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Mercoledì 15 MAGGIO 2019
Scorrimento graduatorie concorsi. La Toscana ricorre alla Consulta contro la legge di Bilancio

Per la Toscana la legge 145/2018 consente soltanto una limitatissima possibilità di utilizzo delle graduatorie approvate a seguito di concorsi banditi per l'accesso al pubblico impiego e va per questo dichiarato incostituzionale. “Una norma discriminatoria nei confronti di chi cerca lavoro e che viola le competenze regionali in materia di organizzazione amministrativa previste dalla Costituzione e il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni”, afferma il presidente Rossi.

La Regione Toscana presenterà ricorso alla Corte Costituzionale contro il primo comma dell'articolo 14 ter della legge 145/2018 (legge Bilancio 2019) che non consente di scorrere le graduatorie formate a seguito di concorsi nel caso in cui si rilevi un fabbisogno di personale emergente e non programmabile. Lo prevede una delibera approvata dalla Giunta regionale nella sua ultima seduta.

La Regione Toscana aveva già fatto ricorso alla Corte contro l'articolo 1 comma 361 della 145/2018 che imponeva l'uso delle graduatorie solo per la copertura dei posti messi a concorso, senza possibilità di scorrimento della graduatoria per utilizzare gli idonei non vincitori. L'articolo 1 è stato poi modificato, ma a giudizio della Regione Toscana, la variazione introdotta non consente lo scorrimento delle graduatorie in tutti gli altri casi di fabbisogno di personale emergente e non programmabile. In sintesi secondo la Toscana la legge prevede soltanto una limitatissima possibilità di utilizzo delle graduatorie approvate a seguito di concorsi banditi per l'accesso al pubblico impiego. E va per questo dichiarata incostituzionale.

“Si tratta - spiega il governatore Enrico Rossi in una nota diffusa dalla Regione -, si tratta di una norma discriminatoria nei confronti di coloro che cercano lavoro. Una norma che viola le competenze regionali in materia di organizzazione amministrativa previste dalla Costituzione e allo stesso tempo il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni. Non è possibile che il Governo assecondi forme estreme di autonomia, favorendo la creazione di stati e staterelli, e calpesti poi i poteri che la Costituzione affida alle Regioni mettendo in moto misure che rappresentano un costo per la pubblica amministrazione e vanno contro l'aspirazione al lavoro dei giovani”.

Un giudizio confermato anche dall'assessore regionale al personale e al bilancio, Vittorio Bugli, che sottolinea come la norma sia “dannosa per le casse regionali e auspica che il Governo ritorni sui suoi passi e permetta, ai fini delle assunzioni, di scorrere liberamente le graduatorie concorsuali degli idonei”.

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