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Sabato 16 MAGGIO 2015
Parto. Gli anestesisti sempre più coinvolti. Dal parto indolore alla valutazione del rischio

Gli anestesisti sono sempre più coinvolti nella cura della donna al momento del parto e svolgono un ruolo fondamentale: dall’informazione e diffusione del parto sereno e senza dolore, alla valutazione per parto-analgesia e taglio cesareo ma non solo. Il punto in un incontro della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensive (Siaarti).

La sicurezza della donna: prima responsabilità dell’anestesista in sala parto. E’ quanto emerso oggi nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva alla quale sono intervenuti: Massimo Antonelli, Presidente Siaarti; Danilo Celleno, Coordinatore Siaarti gruppo di studio anestesia e analgesia in ostetricia; Giorgio Capogna, Primario di Anestesia e Rianimazione presso la Casa di Cura Città di Roma; Ida Salvo, Direttore Anestesia e Rianimazione ospedale dei bambini Milano – Buzzi; Serena Donati, ginecologo ed epidemiologa del reparto salute della Donna e dell’età evolutiva dell’Istituto Superiore di Sanità.  
 
Gli anestesisti sono sempre più coinvolti nella cura della donna al momento del parto e svolgono un ruolo fondamentale esercitando la propria attività in molteplici campi: informazione e diffusione del parto sereno e senza dolore; valutazione per parto-analgesia e taglio cesareo; valutazione delle gravide a rischio per comorbidità (obesità, cardiopatia); valutazione di donne a rischio per patologie associate alla gravidanza (gestosi severa, HELLP syndrome); analgesia in corso di travaglio e di parto vaginale (peridurale o combinata spino-peridurale, farmacologica per via parenterale, per via inalatoria); anestesia per taglio cesareo e per revisioni della cavità uterina; trattamento del dolore acuto postoperatorio e cronico postpartum; trattamento delle emergenze (shock emorragico, eclampsia); ricovero in terapia intensiva. Una moltitudine di campi dunque che comporta maggiori responsabilità sulla sicurezza.
 
La realtà italiana è caratterizzata da un’estrema parcellizzazione dei punti nascita: quelli con un numero di parti inferiori a 500, privi di una copertura di guardia medico-ostetrica, anestesiologica e medico-pediatrica attiva 24 ore, rappresentano ancora una quota intorno al 30% del totale e sono presenti, in particolar modo, nell'Italia centrale e meridionale. La Conferenza unificata Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, pubblicata come documento nel 2011 così recita“…si raccomanda di adottare stringenti criteri per la riorganizzazione della rete assistenziale, fissando il numero di almeno 1000 nascite/anno quale parametro standard a cui tendere, nel triennio, per il mantenimento/attivazione dei punti nascita. Sulla base dei riferimenti legislativi che prevedono la riorganizzazione dei punti nascita a livello nazionale su due livelli, il Gruppo di studio della Siaarti ha di recente pubblicato una serie di indicazioni utili all’organizzazione di Unità di Anestesia Ostetrica. Nel documento sono indicate le caratteristiche strutturali e impiantistiche delle sale parto/travaglio oltre che del blocco operatorio sulla base delle più recenti raccomandazioni di Società Scientifiche internazionali. Nel testo sono inoltre elencati i campi di attività e le responsabilità dell’anestesista ostetrico e non da ultimo gli standard di sicurezza, validi sia per i centri di I che di II livello. Nel corso degli interventi è emerso inoltre che in Italia solo alcune Regioni hanno ritenuto opportuno accollarsi gli oneri di spesa per garantire alle donne l’analgesia per il travaglio e il parto 24 ore su 24.

 
Sembrerebbe che nel nostro Paese ancora coesisterebbero alcuni ospedali di eccellenza che offrono l’analgesia in regime convenzionale 24 ore su 24 registrando richieste oltre il 90% delle partorienti, accanto ad altri, e sarebbero la maggioranza, in cui tale opzione terapeutica verrebbe garantita saltuariamente e con difficoltà: per mancanza di fondi ad hoc, di una identificazione LEA e di un DRG specifico. Già nel 2001 il Comitato Nazionale di Bioetica aveva definito l’analgesia epidurale il “mezzo che la medicina offre per compiere una libera scelta e per realizzare un maggior grado di consapevolezza e di partecipazione all’evento parto” (La Terapia del Dolore: Orientamenti Bioetici. Comitato Nazionale per la Bioetica, 30.03.2001). Nello stesso documento era stato poi riconosciuto che “il diritto della partoriente di scegliere un’anestesia efficace dovrebbe essere incluso tra quelli garantiti a titolo gratuito nei livelli essenziali di assistenza”. In Italia spesso le richieste delle partorienti interessate all'analgesia sono disattese. Nel 2011 è stato sottoposto a epidurale il 20% delle partorienti, percentuale modesta a confronto con altri Paesi europei. In Francia, per esempio, già nel 2003 l'epidurale era praticata nel 75% dei parti, in Spagna nel 60%.

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