quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Venerdì 10 GENNNAIO 2014
Farmacia. Liebl (ex Pgeu): “Contro la disoccupazione serve ‘il numero chiuso’ nelle Università”

Intervista  di fine mandato al presidente uscente della Federazione europea dei farmacisti: “Abbiamo rilanciato l’immagine della farmacia italiana in Europa”. Ma la crisi morde, e secondo Liebl, andrebbe seriamente considerata l’idea di inserire il numero chiuso anche nelle Facoltà di farmacia.

È finito l’anno di presidenza italiano alla guida della Pgeu, la Federazione europea dei farmacisti. Ma per il presidente uscente Maximin Liebl, presidente dell’Ordine provinciale dei farmacisti di Bolzano, continua il lavoro per il rilancio della farmacia italiana in Europa. Liebl resta, infatti, il delegato della Fofi nella Pgeu. Un impegno che oggi può contare anche sulle conoscenze acquisite nel corso di questo ultimo anno alla guida dei farmacisti europei.

In questa intervista, il bilancio di Maximin Liebl sulla presidenza del Pgeu e sul futuro dei farmacisti italiani.

Presidente Liebl, come è andato questo anno alla guida della Pgeu?
Molto bene. È stata un’esperienza importantissima, che mi ha permesso di approfondire molti aspetti della professione.

C’è qualcosa del suo mandato di cui è particolarmente soddisfatto?
Sicuramente il fatto di essere riuscito a rilanciare l’immagine del farmacista italiano di fronte ai colleghi europei. Purtroppo, per alcuni anni non siamo stati molto presenti a livello internazionale, ma credo di potere affermare con certezza di avere, in questo ultimo anno, compensato ampiamente le mancanze degli anni passati e di avere dato al farmacista italiano il giusto rilievo che merita.
Con grande soddisfazione abbiamo anche assistito all’approvazione della direttiva sulle qualifiche professionali, all’interno della quale siamo riusciti a introdurre nuove e importanti competenze per i farmacisti europei.

Il mandato alla presidenza della Pgeu dura un solo anno. Non è un po’ poco per realizzare progetti?
È una questione su cui si discute da tempo. Una durata così breve ha dei vantaggi e degli svantaggi. Lo svantaggio è quello di cui parlava, cioè il fatto che un anno passa così in fretta che è difficile avviare dei progetti e portarli a conclusione. D’altra parte la durata di solo un anno permette a tutti i Paesi che fanno parte della Federazione, che sono oltre trenta, di ottenere la presidenza in un arco temporale non troppo lungo. Il rischio di un mandato lungo è quello di tagliare fuori i Paesi membri meno forti, cosa che non vogliamo accada. Per questo ogni volta che ci si pone la domanda sull’opportunità di allungare il mandato, si finisce per confermare la durata di un anno.

Quando è nata la Pgeu?
Siamo stata una delle prime Federazioni di professionisti a vedere la luce in Europa. La Pgeu è stata istituita 54 anni fa e l’Italia ne ha assunto la presidenza 7 volte. Il nostro Paese è stato tra i soci fondatori della Pgeu, che è partita con un numero di Paesi membri limitato, circa 8, per poi crescere nel tempo insieme all’Europa stessa.

Considerata la brevità del mandato, sicuramente avrà lasciato qualche progetto incompiuto. C’è ne è uno che le dispiace particolarmente di non avere portato al traguardo?
Ad esempio avrei voluto portare a compimento la direttiva per la lotta alla contraffazione dei farmaci, che prevede importanti regole riguardanti la tracciabilità. Siamo stati coinvolti in modo molto importante su questo progetto, insieme alle federazioni europee dei produttori di farmaci e dei grossisti. L’obiettivo è quello di garantire la sicurezza, ma anche di trovare una soluzione efficace e snella per non costringere il farmacista a subire un carico di lavoro eccessivo a causa di questo processo di verifica e tracciabilità. Anche perché si tratta di tempo tolto all’assistenza.

Al di là dell’immagine del farmacista, come esce la farmacia italiana dal confronto con le condizioni di lavoro negli altri Paesi europei?
Non siamo messi male, ma indubbiamente in Inghilterra, in Germania e nei Paesi Scandinavi la professione gode di un livello di considerazione molto più alto e di migliori condizioni generali di lavoro, che comportano anche stipendi più alti. In quei Paesi i farmacisti hanno già iniziato ad erogare nuovi servizi e prestazioni, anche l’aggiornamento professionale è più qualificato. In generale la farmacia del nord Europa offre molti più servizi e professionalità di quanto non avvenga nei Paesi latini. Ma nel corso del mio mandato ho avuto modo di sottolineare a tutti il grande salto in avanti che sta facendo la farmacia italiana, che presto non avrà nulla da invidiare agli altri Paesi.

La crisi non è arrivata in quelle farmacie?
La crisi è arrivata ovunque. Basta pensare che lo scorso anno, in Germania, sono state chiuse circa 500 farmacie. Ma in Italia e nei Paesi latini la situazione è indubbiamente più grave.

Quanto alla disoccupazione?
In Italia è sicuramente un problema. In Europa stiamo invece assistendo al problema inverso. In Paesi come la Germania e l’Inghilterra si inizia ad avvertire la carenza di farmacisti. Dal nostro punto di vista, possiamo considerarla un’opportunità. Stiamo infatti lavorando ad accordi per offrire ai nostri giovani farmacisti la possibilità di lavorare in questi Paesi.

A parte la fuga all’estero, come si può fermare il problema della disoccupazione in Italia?
Bisogna investire sulla farmacia. Ma credo che sia necessario avviare anche un’analisi del fabbisogno, finora mancata. Dalle nostre università sono usciti sempre più farmacisti, ma nessuno ha considerato il fatto che non vi erano posti per occuparli. Oggi assorbire il numero di farmacisti nel mondo del lavoro è impossibile. Se non si vuole perpetuare in questa situazione, credo sia imprescindibile inserire il numero chiuso anche nelle facoltà di Farmacia. Non possiamo illudere i nostri ragazzi già sapendo che non ci sono prospettive di lavoro.

Cosa ne farà, ora, dell’esperienza alla guida della Pgeu?
La mia esperienza di presidente si è conclusa, ma non il mio impegno all’interno della Pgeu, dal momento che resto il delegato Fofi in Europa. Ma il mio impegno non andrà solo in direzione europea. Nel corso di questo anno ho conosciuto tante realtà e imparato molto. Il mio impegno sarà anche quello di portare i risultati di questa esperienza all’interno dell’Italia, per rendere la nostra farmacia sempre più avanzata e adeguata ai migliori livelli europei.
 
Lucia Conti

© RIPRODUZIONE RISERVATA