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Giovedì 25 MAGGIO 2017
Cannabis terapeutica. Scontro Prc-Regione. Paolucci: “Non neghiamo le cure, ne discipliniamo l’uso”

Il segretario nazionale Partito di Rifondazione Comunista accusa la Regione di “distorcere completamente la legge in vigore”. Paolucci: “Se l’intento è quello di liberalizzare le droghe leggere, su questo punto deve intervenire un norma nazionale che non ha nulla a che vedere con una norma di tutela del diritto alla salute”.

Botta e risposta ieri tra Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, e l’assessore alla Salute, Silvio Paolucci. Al centro dello scontro, le disposizioni regionali in merito all’uso terapeutico della cannabis.

Sulla questione, Acerbo è stato ascoltato ieri in commissione di vigilanza del consiglio regionale dove ha dichiarato che “malati come Fabrizio Pellegrini sono finiti in galera sulla base di un provvedimento amministrativo della giunta PD che distorce completamente la legge in vigore”.

Per Acerbi, che ribadisce la sua posizione in più note pubblicate su facebook, “la cosa più clamorosa è che presidente (Luciano D’Alfonso, ndr) e assessore regionale (alla salute, Silvio Paolucci, ndr) si sono arrogati il diritto di restringere notevolmente l'ambito di applicazione di una legge sulla base di una norma inesistente. Infatti il decreto attuativo firmato lo scorso anno dal presidente D'Alfonso in qualità di commissario alla sanità fa riferimento a un comma abrogato prima dell'entrata in vigore della legge”, cioè il comma 3 dell’articolo 2 della legge regionale n. 4 del 4 gennaio 2014, che prevedeva che “i medici specialisti del Ssr autorizzati alla prescrizione” dei medicinali a base di cannabis fossero “individuati con provvedimento di Giunta”, abrogato dall'art. 24, comma 1, L.R. 13 gennaio 2014, n. 7,
entrata in vigore il 1° gennaio 2014.

Per Acerbo “è triste che in tanta parte del nostro paese ai pazienti sia negato l'accesso a farmaci e preparati galenici a base di cannabinoidi o che debbano procurarseli spendendo cifre elevatissime a causa della colpevole negligenza della ministra della sanità e di troppe giunte regionali. La cannabis andrebbe legalizzata anche per uso ricreativo, ma anche chi continua a essere proibizionista non può negarne l'utilizzo terapeutico. Lo Stato distribuisce morfina ai pazienti nella terapia del dolore, non si capisce perché per l'innocua e benefica cannabis ci siano tutti questi ostacoli”.

Immediata e lunga la replica dell'assessore alla Sanità, Silvio Paolucci. “E' molto grave quanto affermato da Acerbo. La Regione Abruzzo non nega cure a base di cannabis terapeutica ma, così come si procede usualmente per ogni farmaco di alta complessità terapeutica, ne ha disciplinato l'uso stabilendo le regole che disciplinano la prescrivibilità e la rimborsabilità a carico del SSR”.

Per Paolucci “non appare superfluo rammentare che la LR 4/2014, della quale si invoca l'innovatività, prevedeva espressamente (art. 2, comma 2) che i medicinali cannabinoidi possono essere prescritti, con oneri a carico del SSR, da medici specialisti del SSR e da medici di medicina generale del SSR, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista. La L.R. n. 4/2014 prevedeva, inoltre, all'art. 7 che venissero emanati dalla Giunta Regionale provvedimenti finalizzati a garantire omogeneità di comportamenti su tutto il territorio. Il Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015, inoltre, prevede espressamente tra i compiti delle Regioni la definizione delle indicazioni al fine della rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Regionale (SSR). Il Decreto del Commissario ad acta n. 109/2016 di cui si chiede la revoca - peraltro validato dal tavolo di monitoraggio ministeriale - è perfettamente legittimo nonché opportuno in quanto non fa altro che fornire regole per il medico prescrittore sulla base di evidenze scientifiche, così come usualmente si fa in caso di farmaci sottoposti a prescrizione limitativa, di alto impegno terapeutico o la cui efficacia non è ancora validata o ancora di particolare impegno economico per il SSR”.

“Prevederne l'ambito di prescrizione e gli ambiti ed i criteri di rimborsabilità e quindi di gratuità ovvero a carico del sistema sanitario regionale – prosegue Paolucci -, è un modus operandi che riguarda ogni percorso terapeutico. Obiettivo del DCA n. 109/2016 è definire le attività connesse alla prescrizione e alla fornitura dei medicinali a base di cannabis sul territorio regionale in attuazione della Legge regionale 4/2014 e del Decreto del Ministero della Salute 9 novembre 2015. Non si capisce come si faccia scientificamente a sostenere che l'eleggibilità e la rimborsabilità debbano esserci per i malati di epatite C (vedi le limitazioni prescrittive poste dall'Agenzia Italiana del Farmaco nelle Determinazioni di Autorizzazione all'Immissione in Commercio dei farmaci ed i criteri posti per l'eleggibilità dei pazienti) e non esserci per chi vuole qualsiasi altro trattamento farmaceutico”.

Paolucci cita in proposito l'allegato tecnico al Decreto Ministeriale ”contiene al punto 3 le disposizioni relative all’appropriatezza prescrittiva e al punto 4 sull’uso medico della cannabis. L'allegato tecnico al Decreto Ministeriale recita testualmente che ‘Gli impieghi di cannabis ad uso medico sono presenti in studi clinici controllati, studi osservazionali, nelle revisioni sistematiche e nelle metanalisi della letteratura internazionale indicizzata. I risultati di questi studi non sono conclusivi sull'efficacia dell'uso medico della cannabis nelle patologie sotto indicate, le evidenze scientifiche sono di qualità moderata o scarsa, con risultati contraddittori e non conclusivi, mancano, inoltre, dati a supporto di un favorevole rapporto rischio/beneficio per la cannabis, tuttavia vi è l'indicazione a proseguire nelle ricerche per ottenere evidenze definitive. In considerazione delle evidenze scientifiche fino ad ora prodotte, che dovranno essere aggiornate ogni due anni, si può affermare che l'uso medico della cannabis non può essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati, o hanno provocato effetti secondari non tollerabili, o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali’. Preciso che il DCA n. 109/2016 non è stato redatto da ‘burocrati’ o ‘politici arroganti e superficiali’ ma è stato elaborato con il supporto dei massimi esperti regionali nell’HTA e nel campo delle cure palliative e della terapia del dolore, avvalendosi della letteratura scientifica disponibile e pubblicata su fonti autorevoli”.

Per Paolucci “la posizione che esprime Acerbo è priva di un qualificato riconoscimento scientifico; se l'intento è quello di liberalizzare le droghe leggere, su questo punto deve intervenire un norma nazionale che non ha nulla a che vedere con una norma di tutela del diritto alla salute. Evidenzio comunque la massima disponibilità al dialogo basandosi su elementi scientificamente oggettivi e a modificare o integrare le disposizioni rese, qualora evidenze scientifiche - e non strumentalizzazioni demagogiche - supportino le modifiche stesse”.

Ma le parole di Paolucci non convincono Acerbo. “Invece di ammettere la cantonata – controreplica su Facebook il segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea -  l'assessore alla sanità ha ripetuto cose che non c'entravano nulla e in serata ha inviato un lunghissimo comunicato che non può smentire l'inoppugnabile verità e quindi la butta sulla polemica accusandomi di demagogia. Se Paolucci ha affrontato con lo stesso livello di superficialità e supponenza i tanti problemi della sanità abruzzese c'è davvero da preoccuparsi”.

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