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Venerdì 23 FEBBRAIO 2018
Elezioni Lombardia/2. Le risposte di Rosati (LeU) e Violi (M5S) alle 10 domande dell’Anaao

Personale e relativa spesa, posti letto, liste d’attesa, rapporto sanità pubblica e privata, intramoenia, spesa per i Lea, autonomia della sanità lombarda, meritocrazia, presa in carico dei pazienti cronici, e management. Questi gli argomenti su cui i dirigenti medici e sanitari interrogano hanno interrogato i principali candidati alla presidenza della Regione. Ecco le risposte di Rosati (LeU) e Violi (M5S).

Lo scorso 14 febbraio l'Anaao Assomed, sindacato della Dirigenza Medica e Sanitaria, ha deciso, in Lombardia, di dare il suo contributo alle elezioni regionali inviando un pacchetto di dieci domande "semplici e dirette" ai quattro principali candidati alla presidenza della Regione Attilio Fontana (Lega)Giorgio Gori (PD), Onorio Rosati (LeU) e Dario Violi (M5S)
 
Ecco le risposte di Violi (M5S) e Rosati (LeU).

Il numero di Medici Ospedalieri (e Sanitari in generale) in Lombardia è il più basso d’Italia in rapporto al numero di abitanti della Regione così come la relativa spesa Cosa intende fare? Ritiene di apportare opportuni correttivi?
 
 Dario Violi (M5S): "Prima di tutto premettiamo che noi siamo per valorizzare le risorse umane che operano direttamente o indirettamente in ambito sociosanitario, dove deve essere garantita sia una contrattualistica adeguata sia il rispetto della dignità dei lavoratori, delle loro competenze e la loro partecipazione ai processi decisionali.
Detto questo il problema della carenza di medici in Lombardia non riguarda solo il comparto ospedaliero, ma anche quello dei medici di base (MMG). Di logica deve essere rivista completamente la gestione e dell'impiego professionale del personale sanitario. Un esempio: attualmente esiste una netta divisione fra i medici di base e i medici ospedalieri; questa divisione non esisteva quando il medico di famiglia lavorava anche in ospedale. Il medico e il pediatra di base devono lavorare fianco a fianco con i medici ospedalieri, per una parte del loro tempo lavorativo, in modo da integrarsi con il proprio ospedale di prossimità. Bisogna investire ulteriormente nella formazione del personale: possibilità di integrare il sistema formativo delle scuole di specializzazione mediche, in accordo con gli atenei della regione, per garantire la copertura del fabbisogno professionale del sistema sanitario regionale e del turn over, nel rispetto dei requisiti fissati a livello nazionale, anche attraverso il finanziamento diretto dei contratti di formazione lavoro".

 Onorio Rosati (LeU): "La carenza di personale di tutte le qualifiche nei servizi sanitari è la diretta conseguenza dei tagli alla sanità e della riduzione programmata del fondo sanitario nazionale messi in atto dagli ultimi governi e accettati con poche simboliche resistenze dalle regioni, inclusa la Lombardia. Il programma nazionale di Liberi e Uguali prevede, nel quadro di una revisione del bilancio dello stato, un piano di rafforzamento strutturale del personale dipendente, con l’assunzione delpersonale necessario per garantire effettivamente in tutto il paese i livelli essenziali di assistenza, in particolare nei servizi territoriali, riducendo contestualmente il ricorso a lavoro precario, collaborazioni esterne ed esternalizzazioni. Nell’ambito di questo piano nazionale la dotazione di personale a livello regionale andrà rivista anche per la Lombardia aggiornando i criteri di riparto fra le regioni con l’introduzione, oltre al numero degli abitanti e al peso della popolazione anziana, di indicatori basati sulla deprivazione sociale e la prevalenza delle malattie e della disabilità".
 
Il numero dei posti letto per acuti in Lombardia è inferiore a quanto previsto dalla normativa (3.0 per mille abitanti) in 4 ATS su 8. Pensa sia un problema?
 
 Dario Violi (M5S): "Partiamo da un punto ben preciso. Il nostro programma dice: “Promuovere il concetto di Sistema sanitario che paghi la salute e non la malattia da declinare progressivamente nei confronti dei diversi attori e in tutte le politiche”. E propone la Promozione della salute, della prevenzione primaria, dell’informazione sulle scelte, dell’educazione alla cura. Se venissero praticati questi principi avremo un calo sia nelle prestazioni sanitarie, ma soprattutto nella degenza ospedaliere. Se ci fosse una vera riforma sanitaria che potenzi la risposta sul territorio, che si inizi fin dalle scuole a fare prevenzione, crediamo indubbiamente che ci sarebbe una notevole riduzione dei ricoveri. Certo è un cambio culturale, una nuova visione della salute prima e della sanità poi che speriamo si possa attuare negli anni futuri. Di conseguenza non pensiamo che la diminuzione dei posti letto costituisca un problema. A questo dobbiamo aggiungere anche una riflessione finale. Il problema caso mai è dare una risposta sanitaria sempre più qualificata a persone che richiedono le nostre cure come ad esempio i casi di acuzie. Dobbiamo pensare a governare le domande del turismo sanitario extraregione e la mobilità di confine della nostra regione".

 Onorio Rosati (LeU): "La dotazione disomogenea di posti letto per acuti è il frutto di una grave carenza di programmazione fondata sulla scelta ideologica che mitizzava la funzione regolatrice del mercato. Va messo in atto un piano di razionalizzazione della rete ospedaliera, individuando le aree di offerta carente o sovrabbondante per le diverse tipologie specialistiche, differenziando hub, destinati a una casistica di alta e media complessità, spoke per trattamenti di bassa complessità e riconvertendo i piccoli ospedali in Presidi Socio-Sanitari territoriali integrati, che funzionino secondo il modello delle Case della Salute".
 
 
Liste di attesa: quali le cause e quali i correttivi?
 
 Dario Violi (M5S): "Questo è un annoso problema. E' necessario garantire il rispetto dei tempi indicati sulla ricetta per visite ed esami, verificando l'appropriatezza delle prescrizioni e l'effettiva urgenza indicata dal medico di base. Bisogna innanzitutto che gli utenti abbiano come unico interlocutore un Centro regionale di prenotazione che abbia accesso a tutte le agende delle strutture pubbliche e private accreditate per efficientare il sistema di prenotazione e renderlo trasparente. Oggi non è così. Soprattutto va data una corretta informazione al cittadino-paziente anche su quanto dice il decreto legislativo n. 124/1998, all’articolo 3 comma 10. Sono pochi quelli che sanno che questa legge parla chiaro: il malato ha diritto alle prestazioni mediche entro tempi certi che sono: 30 giorni per le visite mediche specialistiche; 60 giorni per gli esami diagnostici. Aggiungiamo che la prestazione richiesta (visita medica specialistica o esame diagnostico) deve essere resa in regime di attività libero-professionale intramuraria (o intramoenia, che dir si voglia), con onere a carico del Servizio Sanitario Nazionale ai sensi del citato decreto legislativo n. 124/1998 articolo 3, comma 13. 
A tal fine dovrebbero essere apposti dei cartelli nelle sedi dei CUP degli ospedali così da informare dei propri diritti il cittadino.
Infine dobbiamo adottare misure disincentivanti per chi non disdice una prenotazione richiesta e non effettuata".
 

