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 "Le disabilità tornino in testa all’agenda politica". Gli interventi delle istituzioni


08 FEB - Come dare risposte alle disabilità? Per il ministro della Salute servono risposte organizzative, sapendo che le diverse forme di risposta devono concorrere e non escludersi. E per rendere effettiva la “presa in carico”, parola d’ordine che da tempo campeggia nei temi sanitari, occorre creare supporti familiari, attuare l’assistenza domiciliare e semi residenzialità con diversi livelli di intensità sanitaria “perchè non si può considerare tutto allo stesso livello”.
Ma c’è anche chi ritiene – come l’onorevole Livia Turco e Anna Banchero del Coordinamento tecnico Affari sociali, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - che le risposte potranno arrivare solo quando si sposterà l’attenzione dalla sanità al socio-sanitario. Magari dirottando una parte dei soldi destinati al Fondo sanitario nazionale verso quelli per la non autosufficienza e le politiche sociali.
Soprattutto, gli interlocutori politici che hanno partecipato questa mattina al dibattito sui risultati dell’indagine realizzata dal Censis, guardano con attenzione al nuovo patto per la Salute, con l’auspicio di riportare in carreggiata la macchina della sanità. E, in questo caso, anche quella del socio sanitario.

“Spero che con il nuovo Patto per la salute cambi qualcosa – ha detto Anna Banchero –, ma sarebbe preferibile parlare di un Patto per la salute e per la sostenibilità della vita quotidiana. La salute non è solo assenza di malattia, ma è un insieme di interventi che devono sostenere la persona più debole. Il Fsn quindi non dovrebbe essere indirizzato solo all’assistenza agli ospedali e alle tecnologie (tra poco avremmo persino la tac di quartiere), ma anche ai servizi socio sanitari. Chiudiamo perciò i piccoli ospedali che non servono e investiamo sul socio sanitario. È un discorso di responsabilità finanziaria. Non dimentichiamo, come abbiamo ricordato anche al ministro Foriero, che per le politiche sociali ci sono appena 69 milioni di euro da dividere tra le Regioni. Un dato che si commenta da solo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro alla sanità, Livia Turco, da sempre in prima linea nella difesa del settore socio assistenziale. E preoccupata del fatto che le disabilità stiano diventando un problema “sempre più invisibile. “Si parla di dimensione nascosta delle disabilità – ha sottolineato – ma oggi constato che questa realtà si è ulteriormente accentuata, e non solo per alcune disabilità meno note ma per tutto l’insieme delle disabilità. Percepisco un isolamento del problema. È sempre più invisibile”. Le cause? Molteplici: “Uno dei motivi è legato alla crisi economica che sta comportando una gerarchizzazione del disagio sociale, e così quello economico ha assunto una grandezza tale per cui non c’è più spazio per evadere altre forme di disagio, come la disabilità, la salute mentale. Problematiche che vengono considerate meno importanti, non prioritarie. C’è un arretramento culturale delle istituzioni e della politica su questi temi. Bisogna recuperare consapevolezza, culturale umana e politica”.
Insomma per Turco, occorre che le disabilità tornino in testa all’agenda politica.
“Non c’è un fondo per le politiche sociali – ha aggiunto –, parlare di poco più di60 mln equivale a dire che il fondo non c’è. Non si riesce a costruire un grande gioco di squadra. Tocchi il Fns e si scatenano reazioni feroci, ma non per la non autosufficienza e per le politiche sociali. Investire su questo è invece un moltiplicatore di risorse”.
Denuncia le difficoltà in cui si trovano le aziende ma anche i comuni nel dare risposte alle famiglie.
“Anche noi ci troviamo in una difficoltà seria nel dare risposte alle famiglie e al singolo – ha detto Giovanni Monchiero, presidente Fiaso – le risorse si sono ridotte, sono anni che il sistema sta cercando di rispondere mantenendo i servizi in un contesto di impoverimento. Le mancanze dipendono da una settore macroscopicamente in difficoltà. E i tagli ai Comuni accentueranno ancora di più le difficoltà per i servizi socio sanitari. E tra i problemi in agenda c’è poi quello del Dopo di noi, un problema rappresentato dall’offrire luoghi di accoglienza stabile e riconosciuti come tale ai disabili che non potranno contare più sull’aiuto delle famiglie”.
Ma proprio su questa ultima questione è intervenuta Livia Turco ricordando che: “Abbiamo incardinato la legge del ‘Dopo di noi’ e chiederemo al ministro Balduzzi se ci sarà qualche risorsa da destinare a questo importane progetto di legge”.

08 febbraio 2012
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