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Spesa sanitaria pubblica. Nel 2050 rappresenterà il 9,7% del Pil


06 NOV - “Il notevole sforzo richiesto dai vincoli di bilancio da un lato, e la necessità di mantenere il Ssn un sistema universalistico dall’altro, impongono un’attenta riflessione sulle scelte di allocazione delle risorse disponibili e una riorganizzazione dell’offerta di alcuni servizi e prestazioni”, osserva il Rapporto Meridiano Sanità 2012, ricordando che, tra i tagli apportati dalle manovre del 2011 e i nuovi tagli dalla Spending Review e dal Disegno di Legge di Stabilità nel suo testo originale, ora in discussione alla Camera, la riduzione del finanziamento della sanità per il 2012 sarà pari a 3,8 miliardi di euro e crescerà progressivamente negli anni successivi.

Ai tagli del finanziamento della spesa, si aggiungono interventi sui farmaci e sugli ospedali. Oltre alla ridefinizione dei tetti sulla farmaceutica ospedaliera e territoriale, il Rapporto segnala l’incremento dello sconto al Ssn che è rideterminato per le farmacie al 2,25% e per le aziende farmaceutiche al 4,1%.

La componente “Sanità”, ricorda inoltre il Rapporto, rappresenta circa il 23,2% della spesa complessiva per prestazioni di protezione sociale erogate in Italia dalle Istituzioni delle Amministrazioni Pubbliche (pari a 449,885 miliardi di euro nel 2011, +1,4% rispetto al 2010), seguita dalla “Assistenza” con l’8,6%. La voce “Previdenza”, con il 68,2%, (pari a 306,852 miliardi di euro) rappresenta la componente più rilevante dell’intera spesa per la protezione sociale.


In totale, nel 2011, la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari a 112 miliardi di euro – “per la prima volta in diminuzione in termini assoluti”, rileva il rapporto -, con un incidenza sul PIL del 7,1%, in calo rispetto all’anno precedente di 0,2 punti percentuali. “Tale riduzione appare ancora più significativa se si considera che anche il denominatore (PIL) del rapporto si è contratto”, sottolinea ancora Meridiano Sanità, ricordando come però, invece, negli ultimi dieci anni il tasso di crescita della spesa sanitaria è rimasto superiore al tasso di crescita del PIL, “peraltro estremamente contenuto nel nostro Paese”. Un trend di crescita maggiore che si è manifestato ancora prima della decelerazione che il sistema economico ha subito a causa della crisi internazionale.

Tra il 2001 e il 2011, la spesa sanitaria pubblica è cresciuta complessivamente di 37 miliardi di euro (passando dai 75 miliardi di euro del 2001 ai 112 del 2011), registrando un tasso di crescita medio annuo pari al 4,1% circa (dal 6,2% al 7,1% di incidenza sul PIL), rispetto ad un incremento medio annuo del PIL a valori correnti, pari al 2,6%.

Tuttavia si possono distinguere due periodi molto diversi in quest’arco temporale: dal 2001 al 2006 la crescita è stata rapida, con un incremento di 0,7 punti percentuali in 5 anni; nei 5 anni successivi invece la dinamica di crescita è rallentata (0,2 punti percentuali) con un calo nell’ultimo anno.

Partendo dal valore della spesa sanitaria pubblica effettiva, pari a circa 112 miliardi di euro nel 2011, ed includendo la componente privata, pari a 28 miliardi di euro nello stesso anno, la spesa sanitaria complessiva ammonta a 140 miliardi di euro. Nel decennio 2001-2011 la crescita media annua della spesa sanitaria privata si è attestata intorno al 2,3% circa (passando dai 22,2 miliardi di euro del 2001 ai 28 del 2011), evidenziando un incremento inferiore rispetto a quello della componente pubblica nello stesso periodo (4,1%). “Tuttavia – precisa il Rapporto -, negli ultimi 3 anni (2009-2011), la spesa privata è aumentata ad un tasso più alto di quella pubblica: il 2,4% contro lo. 0,7% per anno composto, ad evidenziare un progressivo fenomeno di cost-shifting dal pubblico al privato.

Partendo da questi presupposti, l’obiettivo di Meridiano Sanità è stato quello di fornire una chiave di lettura qualitativa e quantitativa delle dinamiche future della spesa sanitaria pubblica in Italia e dell’impatto dei principali driver sottostanti, e cioè l’evoluzione demografica, la normale dinamica economica di crescita della spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) più che proporzionale rispetto alla crescita del PIL, a cui si sommano “componenti esogene”, come le scoperte scientifiche e le evoluzioni tecnologiche, il loro impatto sull’efficacia e sui costi delle prestazioni sanitarie, le politiche di contenimento della spesa sanitaria medesima, le scelte in tema di organizzazione delle modalità di fornitura di servizi sanitari o di investimento in nuove prestazioni sanitarie che assicurino una maggiore efficacia e/o efficienza.

Punto di partenza del modello previsionale è la spesa sanitaria pubblica nel 2011, che ammonta a 112 miliardi di euro pari al 7,1% del PIL nazionale. Dalla scomposizione per sesso si evince una lieve prevalenza della quota di spesa sanitaria pubblica destinata alla popolazione femminile, pari al 3,8% del PIL contro il 3,3% imputabile alla componente maschile. Questa differenza è dovuta a una maggiore numerosità delle donne sia tra la popolazione in generale che nella fascia over 65 (ovvero quella caratterizzata da una spesa pro capite più elevata). La scomposizione della spesa per fascia di età evidenzia invece come la popolazione over 65, che conta per quasi un quinto della popolazione italiana, assorbe oltre il 49,5% della spesa sanitaria pubblica.

La proiezione della spesa sanitaria pubblica al 2050 si è concentrata sulla stima dell’impatto della componente demografica ed economica. Le variazioni demografiche e la crescita del reddito disponibile impattano per oltre 61,7 miliardi di euro sui conti della sanità rispetto al 2011. E così, secondo la proiezione, alla fine del periodo, cioè nel 2050, la spesa sanitaria pubblica si attesterà su un valore prossimo a 281 miliardi di euro, pari al 9,7% del PIL.

Una crescita che, sottolinea il Rapporto, “non sarà omogenea negli anni”. La maggior parte della crescita si concentra nei primi decenni del periodo considerato, mentre il rapporto tende a stabilizzarsi nell’ultimo decennio. “Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, infatti – spiega Meridiano Sanità -, si manifesta con maggiore intensità tra il 2010 ed il 2040, periodo durante il quale la quota di over 65 sul totale della popolazione passa dal 20,6% al 33%”.
 

06 novembre 2012
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