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Martedì 07 LUGLIO 2020
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Tutti i dati dell’indagine


23 GIU - L’indagine Censis-Agenas ha consentito di interpellare un campione di 1.000 cittadini italiani maggiorenni in qualità di fruitori dei servizi sanitari per analizzare, tra i diversi aspetti, l’interesse, il livello percepito di informazione sanitaria, ma anche i bisogni informativi, le informazioni utilizzate nel rapporto con i servizi sanitari e le opinioni sulle azioni da intraprendere per migliorare l’informazione sui servizi e sulle strutture sanitarie.
 
L’interesse per i temi sanitari appare essere diffuso se si considera che il 78,3% degli intervistati dichiara di prestare attenzione quando si parla di salute- in particolare i laureati (87,7%) -, e il 36,8% indica di essere sempre interessato ad informarsi su questo tema allo scopo di tutelare la propria salute, mentre il 41,5% indica di farlo solo quando si tratta di un problema di salute che potrebbe riguardarlo da vicino.
 
Il 21,7% riconosce invece di non essere particolarmente interessato ad acquisire informazioni sulla salute, e si tratta principalmente dei giovani da 18 a 29 anni (e dunque coloro che proprio per la giovane età hanno una percezione maggiormente positiva del proprio stato di salute). Un aspetto cruciale dell’indagine è rappresentato anche dal livello di informazione percepito sui temi sanitari.

 
Dall’analisi dei dati si evince che il 62,5% della popolazione si reputa molto e abbastanza informato sui temi sanitari,in particolare il 56,4% si giudica abbastanza informato mentre il 6,1% molto informato. A segnalare livelli più elevati di informazione sono i rispondenti più istruiti (75,6%), di età compresa tra i 45 e i 64 anni (74,7%), i residenti a Nord Est (78,4%) e le donne (69,4%). Entrando nel merito dei contenuti dell’informazione sanitaria, si è scelto di indagare sulla tipologia di informazioni che i cittadini ritengono utili, distinguendo quelle relative alla salute ed alle patologie da quelle di tipo pratico relative ai servizi sanitari, ed è stato chiesto agli intervistati di indicare il loro diverso giudizio di utilità con una scala da 1 a 10 (dal minimo al massimo).
 
Sul fronte delle informazioni generali sulla salute e le patologie, il valore maggiore è attribuito, con un punteggio medio più elevato e pari a 8,6, alle informazioni sui costie, con punteggi ancora di poco superiori a 8, gli intervistati giudicano utili informazioni relative alla prevenzione, ed in particolare, programmi di screening e prevenzione (8,4) e prevenzione basata sugli stili di vita e salute (8,3). Molto utili sono ritenute anche le informazioni sui farmaci (8,2) e le possibilità terapeutiche per specifiche patologie (8,2), quelle sui percorsi diagnostico-terapeutici (8,1) e su patologie specifiche (8,1).
 
Quando si considerano le informazioni di natura pratica relative all’accesso ai servizi, i giudizi si mantengono tendenzialmente più elevati.Nello specifico, gli intervistati giudicano particolarmente utile avere informazioni sui tempi di attesa per singola prestazione (8,8), sulle modalità di prenotazione (8,7) e sulla qualità dei servizi, delle prestazioni offerte e dei professionisti presenti nella struttura (8,6).
 
Con punteggi superiori a 8 si fa riferimento anche alle informazioni sui costi dei diversi servizi erogati (ticket, intramoenia)(8,5), alla tipologia di servizi (visite, esami) che vengono erogati nelle strutture (8,5), alla possibilità di avere a disposizione un elenco delle strutture sanitarie (ospedali, consultori) (8,3) e informazioni di carattere pratico sui servizi (indirizzi, recapiti, orari di apertura) (8,3).
 
Il bagaglio di informazioni sulla salute di cui i cittadini sono in possesso trova la sua fonte principale nel medico di medicina generale, indicato dal 72,3% dei cittadini.Con quote più ridotte, comprese tra il 20 e il 30%, si fa riferimento anche ai familiari, parenti, amici, vicini, colleghi (31,9%), alla televisione (25,7%) e al medico specialista (22,7%).
 
Meno frequentemente sono citate altre fonti strategiche di informazione, tra le quali, i siti Internet sulla salute o scientifici (17,6%),i quotidiani con inserti sulla salute (11,1%), il farmacista (9,9%), i siti Internet istituzionali (5,6%), i social media (3,0%). Più nello specifico, si osserva che al crescere dell’età aumenta l’indicazione del medico di medicina generale come fonte da cui i rispondenti hanno appreso le informazioni di cui dispongono sulla salute, passando dal 57,0% dei più giovani all’80,6% dei 65enni e oltre.
 
Tra gli anziani del campione è leggermente più ampia anche la percentuale di chi indica il medico specialista (27,6%).Tra i più giovani è invece più frequente l’indicazione di familiari, parenti, amici (53,0%) come fonti di informazione sulla salute.
 
