quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Giovedì 23 GENNNAIO 2020
Truffa su protesi e ricoveri. A Palermo arrestati primario, caposala e infermiere e un agente di commercio

Falsificavano i documenti e i registri di carico e scarico del materiale protesico in modo che ne risultasse un uso notevolmente superiore a quello realmente impiantato sui pazienti. Il primario, inoltre, con la collaborazione di altri medici ed infermieri della sua Unità Operativa, faceva superare le liste d’attesa per gli interventi chirurgici ai propri pazienti privati, paganti.

Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i Carabinieri del N.A.S. di Palermo hanno dato esecuzione a una ordinanza di sottoposizione alla misura cautelare degli arresti domiciliari enei confronti di un direttore di Unità Operativa Complessa, di un coordinatore infermieristico e di un infermiere, tutti dipendenti di un nosocomio cittadino, nonché di un agente di commercio di protesi sanitarie, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in reato continuato di truffa aggravata ai danni di ente pubblico, falsità ideologica aggravata commessa dal P.U. in atti pubblici, abuso d’ufficio. Ne dà notizia una nota dei Nas.

Le indagini, spiega la nota, “hanno permesso di scoprire un’articolata organizzazione finalizzata a perpetrare truffe ai danni del servizio sanitario regionale, mediante la falsificazione di documenti e registri di carico e scarico del materiale protesico utilizzato negli interventi di chirurgia cranica e della colonna vertebrale, in particolare dichiarando l’uso di dispositivi medici in numero notevolmente superiore rispetto a quello realmente impiantato sui pazienti nel corso degli interventi chirurgici”.
 
Inoltre, il primario, con la collaborazione di altri medici ed infermieri della sua Unità Operativa, “faceva bypassare ai propri pazienti privati, paganti, le liste d’attesa per gli interventi chirurgici, facendoli figurare come se avessero seguito le normali procedure istituzionali di ricovero”.

Disposto il sequestro preventivo, per equivalente, della somma di 43.724 euro, quale profitto di reato, da eseguirsi, oltre che nei confronti degli arrestati, anche nei confronti di altri due soggetti non colpiti da provvedimento restrittivo, rispettivamente un infermiere dello stesso ospedale e l’amministratore della società fornitrice dei dispositivi medici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA