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Giovedì 26 NOVEMBRE 2015
Violenza sulle donne. Ostetriche: “In gravidanza mina anche la salute del feto”

Figli a rischio anche dopo la nascita: "Il partner che abusa della madre ha tra il 40 e il 60% di probabilità di avere comportamenti violenti con i figli”, spiega la Società italiana di Scienze ostetrico-ginecologico-neonatali. Che sottolinea il ruolo fondamentale delle ostetriche per intercettare e prevenire situazioni di maltrattamenti".

Violenza fisica, sessuale, psicologica, verbale, materiale, imposizione di relazioni deprivanti, umilianti e/o destrutturanti, isolamento, screditamento ecc. Sono fenomeni “non così infrequenti anche nelle donne in gravidanza”, ed assumono “un particolare rilievo in quanto le persone offese sono due: la gestante ed il feto”. A lanciare l’allarme sulla violenza in gravidanza è la Syrio, Società italiana di Scienze ostetrico-ginecologico-neonatali, che sottolinea come esista, peraltro, una relazione tra violenza in gravidanza e rischio di abuso sui figli: “Il partner che abusa della madre ha probabilità di avere un comportamento violento con i figli in una percentuale che oscilla tra il 40% ed il 60%”. “Le ostetriche nel mondo si trovano in prima linea nell’affrontare secondo un approccio olistico, i bisogni di salute di donne maltrattare e abusate”.

Per la presidente di Syrio, Miriam Guana, le ostetriche giocano infatti “un ruolo fondamentale nella prevenzione degli abusi, intercettando situazioni di maltrattamenti o violenze, in particolare da parte di coloro che lavorano nei consultori o presso il domicilio delle gravide e delle puerpere. L’impegno delle ostetriche è anche quello di valorizzare, sostenere l’autodeterminazione delle donne, la loro consapevolezza, la loro dignità, valori fondamentali per rafforzare la presa di decisione di denunciare i soprusi subiti in famiglia, o dai loro partner.Le ostetriche sia ospedaliere e sia territoriali si trovano a dover accogliere ed assistere donne che hanno subito violenza, di ogni età, adulte e bambine. In particolare le ostetriche – conclude Guana - entrano in relazione anche con le donne straniere, popolazione femminile ancora più fragile in cui la gestione del problema è più delicato e complesso. Si ricorda che tra le donne straniere il rischio di abuso è ancora più elevato laddove la provenienza da culture in cui la libertà, l’autonomia e la possibilità di autodeterminazione della popolazione femminile risulta decisamente limitata, quando non assente”.
 

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