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Giovedì 12 FEBBRAIO 2015
Medicina di genere. Spi-Cgil: “Entri in Piano sanitario nazionale e in quelli regionali”

Per i pensionati della Confederazione “non basta sollecitare l’attenzione, ma servono azioni concrete”. Tra le proposte lo stanziamento di risorse per lo sviluppo della ricerca, più formazione degli operatori e informazioni ai cittadini.

Inserire la Medicina di genere nel Piano sanitario nazionale e in quelli regionali, stanziare finanziamenti specifici per lo sviluppo di una ricerca scientifica, medica e farmacologica che tenga in considerazione le differenze tra i sessi, formare medici e operatori sanitari e informare i cittadini. Sono queste alcune delle proposte avanzate oggi dallo Spi-Cgil nel corso di una iniziativa di due giorni che si sta tenendo a Roma dal titolo “La medicina della differenza. La sfida della salute di genere”.
 
“Non basta sollecitare l’attenzione sul tema della Medicina di genere – ha dichiarato la responsabile del Coordinamento donne dello Spi-Cgil Mara Nardini – ma servono azioni concrete. Per questo chiediamo al Ministero della Salute che questa disciplina sia inserita a pieno titolo nel Piano sanitario nazionale e in tutti quelli regionali, che si investa sulla ricerca sia pubblica che privata e che si dia vita a specifici programmi di formazione professionale per i medici e per gli operatori sanitari”.
               
“La Medicina di genere – ha continuato Mara Nardini – può consentire azioni di prevenzione, di diagnosi e di cura più efficaci e appropriate per tutti, non solo per le donne. E può portare ad una maggiore efficienza della spesa sanitaria. E’ per questo che riteniamo indispensabile che la sua affermazione diventi una priorità delle istituzioni e di tutti i soggetti che operano nel settore”.

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