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Il valore della sanità come “pilastro” di protezione sociale


08 NOV - Analisi elaborata da Meridiano Sanità sulla base della presentazione di Valerio De Molli, Managing Partner di The European House-Ambrosetti

La Sanità ha una funzione anche di “ammortizzatore sociale” in un Paese in cui 8,3 milioni di cittadini vivono in povertà e circa 15 milioni sono a rischio di povertà o di esclusione sociale, con un tasso di disoccupazione giovanile pari al 27,8%.
La componente Sanità rappresenta circa il 25,6% della spesa complessiva per prestazioni di protezione sociale erogate in Italia da Amministrazioni Pubbliche (pari a 412.255 milioni di euro nel 2010), seguita dall’ “Assistenza” con l’8%. La voce “Previdenza” con il 66,4% (pari a 273.768 milioni di euro) rappresenta la componente più rilevante dell’intera spesa per la protezione sociale.
Nel 2010 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata di 113.457 milioni di euro con un’incidenza sul PIL del 7,3%.
La principale componente della spesa sanitaria pubblica è rappresentata dall’assistenza ospedaliera (52,2%) che assorbe il 3,8% del PIL, seguita dagli altri servizi sanitari (27,9% con l’1,53 del PIL) e dall’assistenza farmaceutica (10,8%, che assorbe lo 0,7% del PIL).
Negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 61,8 miliardi di euro, passando dai 51,7 miliardi di euro ai 113,5 miliardi di euro, (includendo la componente privata pari a 30,6 miliardi di euro nel 2010, la spesa sanitaria complessiva ammonta a 144 miliardi di euro).
Nel 2010 il mercato farmaceutico complessivo è stato di oltre 26 miliardi di euro, di cui oltre il 75% a carico del Servizio Sanitario Nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, la spesa farmaceutica è stata di 315 euro.
Secondo l’ultimo Rapporto OsMed i farmaci più utilizzati sul territorio nazionale sono quelli per il sistema cardiovascolare, con oltre 0,5 miliardi di euro di spesa, seguono i farmaci gastrointestinali, del sistema nervoso centrale e gli anti-neoplastici. La popolazione over 65 anni assorbe circa il 35,9% della spesa per farmaci.
Il confronto tra le principali economie, pur limitatamente al solo dato di incidenza della spesa sanitaria sul PIL e alla sua ripartizione fra componente pubblica e privata, evidenzia che l’Italia si colloca leggermente al di sotto della spesa media dei Paesi OECD, pari al 9,6%.
 
L’evoluzione della spesa sanitaria: il modello previsionale di Meridiano Sanità
Il Rapporto Meridiano Sanità, come di consueto, fornisce una chiave di lettura qualitativa e quantitativa delle dinamiche future della spesa sanitaria pubblica in Italia attraverso l’aggiornamento del modello previsionale da qui al 2050. Questa edizione, tuttavia, si arricchisce di un elemento: oltre alla variazione della componente di tipo demografico ed economico, in questo caso si considera anche quella di tipo epidemiologico, tenuto conto delle evoluzioni previste a seguito di problematiche derivanti da abitudini alimentari, stili di vita e altri fattori di rischio in aumento. E’ stata, quindi, valutata l’opportunità di focalizzare l’attenzione su una delle più importanti patologie croniche, quali il diabete, per valutarne l’impatto sulla spesa sanitaria.
La dinamica della spesa sanitaria pubblica nei prossimi anni è diretta conseguenza dell’evoluzione e dell’interazione reciproca di due componenti:
1)    La prima di tipo demografico, ovvero connessa al numero e alla struttura per sesso e per età della popolazione
2)    La seconda di tipo economico, imputabile a una propensione riscontrabile in tutte le società avanzate verso una crescita della spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata), più che proporzionale rispetto alla crescita del PIL)
Punto di partenza del modello previsionale è la spesa sanitaria pubblica nel 2010 che ammonta a 113,5 miliardi di euro pari al 7,3% del PIL nazionale. Dalla scomposizione per sesso, si evince una lieve prevalenza della quota di spesa sanitaria pubblica destinata alla popolazione femminile, pari al 3,9% del PIL contro il 3,4% imputabile alla componente maschile. Questa differenza è dovuta a una maggiore numerosità delle donne sia tra la popolazione in generale che nella fascia over 65. La popolazione over 65 conta per quasi 1/5 della popolazione italiana e assorbe oltre il 49% della spesa sanitaria pubblica.
La proiezione della spesa sanitaria pubblica al 2050 si è concentrata sull’impatto della componente demografica ed economica. Le variazioni demografiche e la crescita del reddito disponibile impattano per oltre 168 mld di euro sui conti della sanità rispetto al 2010. Alla fine del periodo, la spesa sanitaria pubblica si attesta su un valore prossimo a 281,5 miliardi di euro, pari al 9,7% del PIL nel 2050.
La popolazione over 65 aumenta a un tasso medio annuo dell’1,3% e la sua crescita non è controbilanciata da un’eguale incremento nelle altre fasce della popolazione e soprattutto nei tassi di natalità. E’ vero il contrario: il numero di italiani di età tra 0 e 64 anni diminuirà dello 0,4% annuo, passando da 48 milioni nel 2010 a 41 milioni nel 2050. In conseguenza la percentuale degli over 65 anni sul totale della popolazione italiana passa dal 20,3% del 2010 al 33% del 2050.
Sommando l’impatto della crescita del reddito disponibile, della variazione nel numero e nella composizione della popolazione e dell’elasticità stimata della spesa sanitaria procapite rispetto al reddito disponibile, la spesa sanitaria pubblica cresce ad un tasso medio annuo del 2,3% tra il 2010 e il 2050 fino a raggiungere un valore pari al 9,7% del PIL al termine del periodo.

Ipotesi di variazione del quadro epidemiologico
L’integrazione della componente epidemiologica nel modello previsionale consente di apprezzare l’effetto sulla spesa futura delle patologie per cui gli esperti prevedono una maggiore diffusione negli anni a venire.
E’ stata valutata l’opportunità di focalizzare l’attenzione sulla variazione della prevalenza di una delle più importanti patologie, il diabete, per valutarne l’impatto sulla spesa sanitaria.
Ad oggi in Italia ci sono 3 milioni di diabetici, concentrate nella fascia di età over 45.
Applicando i dati sulla prevalenza del diabete alla popolazione stimata fino al 2050, si ipotizza che il numero di persone affette da questa patologia arriverà a circa 4,4 milioni, a causa della variazione del mix demografico.
Per valutare il reale impatto del quadro epidemiologico relativamente al diabete è stata considerata la stima di crescita dei pazienti affetti da questa patologia dall’International Diabetes Federation, che vede un tasso annuo di crescita medio fino al 2050 pari a circa lo 0,67%. Tale ipotesi è stata costruita mantenendo l’attuale configurazione del mix demografico. Secondo questa ipotesi, il numero dei diabetici aumenterà di ulteriori 0,9 milioni nel 2050. La modifica delle assunzioni epidemiologiche sul diabete unite a quelle sul mix demografico porta il numero dei malati a  5,3 milioni.
Ogni malato diabetico ha un costo di circa 3.660 euro. Utilizzando questa informazione ed incrociandola con il numero dei malati incrementali è possibile stimare al 2050 una maggior spesa per circa 3,7 miliardi, con una conseguente incidenza della spesa sanitaria sul PIL pari a circa 9,9% (rispetto al 9,7% del caso base del modello previsionale). Il costo complessivo causato dal quadro epidemiologico simulato per il periodo 2010 - 2050 è di 59,8 miliardi di euro.
 

08 novembre 2011
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