quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Venerdì 10 MARZO 2023
Crisi delle cure primarie, servono soluzioni condivise e attrattive per i medici



Gentile Direttore,
la crisi delle cure primarie e della medicina territoriale richiede urgenti interventi e adeguata programmazione. A febbraio erano pronti i bandi per la copertura delle zone carenti per la medicina generale territoriale e l’Assessore Doria avrebbe voluto cambiare le regole, modificando il rapporto ottimale da 1 a 1.000 a 1 a 1.200 con effetto retroattivo. Questo lo avrebbe esposto a ricorsi. L’iter amministrativo era completo, le zone carenti erano state identificate con dati pronti per essere pubblicati sul BURAS. Tale cambiamento avrebbe messo a rischio la legittimità dell’operazione perché qualsiasi medico, sentendosi leso, avrebbe potuto fare ricorso, col rischio di bloccare i concorsi.

L’innalzamento obbligatorio del massimale da 1.500 a 1.800 ha creato sconcerto e confusione perché peggiora la qualità del lavoro per il medico e dell’assistenza per l’utente. Inoltre, non fa altro che aumentare lo stress lavorativo (burnout) e costringe i medici ad andare in pensione anticipatamente. Causa inoltre l’inasprimento dei rapporti tra Assessore e ASL con la categoria e i sindacati. È auspicabile a breve un accordo tra le parti. Il carico burocratico giornaliero aumenta nonostante le annunciate iniziative mai rese operative. Il sostegno delle forme di associazionismo, infermieri e collaboratori di studio, è rinviato al nuovo accordo integrativo regionale.

Le cure primarie rappresentano il primo approccio del cittadino alle cure e costituiscono il secondo pilastro del servizio sanitario nazionale, dopo gli ospedali che sono il primo. Le zone carenti in Sardegna sono 431; ciò significa che oltre 400.000 persone (un quarto della popolazione della Sardegna) sono senza medico di base e senza accesso alle cure. Da troppi anni il numero di medici in uscita è maggiore di quelli in entrata, lo sarà anche in futuro.

Recentemente sono stati aumentati i posti per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia per la Sardegna: è una buona notizia, ma il provvedimento è tardivo e insufficiente. Purtroppo la programmazione della formazione dei medici e dei sanitari è stata sbagliata e costituisce un’importante causa della mancanza di medici. Non ho mai condiviso il numero chiuso nelle facoltà universitarie, l’accesso deve essere libero e la selezione fatta naturalmente al primo anno del corso di laurea. Oltre che sbagliato e ingiusto, oggi è anacronistico. Anche chi condivide l’accesso programmato deve riconoscere che é stato sbagliato, oggi ne paghiamo le conseguenze. Non siamo in condizioni di pletora medica ma di carenza. La formazione di medici e specialisti è cosa gravosa, abbiamo estremo bisogno di un incremento quantitativo e qualitativo.

L’emergenza sanitaria va affrontata con decisioni ponderate e condivise, evitando contrasti e confusione. Abbiamo estremo bisogno di una seria programmazione della formazione di personale sanitario (medici e infermieri), adeguata alle esigenze della società odierna, delle popolazioni dei comuni sardi. Ben venga anche l’ingresso di personale proveniente dall’estero. Va introdotto l’insegnamento delle cure primarie nella facoltà di medicina, oggi assente, nonostante gli impegni presi a livello internazionale.

La prima Conferenza internazionale sull’Assistenza sanitaria primaria si svolse ad Alma Ata nel 1978, anno di approvazione della legge di Riforma sanitaria n. 833.

Si deve incentivare la formazione nel corso di specializzazione di cure primarie, con adeguati trattamenti equiparati ai corsi universitari. Va data la possibilità ai medici iscritti al corso di lavorare con e acquisire scelte, con contratti di formazione-lavoro. In mancanza di altre disponibilità va garantita la copertura delle zone carenti con i giovani medici neolaureati abilitati all’esercizio della professione.

Francesco Carta
Medico di medicina generale in pensione

© RIPRODUZIONE RISERVATA