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Giovedì 08 OTTOBRE 2020
Vaccini antinfluenzali nel Lazio. Tavolo Regione-Medici-Farmacisti si riunisce il 12 ottobre. D’Amato: “Forse andrebbero riviste norme nazionali che risalgono al 1930”

Il tavolo, ha spiegato D’Amato intervenendo in Consiglio regionale, sarà anche l'occasione di confronto con farmacisti e medici sul progetto di somministrazione dei vaccini direttamente in farmacia, come proposto nell'ordinanza regionale del 2 ottobre. “In questa fase, ovviamente ognuno nell’ambito delle proprie prerogative, abbiamo bisogno di unire tutte le forze del sistema”, ha detto l’assessore. Ma l'idea non è stata ben accolta dai medici, che evidenziano come la vaccinazione sia un atto medico e la legge vieta ai medici di esercitare in farmacia. Per i farmacisti, invece, quella tracciata dal Lazio è la via da seguire. IL RESOCONTO DELLA SEDUTA IN CONSIGLIO

“In questa fase, ovviamente ognuno nell’ambito delle proprie prerogative, abbiamo bisogno di unire tutte le forze del sistema. Noi abbiamo costruito una rete vasta, che oggi risponde all’obiettivo di vaccinare per l’influenza stagionale 2,4 milioni di persone, ma che domani, auspicando nel momento in cui sia disponibile, sia validato, sia sicuro il vaccino Covid, a quel punto non riguarderà più 2,4 milioni di persone, ma riguarderà oltre 5 milioni di nostri concittadini. Ecco perché occorre estendere questa rete per quanto riguarda le vaccinazioni”.
 
Lo ha affermato l’assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’Amato, intervenendo ieri al Consiglio regionale straordinario su Covid-19 e vaccinazioni antinfluenzali e spiegando che a questa esigenza rispondeva anche la proposta, contenuta nell’ordinanza approvata il 2 ottobre scorso dal presidente della Regione Nicola Zingaretti, di consentire la somministrazione del vaccino direttamente in farmacia. “Laddove sussistano i requisiti di sicurezza”, ha tenuto a precisare D’Amato, che sulla questione ha istituito un tavolo tecnico con l’Ordine dei Medici e l’Ordine dei Farmacisti “per concordare le modalità organizzative".

“A mio avviso, in questa fase occorre una risposta straordinaria e l’unità di tutto il sistema, forse (mi permetto di dire) andrebbero anche riviste delle norme nazionali che risalgono al 1930, che individuano a canne d’organo le varie responsabilità”.
 
È l’art. 102 del regio decreto 1265 del 1934 infatti a vietare ai medici di esercitare la professione in farmacia. E lo hanno ricordato gli stessi medici, che hanno da subito manifestato forti perplessità sulla proposta della Regione. “Si pone in contrasto, nel merito, con la normativa vigente in materia, che prevede il divieto di cumulo tra la professione di farmacista e quello di altre professioni sanitarie ed esclude la presenza del medico, unico soggetto legittimato a sovraintendere alle vaccinazioni, in farmacia”, aveva infatti da subito ribattuto il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, chiedendo l’immediata convocazione di un incontro. “I farmacisti non sono abilitati”, ribadiva il presidente dell’Omceo Roma, Antonio Magi, secondo il quel l’ampliamento dell'offerta vaccinale “può tranquillamente avvenire dentro gli ambulatori medici in modo totalmente sicuro”.

Il progetto della Regione Lazio era invece stato accolto con entusiasmo dai farmacisti: “La Regione Lazio fa compiere all’assistenza territoriale un passo importantissimo, che adegua gli standard regionali a quelli dei paesi leader dell’Unione europea”, aveva detto Andrea Mandelli, presidente Fofi, evidenziando come il coinvolgimento delle farmacie nella rete dei punti di accesso alla vaccinazione “già avviene in tutto il mondo, a cominciare da Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna, Portogallo, Stati Uniti e Svizzera, in totale sicurezza e nel pieno rispetto delle competenze dei professionisti della salute”. Ed anche per Marco Cossolo, presidente di Federfarma, “è questa la strada giusta per allinearsi alla maggior parte di paesi europei, dove da tempo il cittadino può vaccinarsi nella propria farmacia di fiducia”.

Ma il limite imposto dal regio decreto resta un dato di fatto. E di questo si discuterà anche al tavolo convocato dalla Regione per il 12 ottobre prossimo con i medici e i farmacisti. L’ampliamento dei punti vaccinali sembra comunque certo. Perché al di là delle farmacie, già in un primo faccia a faccia con D’Amato, i presidenti delle Fnomceo e dell’Omceo Roma avevano illustrato  all'assessore la possibilità di “mettere a disposizione della popolazione - oltre agli studi dei pediatri di libera scelta, dei medici di medicina generale e dei centri vaccinali - anche le strutture  dei medici di continuità assistenziale, i poliambulatori territoriali e gli ospedali”, “in aggiunta alle Uscar”, in modo da “garantire la sicurezza agli operatori sanitari ed evitare disservizi alla popolazione”.

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