 Onorio Rosati (LeU): "La lunghezza selle liste d’attesa è il sintomo di una disfunzione del sistema che ha molteplici fattori determinanti e non potrà mai essere completamente risolta da questo scelte puramente organizzative. Senza negare il ruolo positivo di un miglioramento delle modalità di prenotazione che le renda più efficienti e più facilmente accessibili per i cittadini, bisogna agire a diversi livelli. In primo luogo la carenza di personale è una delle cause principali e quindi un contributo alla soluzione del problema non può che venire dal piano di rafforzamento strutturale del personale del servizio sanitario nazionale già descritto nel primo punto. Inoltre, la riduzione delle liste d’attesa va indicata come uno degli obiettivi prioritari dei dirigenti delle ASST, deve essere incentivata nei contratti aziendali attraverso l’istituto della produttività aggiuntiva che favorisca un ampliamento dell’orario dei servizi e non deve essere ostacolata dalla libera professione intramuraria che va di conseguenza rimodulata. La riduzione deve anche essere inserita nei contratti con gli erogatori privati, nel quadro della revisione dei criteri di accreditamento di cui al punto successivo. Anche l’adeguamento dell’offerta che deve stare alla base della razionalizzazione della rete ospedaliera indicata nel punto precedente potrà dare un ulteriore contributo, come pure lo spostamento di prestazioni più semplici e comuni sui Presidi Socio-Sanitari territoriali integrati che vanno istituiti a livello dei distretti. Infine va promosso, d’intesa con le organizzazioni professionali, un programma di aggiornamento culturale che consenta di individuare, nell’ambito delle cure primarie, le prestazioni maggiormente sostenute da evidenze e scoraggi il consumismo sanitario".
 
Il Privato accreditato in Lombardia non è né integrativo né sostitutivo, bensì paritario rispetto al Pubblico, nonostante la differente offerta di Servizi soprattutto per l’Emergenza/Urgenza. Non sarebbe più corretto rivedere i requisiti di accreditamento?
 
 Dario Violi (M5S): "Non crediamo che pubblico e privato accreditato siano su un piano paritario. Lo abbiamo visto negli anni di governo di Formigoni e abbiamo continuato a vederlo con la Giunta di Maroni. Ma anche nella LR23/2015 non c'è un approccio paritario. Di conseguenza bisogna potenziare il settore pubblico della sanità rafforzando il suo obiettivo di servizio al cittadino, aumentando la sua proporzione rispetto a quelle incanalate verso il privato accreditato. Dopo anni di politica lombarda e di riforme sanitarie orientate chiaramente a far entrare in modo massiccio i privati nel nostro sistema sanitario, cosa che ha aperto stagioni politiche fitte di scandali e arresti, il nostro obiettivo è quello di riportare al centro del sistema il pubblico. E' quindi necessario rivedere le regole di accreditamento delle strutture private, richiedendo che le prestazioni offerte siano uguali, in termini di completezza , a quelle delle strutture pubbliche e che non vadano a sovrapporsi o a sostituire servizi che vengono già offerti da strutture pubbliche dello stesso territorio. L'accreditamento potrà avvenire solo dopo verifica delle condizioni lavorative dei dipendenti di tali strutture che dovranno essere analoghe a quelle del pubblico evitando sovrapposizioni , penalizzazioni e scomparsa di servizi già esistenti nel pubblico. È inoltre indispensabile privilegiare gli investimenti nel pubblico e mettere in atto dei controlli costanti per evitare qualsiasi tipo di infiltrazione e corruzione. Infine non potranno essere accreditati servizi ( posti letto, esami, visite specialistiche, etc) a privati se nei 24 mesi precedenti è stato dismesso lo stesso servizio da una struttura pubblica dello stesso territorio".
 

 Onorio Rosati (LeU): "Va introdotta una revisione periodica degli accreditamenti dei privati e dei contratti con le ASST, nel quadro di una programmazione regionale e locale fondata su dati epidemiologici e sull’individuazione di obiettivi di salute, prioritariamente indirizzata alle prestazioni erogate in modo insufficiente dai servizi pubblici. Vanno dati alle ASST poteri effettivi per la selezione degli erogatori, la definizione del valore delle tariffe, il tipo e la quantità delle prestazioni, i tempi di attesa, la verifica e revisione di qualità dei servizi. Le strutture accreditate dovranno garantire i servizi previsti dalla legge, inclusi quelli relativi alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza".
 
 
La libera professione intramoenia in Lombardia vale il 6 % delle prestazioni in rapporto al 94 % effettuate in regime istituzionale. È da abolire o incentivare a vantaggio del cittadino e competere con i soggetti privati?
 
Dario Violi (M5S): "L'attività di intramoenia deve essere strettamente regolamentata e controllata da parte del sistema di controllo regionale in modo da evitare che venga esercitata in orari in cui i medici dovrebbero visitare con il SSN e che non sia l'unica alternativa per avere visite in tempi brevi. Noi pensiamo di consentire l’esercizio dell’attività libero professionale intramoenia solo per quelle strutture che abbiano adottato un sistema di gestione informatica della Attività di libera professione a pagamento interna all'ospedale, dalla prenotazione alla fatturazione, e che rispettino una corretta informazione al paziente delle modalità e dei tempi di accesso alle prestazioni in regime assistenziale, non violino le modalità, le condizioni e i limite dei volumi di attività previsti nell'autorizzazione e che in ogni caso garantiscano che la prestazione sanitaria non sia più favorevole per i pazienti trattati in regime di intramoenia.
In definitiva non è da abolire/incentivare o da mettere in competenza con i soggetti privati accreditati, ma è semplicemente da normare così come era previsto dal Decreto Bindi e secondo i punti che ho descritto".
 

 Onorio Rosati (LeU): "La libera professione intramuraria è una potenziale fonte di disuguaglianza, distorsione dell’offerta, conflitti di interesse e corruzione. L’obiettivo di una sua abolizione va posto in una prospettiva strategica, nel quadro di un ampiamento delle risorse del servizio sanitario nazionale, di adeguamenti delle retribuzioni del personale che consentano di premiare il rapporto esclusivo del servizio pubblico. Tuttavia nell’immediato non è una priorità e potrebbe avere l’effetto di danneggiare il servizio pubblico. È tuttavia necessario rimodularla e inserire alcuni correttivi per impedire che i cittadini siano di fatto costretti a scegliere la libera professione di fronte ai ritardi e le inefficienze dei servizi. Va innanzitutto abolita la libera professione extramuraria, mentre bisogna prevedere che, in presenza di lunghi tempi di attesa e del mancato rispetto dei volumi e delle modalità di erogazione concordati, l’attività libero professionale intramuraria venga sospesa fino al rientro in valori standard preventivamente fissati".
 
Quanto alla ripartizione della spesa per i Lea, la normativa vigente non è rispettata da Regione Lombardia. Ciononostante l’assistenza territoriale continua ad essere deficitaria, quella ospedaliera in grave crisi di finanziamento (qualcuno continua a parlare di sanità ospedalocentrica) e la Prevenzione sottofinanziata.
 
Dario Violi (M5S): "Per quanto riguarda i LEA bisogna valutare attentamente la possibilità di allargare ulteriormente i servizi offerti in SSR (aggiungendo ad esempio la fibromialgia) , prevedendo la costituzione di un apposito Tavolo di lavoro a cui partecipino, a titolo gratuito, specialisti e Associazioni. Sono d'accordo sul fatto che l'assistenza territoriale sia ancora in forte sofferenza, questa è la conseguenza di una politica che per 20anni ha visto in Lombardia una sanità solo ospedalocentrica con un depauperamento della sanità territoriale.
Si dovrebbe invece privilegiare investimenti di fondi per l'assistenza territoriale di prossimità e domiciliare, valorizzando le professioni sanitarie, mantenendo attive le piccole realtà ospedaliere , implementandone i servizi in stretto collegamento con il territorio.
Nella rete territoriale capillare dovrebbero troveranno posto gli ospedali di medie e piccole dimensioni a forte vocazione territoriale, il cui personale potrà fruire di un aggiornamento continuo, anche ruotando nelle diverse strutture dello stesso territorio, al fine di garantire il mantenimento di un alto livello dei servizi, scongiurando la chiusura e il depotenziamento dei piccoli ospedali e mantenendo la massima attenzione alle esigenze del territorio.
I servizi territoriali dovrebbero avere come obiettivo principale il mantenimento, ove possibile, dei pazienti fragili nella loro rete sociale e famigliare, potenziando i servizi a domicilio e i supporti alle famiglie. Attori fondamentali di questa rete devono essere, anche in forma aggregata, i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli infermieri di famiglia, in quanto primo punto di riferimento e di informazione sulla salute per il cittadino.
Per quanto riguarda la prevenzione bisogna investire di più. L'educazione alla prevenzione primaria è l'elemento strategicamente più importante della promozione della salute, che deve comunque costruire un contesto favorevole alla salute e rendere facili e convenienti le scelte salutari. Una società più in salute richiede meno risorse per le cure, che possono essere impiegate per promuovere l'educazione alla salute, creando cosi un volano positivo, per migliorare i servizi offerti e finanziare innovazione e ricerca in sanità.
Per quanto possa apparire paradossale, oggi la salute non è molto conveniente per i diversi attori in Sanità, e per la maggior parte di loro il sistema di remunerazione, e in generale l’intero sistema premiante, è orientato alla malattia, in modo più o meno esplicito.
Una riforma strutturale in Sanità dovrebbe progressivamente riallineare alla
salute della comunità dei cittadini gli interessi di chi opera in Sanità, perché anche questo potente determinante dei comportamenti dei professionisti (e delle organizzazioni in cui operano) agisca per gli obiettivi di salute, insieme all’etica e alle conoscenze scientifiche.
Questo cambio di modello culturale e strutturale richiederà l’attivazione di tavoli di lavoro e approfondimento sul tema con i diversi attori, nella prospettiva di una sperimentazione gestionale in un contesto circoscritto, per la messa a punto e la valutazione dei risultati".