Considerando le fonti da cui, potendo scegliere, i cittadini vorrebbero ricevere le informazioni sulla salute, ad indicare il medico di medicina generale è di nuovo la quota più elevata, il 73,4%,una percentuale che poco si discosta da quella di chi ha tratto le informazioni di cui dispone da questa figura. Inoltre è interessante osservare che solo il 10,2% vorrebbe ricevere informazioni sulla salute da familiari, amici, colleghi, a fronte del 32% circa di chi effettivamente indica d’aver ottenuto le informazioni di cui dispone da queste figure. Pari al 28,7% è invece la quota di chi vorrebbe essere informato su temi sanitari dal medico specialista, a fronte del 22,7% di chi lo indica come la fonte dalla quale ha attinto le informazioni di cui dispone.
 
Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo approccio all’informazione sanitaria è certamente connesso all’utilizzo di internet per questo scopo.A fronte di un ricorso crescente alla rete da parte della popolazione, i dati confermano la sua rilevanza anche nel campo della salute. Il 32,3% dei partecipanti all’indagine dichiara infatti di far uso di internet abitualmente per questioni relative alla salute, come cercare informazioni su malattie o prenotare visite, mentre il 35,5% di intervistati indica di utilizzare internet ma non per questioni propriamente relative alla salute; circa un terzo degli intervistati invece non fa generalmente uso del mezzo internet (32,2%).
 
Sul territorio nazionale i fruitori non occasionali di internet per la salute sono equamente distribuiti, anche se l’utilizzo della rete a tale scopo appare leggermente meno frequente tra gli abitanti del Nord-Est (30,0%).
 
A praticare l’e-health sono più ampiamente i più istruiti (61,1%),i rispondenti da 30 a 44 anni (50,8%) e in misura solo lievemente più ampia le donne (34,2%) rispetto agli uomini (30,2%). Nello specifico, l’utilizzo delle rete sembra essere finalizzato principalmente alla ricerca di informazioni relative a specifiche patologie, terapie, vaccinazioni (73,5%), in particolare tra i rispondenti di 65 anni e oltre (78,5%). Un’ampia parte degli utilizzatori di internet per la salute indica di cercare informazioni su medici e strutture cui rivolgersi in caso di malattia (42,7%) e si tratta più ampiamente degli intervistati dai 45 ai 64 anni (52,0%).
 
Inoltre, il 25,3% dichiara di utilizzare internet per aspetti pratici, come prenotare visite, esami o comunicare con il proprio medico,un uso che accomuna più frequentemente i 30-44enni del campione (35,0%); al 24,4% è capitato, navigando su internet, di trovare informazioni sulla salute senza averle cercate, in particolari ai più giovani (39,5%).
 
Con quote più ridotte si fa poi riferimento alla frequenza di forum e community per lo scambio di informazioni tra pazienti (16,8%) e con i professionisti (10,6%).Ancora più sporadico è l’utilizzo di internet per acquistare farmaci (6,5%) e parlare con il proprio medico (5,6%). La maggioranza degli intervistati afferma di reperire informazioni sulla rete consultando principalmente siti specializzati e scientifici (54,6%), in particolare i 45-64enni (61,3%) e i laureati (60,9%).
 
Il 23,9% tende a cercare informazioni in prevalenza su siti istituzionali (come i siti del Ministero della salute o dell’ Istituto Superiore di Sanità),quota che sale al 34,5% tra i più istruiti e al 43,6% tra gli anziani. Con percentuali molto più ridotte si fa riferimento ai Social Network (9,9%, quota che sale al 27,4% tra i più giovani), alla sezione salute dei quotidiani online (8,3%) e ai siti di associazioni di pazienti (3,3%).
 
Guardando alle circostanze che hanno portato alla ricerca sulla rete di informazioni sulla salute, sono prossime al 40% le quote di chi indica di averle cercate quando una persona vicina aveva problemi di salute e di chi le ha cercate indipendentemente dallo stato di salute proprio o di altri (in particolare i 65enni e oltre, 56,6%). Il restante 20% circa dichiara di averle cercate quando si sono verificati problemi personali di salute (in particolare i 30-44enni, il 47,9%).
 
L’informazione sanitaria rappresenta evidentemente uno strumento fondamentale dell’empowerment dei cittadini, anche perché è in grado di influenzare in modo significativo il rapporto con i servizi, dalla fase di selezione ed accesso fino alle modalità di relazione con i professionisti.
 
Nel corso degli ultimi 12 mesi il 63,0% del campione ha avuto la necessità di rivolgersi al Servizio Sanitario Nazionale per effettuare visite, esami, accertamenti o ricoveri, e nel corso di queste recenti occasioni di rapporto con il SSN, poco meno della metà degli intervistati (47,2%) indicano di aver ottenuto le informazioni necessarie dal Medico di medicina generale.
 
Il 16,4% ha, inoltre, ricevuto le informazioni che cercava dal CUP, il 13,6% è stato informato dallo sportello della ASL o dell’Ospedale, l’11,2% dal medico specialista, il 7,0% da familiari, parenti, amici, colleghi di lavoro.
 
Con quote residuali si fa invece riferimento all’Urp (1,9%), al farmacista (0,6%), ad Internet (0,3%). E’ da sottolineare come nel corso dell’esperienza di rapporto con il SSN più recente, il 23,1% dei rispondenti ha riscontrato difficoltà di tipo informativo.
 
