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Mercoledì 11 LUGLIO 2012
Straordinari per carenze d'organico. La sentenza che obbliga le Asl a pagare

Arriva il testo della sentenza del Tribunale di Bergamo che si era pronunciato nelle scorse settimane a favore di un medico che aveva fatto ricorso per il mancato pagamento del surplus di straordinario effettuato per supplire a carenze di organico. Cozza (Cgil): "Sancito il diritto del lavoratore".

“Allorchè il medico dimostri di aver prestato nello svolgimento delle proprie funzioni, un considerevole numero di ore di lavoro straordinario, sistematicamente e continuativamente nel corso del rapporto di lavoro, in ragione delle esigenze di servizio, queste ore non possono ritenersi compensate, se non in parte, dalla retribuzione di risultato”.
 
È questo il contenuto principale della sentenza n. 973/11 del Tribunale di Bergamo, già anticipata da Quotidiano Sanità, simile agli altri 4 pronunciamenti ottenuti a seguito dei ricorsi presentati dall’ufficio vertenze della Cgil di Bergamo, tutti favorevoli ai medici ricorrenti per l’eccessivo straordinario non retribuito. Contro le sentenze di primo grado l’azienda ospedaliera Bolognini di Seriate aveva presentato i ricorsi, respinti il 7 giugno 2012 dalla Corte d’Appello di Brescia, ad esclusione di uno dei cinque ancora in attesa di pronunciamento.

“Si sancisce così il diritto al pagamento ai medici di una vera e propria montagna di straordinari - hanno dichiarato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp-Cgil Medici e Sonia Ribera, segretaria regionale Fp-Cgil Medici Lombardia - effettuati per coprire i sempre maggiori vuoti d’organico, non solo in Lombardia ma in particolare nelle Regioni sottoposte ai Piani di rientro con devastanti blocchi del turn over”.

“Questa sentenza rappresenta una ulteriore certificazione del fallimento del sistema sanitario lombardo - ha affermato Florindo Oliverio, segretario generale Fp-Cgil Lombardia - ormai travolto dagli scandali e dalle inchieste della magistratura, e che si regge grazie al lavoro quotidiano di migliaia di operatori sanitari, spesso in condizioni di grave disagio”.

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