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Lunedì 31 AGOSTO 2015
Sicilia. Attivati corsi di laurea di area sanitaria a gestione rumena. Sigm e associazioni studenti: “Miur intervenga subito per bloccarli”

La prima facoltà straniera di medicina verrebbe attivata grazie a una convenzione firmata a Palazzo d'Orleans in seguito a un'inizitiva promossa dall'Università rumena privata "Dunarea de Jos" in collaborazione con la Fondazione Proserpina. Secondo gli studenti si tratta “di un chiaro espediente per aggirare le maglie dell’accesso programmato, senza alcuna ricaduta positiva per il territorio e per il sistema salute”. 

L'Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) aderisce all'appello rivolto al Miur ed al Ministero della Salute dal Coordinamento delle Associazioni e dei rappresentanti di medicina siciliani al fine di bloccare l'annunciata attivazione in Sicilia di corsi di laurea universitari di area sanitaria ad opera dell'Università rumena privata "Dunarea de Jos" in collaborazione con la Fondazione Proserpina. La prima facoltà straniera di medicina verrebbe infatti attivata grazie a una convenzione firmata a Palazzo d'Orleans tra l'assessorato Sanità e il rettore dell'ateneo statale della Romania Dunarea De Joso di Galati.

I locali sono stati messi a disposizione dall'ospedale di Enna. Altre aule ancora sono in costruzioni e 13 sono già state ultimate con i fondi dei rumeni, altre ancora verranno realizzate grazie alle tasse d'iscrizione. Le tasse saranno, orientativamente, tra i 9 e i 10 mila euro per la facoltà di medicina, tra i 4 e i 5 mila per le professioni sanitarie. In palio ci saranno 60 posti per medicina e 60 per professioni sanitarie, tra cui anche il corso in infermieristica.

“Chiediamo un immediato intervento del Miur e del Ministero della Salute – si legge in un comunicato congiunto di Sigm, rappresentanti di medicina e giovani medici siciliani - Nell’ambito delle proprie prerogative, al fine di bloccare l’avvio di tali corsi. Trattasi, infatti, di un chiaro espediente per aggirare le maglie dell’accesso programmato, senza alcuna ricaduta positiva per il territorio e per il sistema salute, per di più prevedendo una salata retta di iscrizione a dei corsi a gestione privatistica, ma che si potranno avvalere di strutture pubbliche. Seri dubbi, infatti, emergono ad esempio circa l’attendibilità della procedura di selezione on line per l’accesso, annunciata dai promotori dei corsi: chi autenticherà l’identità del candidato e come sarà possibile escludere che le prove non vengano espletate in maniera collettiva?”.

Bersaglio delle critiche anche l’atteggiamento dell’amministrazione regionale siciliana, considerato “schizofrenico perché da un lato, compartecipa alla definizione del numero programmato e, dall’altro, offrendo la fruizione delle proprie aziende sanitarie pubbliche a dei provider non pubblici, sostiene l’iniziativa di una università straniera che amplia il numero degli aspiranti medici, creando un pericoloso precedente con potenziali ripercussioni in tutto il Paese. Sarebbe il colmo, poi, qualora ci trovassimo di fronte ad un’operazione non a costo zero per la Regione, come è lecito pensare in relazione al coinvolgimento delle Aziende Sanitarie, dopo che il Governo Crocetta ha posto fine, colpevolmente, al finanziamento di contratti aggiuntivi regionali per i giovani medici siciliani aspiranti specializzandi. - dichiarano gli studenti de lCoordinamento delle Associazioni e dei Rappresentanti di medicina siciliani - Né appare chiara la posizione dell’Università “Kore” di Enna che dichiara di non essere parte dell’iniziativa, ma che al contempo sottoscrive la citata convenzione e fornisce la fruizione dei propri locali”.

Il timore paventato è che se l’iniziativa della Fondazione Proserpina andasse a buon fine si aprirebbe la strada ad “una vera e propria invasione straniera nel campo dell’erogazione dei saperi sanitari in Sicilia ed in Italia. Infatti, il numero dei posti nei corsi di laurea messi a disposizione dalla filiale rumena, con addirittura una previsione di raddoppio per il successivo anno accademico, non rientra nel fabbisogno di medici definito per il nostro Paese e ne altera in potenza gli effetti benefici”.

In questi anni, è stata richiamata più volte l’attenzione da parte dei Giovani Medici (Sigm e Comitato Aspiranti Specializzandi) e degli studenti di medicina in merito all’assoluta necessità di pianificare il numero di ingressi al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, “in previsione sia dei nuovi scenari di salute e dei nuovi assetti organizzativi della sanità, sia in ragione del gap (in costante aumento negli anni) tra il numero dei laureati ed il numero dei posti disponibili nelle scuole di specializzazione e nei corsi di formazione specifica in medicina generale (la cui frequenza consente di conseguire dei titoli indispensabili per lavorare nel Ssn). E’ noto, inoltre, che per diventare medici sono necessarie plurime esperienze sul campo, anche in strutture sanitarie altamente specializzate, assumendo la capacità di gestire casi clinici e chirurgici autonomamente, cosa impensabile che possa avvenire appoggiandosi esclusivamente in strutture di primo livello ed in un sistema soprassaturo di professionisti”.

Sulla base di questi elementi e di queste considerazioni “è lecito attendersi che, come già accaduto per analoghi corsi tenuti in altre nazioni dell’Est Europa, gli studenti in una seconda fase potranno chiedere il trasferimento presso le università italiane e potranno essere ammessi senza svolgere il test d’accesso nazionale, qualora l’università ricevente renda disponibili dei posti. Gravi sarebbero, pertanto, le ripercussioni sia sulla formazione dei futuri medici, che sulla qualità delle cure erogate e quindi sulla salute dei cittadini. Stupisce a tal proposito anche la mancata presa di posizione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO). - concludono gli studenti del Coordinamento delle Associazioni e dei Rappresentanti di medicina siciliani - Ribadiamo con forza l’esigenza di mantenere, e se possibile migliorare, l’attuale sistema di accesso programmato a medicina ed ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, secondo le regole in adozione in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, assecondando il trend in discesa del fabbisogno di accessi a medicina, come definito per il corrente anno accademico dal Ministero della Salute, di concerto col MIUR e le Regioni”.
 

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