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Quale sanità?/6. Fontanelli (PD): "La sanità va riformata. Ma ci sono troppi interessi"


07 OTT - La crisi mette realmente in difficolytà il principio dell'universalità. Ma abbandonarlo sarebbe un errore gravissimo. Il Ssn si può e si deve riorganizare. Nonostante i troppi interessi in campo. Intervista a Paolo Fontanelli, responsabile sanità del Pd.

On. Fontanelli, quale sanità ci dobbiamo aspettare per il futuro considerato il momento di crisi che stiamo vivendo?
Il vostro interrogativo è più che legittimo considerato il momento: con le risorse  che diminuiscono, con la grave crisi che impone anche all’Italia di rientrare dal debito e con lo stallo della crescita. Dentro questo quadro c’è la sanità, punto importante con una spesa che si colloca tra l’8 e il 9% del Pil. Spesa che negli ultimi anni non è cresciuta nei ritmi dei periodi precedenti, dato riconosciuto sia dalla Corte dei Conti che da un’indagine Ocse, spesa sanitaria nella media europea forse anche un pò al di sotto. Dobbiamo poi riconoscere come dentro la spesa sanitaria ci sono elementi di qualità ed elementi di inefficienza e di spreco che andrebbero corretti guadagnando margini per una razionalizzazione.
Detto questo il quadro finanziario che abbiamo ci pone il problema della difficoltà a mantenere questo livello di spesa. Ovviamente prima occorrerebbe aggredire altri capitoli di spesa pubblica e poi mettere le mani sulla sanità non mettendo in discussione però l’elemento di principio dell’universalità.
 
Lei dice “mettere le mani sulla sanità” che in termini di organizzazione come si traduce?
Noi pensiamo che si debba partire dalla riorganizzazione della rete ospedaliera, chiudendo strutture piccole sul territorio intervenendo con decisione e questo non è soltanto un problema di risparmio ma anche di sicurezza perchè le piccole strutture talvolta non sono in grado di garantire dal punto di vista della salute i cittadini come dovrebbero. Questo si fa però se si crea l’alternativa perchè altrimenti c’è la ribellione della cittadinanza che lamenta il fatto che gli vengono tolti i riferimenti sanitari. Strutture che possono essere di rete socio-sanitaria nelle quali può trovare uno spazio e un ruolo diverso, utilmente riqualificato, il medico di famiglia. Si può favorire l’associazione, l’H24 anche qui superando e riguadagnando le figure di guardia medica dentro questo sistema. Questo da  un lato produrrebbe una razionalizzazione e un risparmio e dall’altro garantirebbe ai cittadini la possibilità di avere l’urgenza e i suoi riferimenti.
 
Come valuta l’ipotesi da più parti sostenuta di una compartecipazione alla spesa?
Se la compartecipazione alla spesa è proporzionata al reddito allora va bene altrimenti no perchè se la logica deve essere quella delle assicurazioni alla fine il rischio è che si crei un sistema privatistico parallelo a cui accede chi può.
È evidente che a questo punto non si può non fare nulla, non si può non affrontare questo tema perchè il rischio è lo sgretolamento del sistema. Però non credo che la risposta sia quella proposta da coloro che quando si parla di insostenibilità finanziaria del Ssn suggeriscono di aprire la strada ai privati. Questo creare un doppio sistema sanitario dove da un lato ci sono quelli che hanno la possibilità di garantirsi le cure privatamente e dall’altro coloro che invece devono accontentarsi di un servizio che può essere ai minimi termini. Questo farebbe saltare il principio di universalità.
 
E del ticket, come forma di compartecipazione, che pensa?
Sono stati introdotti e, in momenti come questi in cui abbiamo fasce di reddito basse in difficoltà, sono pesanti. Una formula intelligente è quella adottata da alcune regioni che li hanno introdotti diversificandoli in base al reddito facendo in modo che chi ha redditi bassi non paga o paga in misura minima. Questo mantiene saldo il principio universalistico del Ssn.
 
Il ministro Sacconi nel suo libro bianco ipotizzo un welfare con una sanità ad univeralismo selettivo con un doppio sistema assistenziale basato su un pilastro pagato dalla fiscalità generale e uno privato pagato da contributi integrativi. Quel volume avrebbe dovuto aprire una discussione che però non si è mai aperta. Come mai?
Noi esprimemmo una pesante riserva rispetto a quell’impostazione che prevedeva un pilastro privato accanto ad uno pubblico perchè paventavamo un rischio di doppio sistema dove chi può, chi ha i soldi ha la possibilità di ricorrere ad una serie di cure e interventi di qualità, quindi con un diritto alla salute garantito chi si paga di tasca propria mentre allo stesso tempo si indebolisce la gamba pubblica che offre servizi di minore qualità e questo non sarebbe giusto. Ritengo invece che sarebbe giusto partire dall’idea di un sistema riorganizzato combattendo gli elementi di inefficienza e di spreco e creando la condizioni perchè la spesa sia più qualificata e più contenuta questo andrebbe fatto seriamente ma finora non è stato fatto.
 
Perché finora non è stato fatto?
Dobbiamo ammettere che il sistema sanitario nazionale, il mondo della sanità, è fatto di tanti interessi, corporativi, territoriali, politici, clientelari che rendono difficile una sua riorganizzazione. però credo che una sua riorganizzazione vada fatta non possiamo limitarci accettare la semplice considerazione che il sistema ha mille interessi ed è difficile da riformare. Sarebbe un errore gravissimo che andrebbe contro il concetto di salute come diritto per tutti.
 
In conclusione è giunto il momento di riconoscere che in sanità non si può dare più tutto a tutti?
Io credo che questo ragionamento abbia un suo realismo ma è un errore  partire da lì. Il mio timore è che partendo da questo discorso che si fonda sul fatto che ci sono meno risorse, si dica semplicemente “basta, non si può dare tutto a tutti” senza attivare altri meccanismi e senza affrontare realmente la riorganizzazione. Vorrei invece che si partisse dal come si riorganizza il Sistema universalistico in un quadro di ridotte disponibilità di risorse garantendo comunque il diritto.
Non possiamo più andare avanti come siamo andati avanti finora facendo finta che il problema non esista, ma allo stesso tempo l’ottica per affrontarlo non è solo quella di dire che la sanità pubblica è insostenibile e dunque facciamo il pilastro privato. L’ottica giusta è quella di provare a riorganizzare veramente il Sistema razionalizzando quello che è possibile combattendo gli sprechi introducendo meccanismi di conoscenza monitoraggio e valutazione che spingano il sistema a riorganizzarsi in base ai reali bisogni di salute alla qualità.
 
Stefano Simoni

07 ottobre 2011
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