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Lunedì 11 MAGGIO 2015
Farmacie. Pace (Fofi): “Ripensare un sistema basato su 18mila micro imprese. Dobbiamo uscire da modello individualistico”

Così il segretario Fofi fa una bilancio della seconda edizione della manifestazione patrocinata dalla stessa Federazione. Ad imporre un ripensamento del sistema sono diversi fattori: dai bisogni di salute alla programmazione sul territorio, fino alla stessa sostenibilità economica delle farmacie. "La rappresentanza professionale deve operare perché i farmacisti stessi diano un impulso decisivo all’aggregazione ".

“Dobbiamo abbandonare il modello esasperatamente individualistico che contraddistingue la farmacia italiana. Mi sembra questa una delle prime conclusioni che dobbiamo trarre dall’attuale evoluzione della sanità italiana, comprese le novità del DdL Concorrenza, ed è anche una delle idee guida che hanno mosso il dibattito nel corso di FarmacistaPiù”. Così Maurizio Pace, segretario della Fofi, a bilancio della seconda edizione della manifestazione patrocinata dalla stessa Federazione.

“Sia i bisogni di salute del cittadino, sia le esigenze di programmazione sul territorio del Ssn, sia infine la sostenibilità economica delle stesse farmacie impongono di ripensare un sistema basato su 18 mila micro e mini-imprese con un’attività per così dire personalizzata - prosegue Pace -. Se vogliamo che la farmacia di comunità venga coinvolta nell’assistenza territoriale dobbiamo essere in grado di offrire prestazioni standardizzate, riproducibili e, prima di tutto, certificate. Oggi ci si deve rapportare ai servizi sanitari regionali offrendo loro prestazioni sanitarie che abbiano dimostrato la loro efficacia ma garantendo anche che gli assistiti possano accedervi facilmente e per fare questo è necessario aggregare un numero di farmacie adeguato. In questo senso si può vedere un ruolo per catene e cooperative, ma anche per i contratti di rete, in cui le singole farmacie conservano la loro indipendenza ma condividono lo sviluppo di alcuni obiettivi. Un contratto che si può attivare per funzioni di base come gli acquisti o la logistica ma che potrebbero applicarsi anche all’erogazione di prestazioni professionali. Un sistema in analogia con i contratti interprofessionali che la legge HPST ha previsto in Francia per la loro versione della farmacia dei servizi”.

Una novità per l’Italia? “Sì, ma fino a un certo punto - spiega il segretario Fofi -. La Federazione degli Ordini, nell’affrontare la l’implementazione dei servizi professionali in Italia con la sperimentazione dell’I-MUR, ha basato il suo approccio su questa sequenza: identificazione di una procedura standard, formazione del professionista, validazione sul campo del risultato e diffusione di queste conoscenze. Non esiste un’altra via se vogliamo candidarci per la presa in carico di pazienti anche 'difficili' sul territorio: per restare alle esperienze trattate a FarmacistaPiù, abbiamo visto che temi come il dolore neuropatico o il reflusso gastroesofageo richiedono un intervento complesso del farmacista e soprattutto una risposta coerente da parte di tutti i protagonisti della presa in carico. Standardizzare non significa mortificare le capacità individuali, ma dare una base di perché queste si esprimano. Per questo ho lanciato la proposta di creare un tavolo con tutte le realtà associative , a cominciare da Federfarma Servizi, in cui affrontare questi temi”.

Una via per chiudere la strada alle catene? “Non si tratta di chiudere la strada a nulla: vedremo quale aspetto assumerà il DdL al termine del suo iter. Una volta che ci siano trasparenza sull’origine dei capitali che entrano nel servizio farmaceutico, e fatta salva l’autonomia professionale del farmacista, possono coesistere forme societarie differenti. Ma è evidente che la rappresentanza professionale deve operare perché i farmacisti stessi diano un impulso decisivo all’aggregazione e che il modello vincente è quello che propone risposte efficaci ed efficienti per tutto il suo bacino d’utenza. Se l’esame di Stato spetta all’Ordine, credo sia venuto il momento anche di pensare a un accreditamento dei servizi professionali – la pharmaceutical care - che si andranno a offrire e la Federazione deve essere parte attiva in questo processo”, conclude Pace. 
 
(Red)

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