 Onorio Rosati (LeU): "Va sicuramente aumentata la quota di spesa destinata alla prevenzione, che è al disotto di un livello minimo accettabile, mentre è paradossale notare che l’assistenza territoriale è carente, pur in presenza di un incremento della quota di spesa. Una riorganizzazione dell’intero settore delle cure primarie, basata sulla riconversione dei piccoli ospedali, la realizzazione capillare nei distretti di Presidi Socio Sanitari territoriali integrati, con l’incentivazione dell’associazionismo dei medici, la sanità di iniziativa e la continuità ospedale-territorio, rende anacronista la separazione della spesa territoriale da quella ospedaliera, nella prospettiva di un modello di finanziamento in larga parte centrato sui percorsi di cura".
 
Più autonomia per la sanità lombarda. Questa è una delle richieste al Governo in applicazione del Titolo V della Costituzione. Quali vantaggi?
 
 Dario Violi (M5S): "La materia "tutela della salute" rientra tra le materie di "competenza concorrente" sulle quali le regioni a Statuto ordinario, quale la Lombardia, possono richiedere, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" allo Stato. La risoluzione approvata dal Consiglio regionale lombardo lo scorso novembre declina la richiesta relativa a tale ambito competenziale sotto diversi profili, volti unitariamente a riconoscere, coerentemente con la ratio della risoluzione stessa e del referendum svoltosi il 22 ottobre, una nuova e accresciuta autonomia della Regione sulla materia. In particolare, si è chiesto il riconoscimento della piena autonomia rispetto alla definizione dell’assetto istituzionale del sistema sociosanitario regionale e dei conseguenti profili organizzativi, anche in ragione della sperimentazione avviata con la legge regionale 23/2015. Conseguentemente, è apparsa altresì, necessaria la definizione di un quadro di risorse autonome di finanziamento del sistema sociosanitario, che consenta una gestione flessibile e senza vincoli di spesa specifici, con particolare riguardo alla possibilità di definire il sistema tariffario, di rimborso e di remunerazione del personale e alla possibilità di modulare la compartecipazione alla spesa sanitaria e sociosanitaria. Il riferimento, in particolare, è alla modulazione del ticket sanitario aggiuntivo nel rispetto dell’equilibrio economico-finanziario assicurato dall’adozione di azioni di efficientamento della spesa sanitaria e di promozione dell’appropriatezza per le attività di specialistica ambulatoriale.
Si è richiesta anche piena autonomia, e le necessarie risorse, per determinare ed effettuare gli investimenti diretti ad adeguare il patrimonio edilizio e tecnologico sanitario e sociosanitario.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia da ottenere attengono al riconoscimento della piena autonomia rispetto allo sviluppo del sistema formativo delle professioni sanitarie, nonché al riconoscimento della possibilità di:
a) avviare percorsi sperimentali relativi all’assistenza integrativa in ambiti specifici non garantiti dai LEA;
b) sperimentare l’impatto di nuove tecnologie sulla salute delle persone;
c) acquisire ulteriori competenze legislative, amministrative e gestionali sulle figure apicali del sistema sanitario regionale;
d) rendere coerenti con le esigenze del territorio il tema delle specializzazioni, ivi compresa la programmazione delle borse di studio per specializzandi e la loro integrazione operativa con il sistema aziendale, in accordo con le università presenti sul territorio regionale al fine di garantire la copertura del fabbisogno professionale del sistema sanitario regionale. Particolare rilevanza ha inoltre (fatto salvo il pareggio del sistema sociosanitario) l’eliminazione dei vincoli in materia di spesa di personale, compresa l'assunzione del personale da impiegare, in particolare, per lo svolgimento delle attività di prevenzione e per la riduzione dei tempi d’attesa.
E' stata poi richiesta l’attribuzione di ulteriori competenze della Regione in riferimento alla “partecipazione ai Centri operativi di soccorso pubblico (COSP)”. Si chiede, infine, il pieno riconoscimento alla Regione della possibilità di legiferare in merito al contrasto al gioco d’azzardo patologico, nel rispetto dei principi generali fissati dalla normativa nazionale, per intervenire a salvaguardia della salute dei cittadini.
Risulta quindi evidente il vantaggio che potrebbe sorgere dal riconoscimento di tali nuove e accresciute competenze; fermo restando che la "trattativa" con il Governo è ad oggi in corso e che l'attibuzione della maggiore autonomia dovrà costituire oggetto di intesa tra lo Stato e la Regione Lombardia, sulla base della quale le Camere dovranno approvare la relativa legge a maggioranza assoluta".
 

 Onorio Rosati (LeU): "Il titolo V della Costituzione ha attribuito alle regioni ampi margini di autonomia in campo sanitario e non ci sembra che la Lombardia abbia usato questa autonomia in modo costruttivo. Il malgoverno della sanità lombarda è responsabilità della classe dirigente leghista che l’ha gestita. Non vediamo quali vantaggi potrebbero derivare da una maggiore autonomia, anzi scorgiamo in questa possibilità una minaccia al carattere universalistico del servizio sanitario e all’uguaglianza dei cittadini sul territorio nazionale".
 
 
 
Lo sconfinamento della politica in campo sanitario è un fatto innegabile. Quali rimedi?
 
 Dario Violi (M5S): "Meritocrazia, professionalità e cultura della legalità dovrebbero essere i tre pilastri su cui dove reggere un sistema sanitario soprattutto se parliamo di quello lombardo che investe l'80% dell'intero bilancio di Regione Lombardia. E questi dovrebbero essere anche i criteri indispensabili per la corretta selezione delle nomine alla sanità lombarda, e non più basati all'appartenza o alla tessera politica. E' ciò che si aspettano i cittadini lombardi dalla buona politica. Ma purtroppo, cambiano i Presidenti lombardi, ma continuiamo ad assistere a scandali, ad arresti in campo sanitario. Tra le mie proposte l'istituzione di un Assessorato all'Anticorruzione e trasparenza che faccia verifiche a tappeto su bandi e spesa pubblica regionale".
 

 Onorio Rosati (LeU): "La selezione del personale per i ruoli dirigenti nelle aziende sanitarie deve privilegiare le competenze attraverso l’istituzione di albi in cui vengano chiaramente indicati i requisiti per l’accesso alle posizioni di direttore generale, sanitario e amministrativo. Tali requisiti devono essere più stringenti di quanto non siano attualmente e devono privilegiare le competenze e le esperienze professionali in ambito sanitario e socio-sanitario. I concorsi per le posizioni apicali nei servizi devono essere svolti in condizioni di trasparenza e i criteri di valutazione devono essere resi pubblici".
 
