quotidianosanità.it

stampa | chiudi


Mercoledì 16 DICEMBRE 2020
Covid. Parte in Europa la corsa alla vaccinazione. Italia pronta in pole position ma la gara è lunga 

Entro l'anno dovremmo assistere al "V Day" europeo. Per Speranza sarà la sfida più importante. E il Commissario Arcuri ha detto che entro settembre sarà possibile vaccinare tutti gli italiani. Per riuscirci dovremmo garantire una media di circa 200mila vaccinazioni al giorno (senza contare la doppia dose) ma sappiamo che, almeno fino a primavera, le dosi di vaccino per farlo non le avremo e che quindi per riuscire a mantenere la promessa il target di vaccinazioni quotidiane da marzo-aprile in poi dovrà essere ancora più alto. Ci riusciremo?

“Quella del vaccino Covid è la sfida più importante dei prossimi mesi. L’Italia ha sempre lavorato perché il percorso di approvazione di Ema fosse al tempo stesso rigoroso, trasparente e veloce. È una buona notizia che tale processo possa completarsi già prima di Natale. Significherà che avremo finalmente a disposizione un vaccino efficace e sicuro”, così oggi sulla sua pagina FB il ministro della Salute Roberto Speranza.
 

 
 
Sul fatto che quella del vaccino sia la sfida più importante non penso ci possano essere dubbi. Lo è, del resto, per tutto il Mondo, e proprio nel confronto con il resto del Mondo, soprattutto d’Europa, che avremo il riscontro su come questa sfida sarà gestita e su quale sarà, alla fine, la nostra posizione in classifica.
 
E sì, perché stavolta tutti quanti potremo verificare, momento per momento, se la strategia italiana funzionerà oppure marcherà il passo rispetto ai nostri partner europei.
 
Tanto più, e lo ricorda sempre oggi Speranza nel suo post, che l’Italia ha deciso, insieme ad altri 7 Paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Svizzera) di partire con le vaccinazioni lo stesso giorno già nel mese di dicembre.
 
In quella data (non sappiamo ancora quale ma presumibilmente tra Natale e Capodanno) assisteremo alla prima vaccinazione “simbolica” in contemporanea con tanto di foto e filmato social, ma dopo questo “V-Day” che succederà?
 
Perché se a fine gennaio inizia la “gara” dobbiamo essere ben consapevoli che l’arrivo è molto, molto lontano.
 
Per il Commissario Arcuri tutto potrebbe finire entro settembre con la vaccinazione di tutti gli italiani e certamente questo è quanto auspichiamo tutti.
 
Tuttavia per riuscirci, nell’ipotesi che il target fossero tutti e 60 milioni di cittadini residenti in Italia, dovremmo riuscire a vaccinare una media di oltre 200mila persone al giorno per nove mesi (partendo teoricamente dal 1 gennaio e senza contare la doppia dose per ciascuno, che raddoppia il conto) mentre se ci limitassimo a vaccinare gli over 16 (vale a dire circa 51milioni di persone), come al momento si è deciso nel Regno Unito, parleremmo comunque di 186mila vaccinazioni al giorno (e sempre senza contare il richiamo della seconda dose).
 
Ora sappiamo che dal 1 gennaio non si potrà in alcun modo partire con questi ritmi, prima di tutto perché non ci saranno dosi sufficienti di vaccino. Quindi vuol dire che quelle medie giornaliere di vaccinazioni dovranno essere articolate in proporzione alle disponibilità e che conseguentemente, via via che aumenterà la dotazione di vaccini a nostra disposizione, esse andranno ulteriormente a salire di numero, sempre che si intenda rispettare settembre come data di fine corsa.
 
Siamo certi che questi conti li conoscano bene sia il ministro Speranza che il commissario Arcuri e che (questo è l’auspicio) su tali conti abbiano predisposto il piano di vaccinazione che dovrebbe partire appunto nei prossimi giorni, dopo l’atteso ok di Ema del 21 dicembre e il seguente placet finale della Commissione Ue e poi di Aifa (anch’essi attesi a stretto giro probabilmente già prima di Natale) al primo vaccino in pista, quello di Pfizer-BioNTech, al quale, nelle settimane e mesi successivi, dovrebbero via via aggiungersi gli altri in attesa di approvazione.
 
Ma da quel giorno alla fine della strada ce ne vuole e per farcela entro settembre i numeri da garantire sono sostanzialmente quelli che abbiamo evidenziato. L’importante è saperlo e attrezzarci fin da subito, evitando però di illudere gli italiani che tra nove/dieci mesi li avremmo vaccinati tutti se non siamo certi di poter mantenere la promessa.
 
Cesare Fassari

© RIPRODUZIONE RISERVATA