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Giovedì 06 GIUGNO 2019
La sanità del cambiamento e i medici con le “stellette” 



Gentile direttore,
nella penombra di una corsia, il tempo scandito dai beep degli apparecchi che monitorano malati con lo sguardo vuoto a fissare la goccia che cade lenta dalla flebo, un anziano medico dalla schiena ricurva osserva un ricoverato appoggiandosi a un bastone dal pomo d’avorio. All’improvviso un preoccupato e imberbe ragazzo col camice bianco bussa ed entra nell’ufficio del primario, un paziente è in fase critica. Il primario lo rassicura e quindi si rivolge a un medico che sta transitando in corridoio con un secco “se ne occupi Lei”. Immediata la reazione del collega che, dopo un deferente “Signorsi!”, gira sui tacchi e si dirige verso il paziente bisognoso di assistenza.
 
Questo potrebbe essere l’abbozzo di sceneggiatura per un film tragicomico all’italiana dal titolo “La Sanità del cambiamento”. Eh sì, siamo alla frutta e l’inesauribile fantasia italica cerca di tamponare come meglio può la disastrosa situazione della Sanità pubblica. Così dopo il richiamo di medici pensionati nel Veneto ecco il ricorso ai medici militari nel disastrato Molise dove il Commissario ad acta Angelo Giustini non sa più a che Santo votarsi per coprire i buchi nella pianta organica della sanità regionale. C’è da chiedersi perché non si rendano disponibili i giovani specialisti usciti dalle Scuole di specializzazione delle Università. Ma questo ci porterebbe lontano.
 
Ricapitolando: in un Paese con migliaia di laureati in medicina, dotato di scuole che il mondo ci invidia tanto che ai nostri professionisti vengono offerti contratti d’oro all’estero (20.000 euro mensili più casa, autista, interprete e scuola per i figli in un Paese arabo) la Sanità Pubblica – da decenni gestita da ministri ossequienti che hanno avallato politiche vergognose – affida interi reparti agli infermieri, richiama in servizio medici da anni in pensione, immette nei reparti neolaureati senza specializzazione, apre bandi per medici stranieri (che non abboccano) e poiché tutto ciò ancora non basta si ricorre ai medici militari!
 
Lavorare al fianco di medici militari chiamati a tamponare l’emergenza non è uno scandalo ma una cruda istantanea della situazione in cui versa la Sanità nel nostro Paese. Senza contare che in Veneto siamo da tempo “militarizzati” gerarchicamente e burocraticamente da una politica che vede nell’aziendalizzazione della Sanità il suo mantra salvifico di un sistema inteso come una catena di montaggio dove il malato è solo un numero e il medico una fastidiosa voce nel bilancio.
 
In compenso la Sanità privata va a gonfie vele, guadagna laddove il Pubblico perde e si sta espandendo sempre più su tutto il territorio offrendo servizi di qualità. Per chi se lo può permettere.
Sarebbe questo il welfare del cambiamento?
 
Michele Valente
Presidente dell'Ordine dei Medici di Vicenza

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