 
In Regione Lombardia il 70% del bilancio della Sanità è assorbito dai pazienti cronici. Secondo la presa in carico del paziente cronico gli Ospedali (ASST) dal 15 gennaio sono chiamati a farsi carico di questa attività che va ad aggiungersi alle prestazioni istituzionali per Acuti. Lei ritiene che le nostre Strutture con gli organici depotenziati dai tagli lineari, siano in grado di assorbire questo nuovo incarico senza ripercussioni sulle liste di attesa ambulatoriali e sulla attività per acuti?
 
 Dario Violi (M5S): "No. Non penso proprio che questo sistema possa reggere. La riforma sanitaria (LR 23/2015) all'articolo 9 parla della presa in carico del paziente cronico. Il concetto è da noi condiviso. Però non siamo assolutamente d'accordo su come invece la regione ha pensato di attuarlo. La nostra prima mossa, in caso di vittoria alle elezioni regionali, sarà quella di abrogato il sistema deliberato dalla Giunta attuale per la gestione della cronicità. Però non basta dire che si è contrari quindi voglio aggiungere come vorremmo che la cronicità sia gestita adottando un modello che valorizzi la medicina e l'assistenza territoriale, organizzando, in collaborazione con i centri territoriali ( piccoli ospedali), un sistema di assistenza coordinato di presa in carico del paziente fra lo specialista, il medico di medicina generale e l'infermiere di famiglia che dovranno tenere aggiornato in tempo reale il fascicolo sanitario elettronico del paziente; implementando la telemedicina per garantire efficaci monitoraggi o esami diagnostici a distanza, evitando allungamenti dei tempi d'attesa; garantendo un'adeguata assistenza psicologica ai pazienti cronici e ai loro familiari".
 

 Onorio Rosati (LeU): "Secondo la delibera sulla gestione dei pazienti cronici le ASST possono essere tra i gestori dei pazienti che intendono firmare il contratto con un gestore. Tuttavia, dalle informazioni che abbiamo, anche molte delle ASST che hanno richiesto di accreditarsi come gestori non hanno le risorse umane e le infrastrutture per assolvere questo ruolo, considerando le gravi carenze di personale di cui soffrono. In realtà la delibera regionale è stata disegnata per favorire gestori privati. Certamente l’impianto stesso della delibera induce a prevedere ripercussioni negative sugli ospedali e sui servizi in generale. Il nostro giudizio sull’intera delibera è del tutto negativo e la sua cancellazione è uno dei punti qualificanti del nostro programma. Peraltro vediamo che ampi settori della professione medica e dell’opinione pubblica condividono le nostre preoccupazioni, tanto è vero che le adesioni all’iniziativa regionale sono inferiori al previsto. Riteniamo che i percorsi di cura per le persone con malattie croniche (non per le malattie isolate dal contesto della persona come prevede la delibera) vadano gestiti dalle ASST attraverso i presidi socio-sanitari territoriali integrati, basati sull’associazionismo medico e gruppi di lavoro multidisciplinari in stretta collaborazione con i servizi sociali e i comuni".
 
Lei ritiene che, alla luce dei risultati attuali sia da rivedere l’assetto della Riforma Sanitaria Lombarda (Legge 23/2015)?
 
 Dario Violi (M5S): "Come ben sapete il nostro voto è stato contrario alla Riforma Regionale del centro-destra.
Abbiamo presentato, in fase di discussione in aula, quasi 20mila tra emendamenti e ordini del giorno, per cercare di migliorare il testo di una legge che contiene la prima parte della revisione del TU LR 33/2009 del sistema sanitario lombardo, la più importante e cioè la governace dell'intero sistema. Dobbiamo per correttezza dire che condividiamo due principi dell'intero impianto e cioè: mettere al centro la persona e il ritorno della sanità sul territorio. Ci piace questa unione ospedale-territorio perché la nostra politica sanitaria non è ospedalocentrica, ma al contrario vogliamo che il cittadino- paziente trovi sul territorio una risposta qualificata, efficace ed efficiente e che si rechi in ospedale solo per le acuzie e le urgenze. Siamo però contro a come sono state costruite le proposte e a come sono attualmente programmate. O meglio dire a come oggi - a distanza di quasi tre anni - la riforma non abbia ancora iniziato il suo iter.
Doveva essere una riforma che andava a ridurre i costi delle figure apicali del sistema, abbiamo invece visto l'introduzione di una nuova figura qual è quella del Direttore sociosanitario con conseguente aumento di costi.
Doveva essere una riforma che apriva sul territorio i Presst, che trasformava i piccoli ospedali in POT: stiamo ancora aspettando...
Doveva essere una riforma che non guardava alle grandi opere e cosa c'è in cantiere: due mega nuovi ospedali da oltre 500 milioni l'uno che vedrà uniti gli attuali ospedali San Paolo e Carlo a Milano e l'ospedale di Gallarate e Busto Arsizio nel Varesotto. E poi dall'altra parte vediamo reparti depotenziati, personale carente con doppi o tripli turni di servizio, cooperative che prendono sempre più piede nei servizi, articoli che parlano della mancate forniture basilari per l'attività ospedaliera. Persone che sono in attesa da mesi per un esito di referti per patologie come quelle oncologiche, lunghe liste di attesa con aumento però esponenziale della libera professione, cioè se vuoi la visita subita devi pagare! Ma è questa la sanità d'eccellenza tanto decantata dal centrodestra?
L' unica cosa che questa Giunta sta cercando di attuare è quanto contenuto nell'art. 9 della LR 23 e cioè la presa in carico delle persone più fragili cioè dei pazienti cronici: peccato che anche il privato accreditato e dico privato accreditato - che è sempre l'attore preferito dal sistema sanitario regionale - sia contrario alle delibere regionali attuative. Non parlo poi del mondo dei medici di famiglia, ma anche degli stessi medici ospedalieri che si stanno rivoltando contro tali decisioni assessorili. Come vede crediamo proprio che non ci sia nulla da salvare in questa LR23/2015.
Per chiudere e per meglio far capire il nostro pensiero sulla LR23 credo che non ci sia miglior frase che ricordare quella di Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo: “Cambiare tutto per non cambiare nulla” o meglio “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.» per far capire cosa sta succedono in Lombardia".
 
 
 Onorio Rosati (LeU): "L’intero assetto della legge 23/2015 va completamente rivisto. Va attribuita in maniera univoca a un solo ente la funzione di regia dell'insieme dei servizi sanitari e, in collaborazione coi Comuni, anche dei servizi sociali, al fine di garantire l'accompagnamento lungo la storia sanitaria di ciascun cittadino e, quando necessaria, la presa in carico continuativa e integrata. L'ASST può essere l'ente indicato a svolgere tale funzione, a condizione che, accanto alla possibilità di erogare direttamente i servizi, sia responsabile della negoziazione con tutti i soggetti erogatori del territorio di competenza. Va affidata alle ASST la gestione diretta di ogni tipo di servizio sanitario e sociosanitario, se ritenuto opportuno e conveniente superando inefficaci e inefficienti esternalizzazioni, insieme all’acquisto di beni e servizi, qualora i prezzi e livelli qualitativi siano migliori di quanto definito a livello regionale mediante le procedure di gara centralizzate, che stanno dando cattiva prova nel contenimento della spesa. Contestualmente a questi poteri dati alle ASST vanno costituite le conferenze dei Sindaci di ASST e di distretto con poteri effettivi quali il parere obbligatorio e vincolante sugli atti di pianificazione locale e vanno introdotte modalità di consultazione e partecipazione dei cittadini alla programmazione e gestione dei servizi. Vanno messi in atto sistemi di monitoraggio e la valutazione dei servizi legati a obiettivi di salute con verifica dei risultati per i dirigenti. L'ATS deve perdere contestualmente funzioni, diventando una agenzia periferica per l'espletamento di attività regionali decentrate, quali ad esempio quella di controllo".

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