato Provinciale di Sicurezza pubblica e l’Azienda sanitaria a mettere in atto tutte quelle misure di sicurezza dei presidi da anni richiesti e mai attuati, pur evitando di consentire la presenza di altri operatori all’interno dei presidi o durante le visite domiciliari.
 
L’Ordine dei Medici di Catania ha dovuto prendere atto del sacrificio e del coraggio della collega aprendo finalmente un fronte in FNOMeCeO e SMI ha martellato Ministeri, Commissioni parlamentari, regioni, stampa in un continuo crescendo, chiedendo tavoli operativi specifici ai Ministeri della Salute e dell’Interno, alla FNOMeCeO.
 
SMI, per primo, ha chiesto l’applicazione delle norme previste per i Pubblici Ufficiali in caso di aggressioni e minacce, ha chiesto maggiore vigilanza e presenza alle Forze dell’Ordine, al Presidente della Regione Siciliana la convocazione dei Prefetti e ha chiesto agli stessi di riunire i Comitati Provinciali per la sicurezza.

Lo SMI Sicilia ha portato avanti questa battaglia tutti i giorni e, nonostante il progressivo aumento degli eventi violenti in tutte le strutture sanitarie, dalle guardie mediche ai P.S., al 118 e finanche nei reparti ospedalieri nonostante la costante presenza di vigilantes, non si lascia intimidire.

Altre regioni, finalmente cominciano a prendere iniziative ed in Puglia, da cui proviene il presidente FNOM Anelli, che con il 26% detiene il primato delle aggressioni in sanità, verificatesi tra il 1984 ed il 2016, il Sindacato maggioritario affianca SMI nella richiesta di riconoscimento dello status di pubblico ufficiale per il personale medico del SSN e quindi dell’applicazione delle norme ad esso correlato.

Anche la Campania si mobilita : gli atti di violenza nei confronti degli operatori sanitari hanno raggiunto una cadenza quotidiana negli ospedali e nei confronti degli equipaggi del 118, e lo SMI ha chiesto spiegazioni a Prefetto e questore di Napoli sull’atteggiamento incomprensibile delle forze dell’ordine durante un intervento del 118 in cui una collega è stata aggredita e picchiata assieme al suo equipaggio per futili motivi.

E finalmente dopo mesi di richieste e appelli da parte dello SMI è partito un tavolo istituzionale presso il Ministero della Salute a cui non sono state invitate le OO.SS., anche se verranno ascoltate, per definire con urgenza e avviare politiche di contrasto alla violenza.

Queste le proposte presentate con pervicacia dallo Smi: le strutture, ora, spesso fatiscenti e inadeguate, sono da modernizzare; maggior controllo del territorio, con le forze dell’ordine integrate con guardie private e con la video sorveglianza; messa in rete di tutte le postazioni e ambulatori; ma soprattutto una legge che sul piano delle pene e della procedibilità renda davvero i medici, pubblici ufficiali.

Tutte misure deterrenti che unite a una campagna di educazione e rispetto, per la sanità pubblica, possono concorrere a interrompere questa spirale drammatica. La situazione di disagio supera ormai i livelli di guardia: tra i medici prevale il disagio e la paura.
Di fronte alle violenze, alcuni invocano la chiusura dei presidi di continuità assistenziale sul territorio, un segnale sbagliato ed inaccettabile che dimostrerebbe l’arretramento dello Stato e che deve essere respinto.

Niente e nessuna motivazione può giustificare la violenza nei confronti dei medici e degli altri operatori; sale d’aspetto affollate e allungamento dei tempi di visita nelle aree di emergenza, allungamento di liste d’attesa, ritardo dell’arrivo dei mezzi di soccorso, richiesta di prestazioni non adeguate, carenza di posti letto ecc. non possono essere pagati da coloro che lavorano per risolvere i problemi di un sistema di cui sono altrettanto vittime.

Lo SMI, al fine di ristabilire un corretto rapporto di cura ed assistenza al cittadino, particolarmente nelle aree di emergenza urgenza, e garantire la sicurezza nei posti di lavoro del personale medico e sanitario tutto chiede:
• Legge a tutela del personale sanitario (Pubblico ufficiale), effettività ed efficacia delle pene per chi aggredisce un professionista del Ssn sul posto di lavoro, nel corso della sua attività, comprese visite domiciliari e interventi di emergenza (arresto immediato in flagranza di reato e processo per direttissima)

• Modernizzazione delle strutture, messa in sicurezza degli ambulatori, tele-sorveglianza, collegati alle forza dell’ordine, servizio di vigilanza, maggiore coordinamento con le forze dell’ordine

• Nessuna chiusura delle postazioni di guardia medica, migliore e più efficiente ubicazione delle sedi con riorganizzazione del servizio e previsione di mezzi e personale di supporto nei presidi e nelle attività domiciliari

• Un vero potenziamento del territorio con ambulatori diagnostici in grado di ridurre gli afflussi alle aree di emergenza-urgenza

• La presenza attiva delle forze dell’ordine negli interventi ad “alta criticità” sul territorio (il NUE112 doveva servire anche a questo, ma la sua istituzione ha peggiorato la situazione)

• Percorsi diagnostico-terapeutici individuati e prestabiliti territorio-ospedale mediati dal 118, con protocolli ben definiti e concordati tra PS, DEA e CO118.

• Triage infermieristico supervisionato da un medico

• Aree di attesa differenziate per i codici rossi e gialli, la prima, e verdi e bianchi, la seconda, questi ultimi affidati ai PPI ospedalieri e/o Ambulatori per codici bianchi.

• Percorsi definiti per i pazienti fragili, anziani e portatori di handicap, soggetti psichiatrici.

• Campagna di informazione e sensibilizzazione con i cittadini, maggiore coinvolgimento degli enti locali

• Commissione di indagine e studio per analizzare e quantificare il fenomeno della violenza nella sanità pubblica e di verifica delle misure di contenimento adottate.
 
Sindacato medici italiani
Regione Sicilia, Segreteria Regionale
 


19 aprile 2018
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