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Il cambiamento della Sanità in Italia fra Transizione e Deriva del sistema

14 DIC - Volendo definire con una battuta il sistema sanitario italiano nel suo complesso, pubblico e privato, potremmo dire che è sobrio e resiliente.
Ma sta “cambiando pelle” e se l’obiettivo delle politiche sanitarie è quello dichiarato, ovvero salvare l’Universalismo,
sembra più alla Deriva, che non in una fase di Transizione.
 
In mancanza di una chiara percezione che l’Universalismo è salvo, ma non più l’equità su cui dovrebbe fondarsi, manca una inequivocabile visione di quale debba essere l’approdo: e questo spiega perché non si può trattare di una Transizione (verso dove?) quanto di una Deriva spontanea.
 
Ma le derive sono pericolose e quindi una decisione va presa, anche in considerazione del fatto che sono passati quasi 20 anni dalle ultime riforme, e che i capitoli “efficienza” (leit motiv degli interventi degli anni ’90) e “risanamento finanziario” (del Federalismo) sono in buona sostanza chiusi.
 
Il problema si è spostato sul livello di sviluppo del settore, ovvero sull’adeguatezza dell’investimento in qualità di vita, ancor più che in Salute.

Produciamo meno qualità di vita di altri Paesi, sebbene ad un costo inferiore: va deciso se l’efficienza tecnica che ne deriva, giustifica (magari sul piano del dare priorità alla crescita) l’inefficienza allocativa.
 
Negli ultimi 20 anni tutto è cambiato (basta vedere i numeri che descrivono la Sanità italiana) e ci siamo cullati nella speranza che questo volesse dire non dover cambiare le regole del sistema.
 
Il rischio di non vedere le conseguenze finali dei cambiamenti in atto, e quindi di non elaborare per tempo un disegno evolutivo, è che vinca una tendenza a bollare ogni innovazione come inutile, quando esistono evidenze che siamo in grado di far fronte all’invecchiamento solo perché siamo stati sin qui capaci di investire in prevenzione e innovazione.
 
La governance dell’innovazione è quindi il punto centrale, intorno al quale costruire le nuove regole di sistema, magari accettando la lezione che spontaneamente il sistema ci offre e che va verso un certo “sincretismo religioso”, mettendo insieme il meglio dei vari modelli che ad oggi conosciamo.
 
Federico Spandonaro
Presidente Crea e docente di Economia all'Università Tor Vergata di Roma
 
Tratto dalle considerazioni introduttive al 13° Rapporto Crea (leggi tutto)

14 dicembre 2017
© Riproduzione riservata

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