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Giovedì 16 NOVEMBRE 2023
Parto prematuro. Ritardare il clampaggio del cordone ombelicale dimezza rischio di morte del bambino

Due nuovi studi internazionali evidenziano l’importanza del clampaggio “ritardato” del cordone ombelicale nei bambi nati prematuri. Aspettare almeno 2 minuti per effettuare questa manovra potrebbe dimezzare la mortalità in questa popolazione di neonati.

Aspettare almeno un paio di minuti prima di ‘clampare’, ovvero di legare il cordone ombelicale al momento del parto, può dimezzare la mortalità dei bambini che nascono prematuri. È la conclusione cui sono arrivati due studi pubblicati da The Lancet, di cui uno condotto da un team di oltre 100 ricercatori guidato da Anna Lene Seidler, dell’Università di Sydney, in Australia. Secondo i ricercatori, ritardare il clampaggio consentirebbe al sangue di fluire dalla placenta al bambino mentre i polmoni si riempiono d’aria, e questo aiuterebbe a facilitare la transizione alla respirazione nel neonato.

“In tutto il mondo, quasi 13 milioni di bambini nascono prematuri ogni anno e, purtroppo, quasi 1 milione muore poco dopo la nascita”, sottolinea Anna Lene Seidler.

A livello internazionale le linee guida su quando legare il cordone ombelicale non sono univoche. L’Oms per esempio, raccomanda di clampare non prima di un minuto dalla nascita per migliorare la salute e la nutrizione materna infantile. Anche il National Institute for Health and Care Excellence (NICE) britannico segue queste indicazioni, mentre per i bambini prematuri, che necessitano di rianimazione, la stessa Oms raccomanda invece il clampaggio immediato.

I ricercatori hanno contribuito alla creazione di un database ampio, con oltre 60 studi comprendenti più di novemila bambini. Nel primo studio è stato osservato che ritardare di 30 secondi o più il clampaggio può ridurre di un terzo il rischio di morte nei bambini prematuri rispetto al clampaggio immediato.

Il secondo studio, invece, che ha coinvolto 6.094 bambini, ha evidenziato come aspettare due minuti prima di legare il cordone del bambino prematuro possa ridurre il rischio di morte rispetto a un’attesa inferiore. “Stiamo lavorando affinché questi risultati siano inclusi nelle linee guida aggiornate e nella pratica clinica, nel prossimo futuro”, conclude Seidler.

Fonte: The Lancet 2023

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