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Mercoledì 11 LUGLIO 2018
Questione medica e deontologia. Caro Polillo, la guerra è finita esci dalla giungla, anzi se vuoi restaci

Tu non puoi immaginare cosa voglia dire assumere deontologicamente il cittadino come archè. Cambia tutto perché il gioco che è sempre stato solo a un giocatore diventa a due giocatori. Cambia persino l’idea di scienza che tu difendi

Se ci fosse un reato di indecenza intellettuale e fosse prevista una pena, a Roberto Polillo darei il massimo negandogli qualsiasi tipo di attenuante persino la stupidità.
 
Trovo insopportabile e per questo intollerabile il profilo arrogante e presuntuoso delle sue argomentazioni. Ora basta. Mi sono scocciato. La posta in gioco è troppo importante per sopportare  i suoi articoli offensivi e inconcludenti. Non abbiamo bisogno di guastafeste ma di altro.
 
Cominciamo dalla questione medica. Questo signore un giorno si sveglia e ci propone un lungo articolo sul decadimento della professione medica (Il declino inarrestabile della professione medica, QS 11 gennaio 2018).
 
Qualcuno gli risponde facendogli notare che arriva tardi e che da anni si sta discutendo di “questione medica” e che l’analisi nel frattempo  è andata ben oltre le sue argomentazioni ideologiche e superficiali (Questione medica eppur si muove, QS 15 gennaio 2018) ma soprattutto gli fa notare che alla Fnomceo c’è stato un cambio importante del quadro dirigente e di conseguenza un cambio radicale della  linea strategica, dal momento  che la “questione medica” è stata assunta come linea  per antonomasia  e a partire da essa si è deciso di fare gli stati generali della professione nel 2019. Cioè di aprire una discussione di massa sulla base di un’analisi approfondita organizzata per tesi e redigere una piattaforma operativa.
 
Polillo esattamente come quel soldatino ignaro che la guerra fosse finita da un pezzo, mantiene le sue posizioni bellicose e elmetto in testa resta nella jungla dei suoi inconcludenti ragionamenti cioè fa quello che in psichiatria si  definirebbe “denegazione” o “forclusione”  continuando a compromettere, con i suoi fantasmi, l’esame concreto della realtà.
 
Ma dopo un po’ torna di nuovo a farsi vivo con un altro rutilante articolo dove ci dice,  sempre in forma retard,  scopiazzando qua e là che il medico è finito, che esiste una crisi della professione, un processo di proletarizzazione, che la crisi della medicina riguarda tutto l’occidente, parlando di immiserimento culturale, fino a teorizzare  l’idea di un vero e proprio riscatto professionale precisando tuttavia che questo  “non deve essere un ritorno all’età dell’oro nella dominanza medica” (Il medico è finito. Se non cambia qualcosa lo sarà presto, QS 15 febbraio 2018).
 
Questa volta l’atteggiamento dei più è stato di indulgenza come quello che si ha verso chi sparla a vanvera e l’articolo nonostante meritasse tante precisazioni è passato sotto silenzio probabilmente come meritava.
 
L’altro giorno Polillo di nuovo esce improvvisamente dalla giungla sempre con in testa l’inutile elmetto  imporrato di muschi e licheni,   ormai con la divisa lacera   ridotta a brandelli,  e con l’impeto dell’eroe  intemerato ci spara, un articolo delirante dove se la prende soprattutto con il presidente della Fnomceo sparlando del “valore scientifico della medicina contro oscurantismo e pseudo-scienza” (QS 9 luglio 2018) ma questa volta violando in modo flagrante il principio di carità. E ora vi spiego perché.
 
L’accusa di Polillo alla Fnomceo è di non difendere l’dea di scienza tesi ridicola quanto paradossale  in quanto tale, alla quale se crede risponderà Anelli.
 
Sul concetto di scienza non intendo perdere tempo a spiegare a Polillo quello che in genere spiego nelle mie lezioni all’università cioè che si tratta di un concetto che da quando è nato cioè alla fine dell’800 ad oggi ha subito molte reinterpretazioni. Cioè l’idea di scienza che ci ha dato il positivismo in tutto il 900 è stata ampiamente ridiscussa. Per esempio oggi al concetto di evidenza a cui allude Polillo nessuno sano di mente attribuisce un valore dogmatico e imperativo.
 
Quella che ha in testa Polillo esattamente come l’elmetto che ha sopra la testa è probabilmente anacronistica e datata e dovrebbe essere quanto meno aggiornata. Per questo mi permetto di indicargli delle buone letture relative alla storia del pensiero scientifico in primis a parte Geymonat, Giorello ma anche gli ottimi Bondioli e Vitali. Il mio auspicio è che Polillo comprenda almeno la differenza tra scientismo e scienza. Sarebbe un gran passo in avanti.
 
Ma a parte la scienza e a parte Filippo Anelli che non ha bisogno delle  mia difesa ciò che a me interessa contestare a Polillo sono tre affermazioni gravi che implicano la svalutazione stupida e inutile di uno sforzo anche culturale che è in atto a proposito di “questione medica” e che non intendo tollerare ma solo perché la considero scriteriata e irresponsabile.
 
La prima accusa riguarda Anelli che non difende a sufficienza la scienza ma solo perché   “evidentemente troppo impegnato nella riscrittura dello statuto della medicina del terzo millennio per potersi dedicare a banali temi di attualità che riguardano la salute di milioni di bambini”.
 
La seconda accusa sempre rivolta ad Anelli è di  “perdere tempo in faraonici quanto inutili Stati generali di una medicina morente e oggi senza autorità”.
 
 
La terza  evidentemente riferendosi al lavoro sulla deontologia di Trento dice testualmente: “I medici non hanno bisogno di novellati codici deontologici che interessano solo gli estensori e che nessuna ricaduta hanno sulla vita reale vera dei medici ma di una difesa del valore scientifico della medicina”.
 

Caro Roberto tu sei di Roma come me e tu sai che dalle nostre parti si dice “o ci sei o ci fai”. Decidi tu. Ci hai tartassato con le tue teorie retard sul decadimento e sul declino inarrestabile della professione medica, hai negato ogni evidenza di dibattito, negando con stupida accidia  il pensiero degli altri, ora che la Fnomceo dopo lunghi anni di inconsistenza strategica decide praticamente  di darti ragione e di correre ai ripari, hai da ridire, cioè hai da ridire sul fatto che  si voglia   aprire un dibattito di massa sulla crisi della professione coinvolgendo la professione naturalmente e l’intera società, con lo scopo di ricavarne una piattaforma da usare come base per rivendicazioni, proposte, cambiamenti.
 
Ma che cavolo vuoi? Se tu non hai un pensiero, e secondo me non ce l’hai, a parte le tue solite apologie sul riscatto professionale e i tuoi inutili tecnicismi e sociologismi presi qua e là, per quale ragione dovresti impedire agli altri di averne uno. Ma ringrazia il cielo che in questa sanità anti-riformatrice c’è qualcuno che pensa e che pensa anche per inesausti critici come te.
 
Quanto al discorso che fai sull’inutilità di un ripensamento deontologico vorrei, per quanto impresa altamente improbabile, invitarti a riflettere. Al tuo contrapporre da raffinato epistemologo, quale pensi di essere, la deontologia alla scienza, il tuo immiserire un lavoro di straordinario interesse culturale a “interessi” (non si sa bene quali e di chi) nasce l’impressione di uno che rosica e non poco che si sente tagliato fuori ma anche di uno che non legge, che non si confronta, che non pensa, e ci sputa addosso sempre la stessa solita cicca di tabacco come avviene nei saloon.
 
Vorrei su questo punto richiamare e chiudere con una cosa che hai scritto tu sul paziente che si illude di avere un maggiore potere contrattuale. “Il ruolo che gli attuali stakeholder gli concedono infatti non è quello dell’attore collettivo, in grado di promuovere una nuova politica sanitaria capace di incidere sulle vere cause di malattia ma quello dell’utente-cliente o dell’utente professionalizzato che…), (Qs ibidem).
 
A Trento un gruppo di persone che ti assicuro anche per rango professionale sono ben altro dai tanti  frustrati di sinistra che girano per la sanità , con passione e competenza, hanno tirato fuori una idea nuova di deontologia   che assume il cittadino come archè quindi seguendo ma molto inconsapevolmente  la tua indicazione soprattutto quando scrivi: “una prospettiva che deve essere contrastata da tutti coloro che si sono battuti perché la sanità divenisse un servizio di utilità pubblica e non un mercato di  beni da consumare”.
 
Ebbene caro Roberto tu non puoi immaginare cosa voglia dire assumere deontologicamente il cittadino come archè.  Cambia tutto perché il gioco che è sempre stato solo a un giocatore diventa a due giocatori. Cambia persino l’idea di scienza che tu difendi.
 
Quindi in conclusione se vuoi giocare alla guerra anche se la guerra è finita è affar tuo, cioè se vuoi restare nella giungla restaci ma per cortesia restaci.
 
Fuori qualcuno si sta prendendo la responsabilità di trovare le soluzioni che ci servono e che da intellettuali  come te sino ad ora  non sono mai venute.
 
Ivan Cavicchi

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