Si tratta di una percentuale che cresce tra i rispondenti fino alla licenza media (27,8%) ed i più anziani (27,5%). Inoltre, si osserva che passando da Nord a Sud della penisola aumenta in maniera considerevole la porzione del campione che rintraccia difficoltà informative nel rapporto con il SSN, passando dall’11,4% a Nord Ovest al 35,2% al Sud e Isole, oltre 20 punti percentuali di differenza.
 
Sicuramente un aspetto informativo altrettanto pratico, ma strategico rispetto al rapporto complessivo con il SSN, è quello legato al momento della selezione del medico di medicina generale,anche alla luce delle sue funzioni di prescrittore e veicolo per l’accesso ad altri servizi e professionisti del sistema. Interrogando gli intervistati circa i parametri che hanno guidato la selezione del medico, infatti sono due i criteri emersi come più rilevanti: in primo luogo pesa il parere fornito da amici, vicini, parenti, colleghi (43,9%), in particolare per i giovanissimi (61,1%) e al Centro Italia (49,8%); il secondo criterio di scelta è legato invece alla prossimità del medico alla propria abitazione (35,7%), specialmente per la componente del campione di 65 anni e oltre (44,5%) e per i rispondenti residenti a Nord Ovest (38,3%) e a Nord Est (39,1%).
 
Il 15,2% indica invece d’aver scelto il medico di famiglia o il pediatra di libera scelta casualmente,consultando l’elenco presente nell’Asl di appartenenza, mentre solo l’1,6% indica di aver tenuto conto di pareri di pazienti letti tramite internet. Per approfondire i bisogni informativi dei cittadini nel rapporto con i servizi sanitari è stato, inoltre, richiesto agli intervistati un giudizio sulla facilità con cui è possibile reperire informazioni di base sui servizi sanitari presenti nella propria città, come la tipologia di servizi e di professionisti disponibili, gli indirizzi, gli orari ecc., sia con riferimento all’ospedale che alle strutture territoriali, come ambulatori medici specialistici, consultori, laboratori di analisi, servizi vaccinali ecc..
 
La quota più rilevante, pari al 45,5% del campione, ritiene che sia facile trovare questa tipologia di informazioni sia per l’Ospedale di riferimento che per le strutture territoriali.Sono minoritarie le quote di chi ritiene sia più facile trovare informazioni utili all’accesso in misura maggiore per l’ospedale (11,4%) o i servizi sul territorio presenti sul territorio (13,0%). Il 30,1% pensa invece che non sia facile trovare questo tipo di informazioni né rispetto all’Ospedale di riferimento né per le strutture presenti sul territorio, e questa opinione appare decisamente più diffusa tra i rispondenti del Sud e Isole (50,0%), mentre si riduce a 17,6% al Nord Ovest e 12,3% al Nord Est.
 
Infine, si è voluto chiedere agli intervistati la propria opinione circa le azioni che dovrebbero essere intraprese per migliorare l’informazione sui servizi e sulle strutture sanitarie.L’opinione maggiormente condivisa trova d’accordo quasi la metà dei rispondenti (48,6%) che sottolineano l’importanza del ruolo svolto dai medici di famiglia ai quali riconducono la responsabilità di dare informazioni circostanziate ai pazienti e di guidarli verso le strutture più adatte.
 
Secondo il 26,4% dei rispondenti bisognerebbe realizzare e rendere disponibili indicatori e graduatorie sulla attività, la qualità e gli esiti delle cure, certificati dal Ministero o da una Agenzia qualificata, mentre per il 18,8% bisognerebbe realizzare delle graduatorie sulla base delle opinioni dei pazienti.
 
Poco più di un intervistato su 5 ritiene invece che dovrebbero essere gli Uffici relazioni con il pubblico (Urp) e gli sportelli delle Asl ad offrire informazioni più precise ed articolate (22,2%), mentre il 12,1% pensa che attraverso internet dovrebbero essere reperibili informazioni sicure e attendibili su servizi e strutture.
 
Se, da un lato, la centralità della funzione informativa e di indirizzo del medico di medicina generale viene ampiamente ribadita, dall’altro, l’ipotesi di scegliere la struttura presso cui curarsi sulla base di una graduatoria appare praticabile alla stragrande maggioranza del campione:ben l’81,4% del campione terrebbe conto di una classifica delle strutture socio-sanitarie fornita da una fonte ufficiale, come il Ministero della Salute, per scegliere la struttura presso cui curarsi, con un’articolazione tra il 43,6% che sceglierebbe una delle strutture collocate in cima a tale graduatoria, anche a costo di percorrere diversi km; ed il 37,8% che sceglierebbe una delle strutture con le migliori performance solo se prossima al domicilio.
 
Il restante 18,6% continuerebbe invece a curarsi presso la struttura che reputa attualmente di riferimento, ignorando la graduatoria. Il campione appare invece diviso a metà circa le modalità attraverso cui questa classifica debba essere stilata: per il 51,1% dovrebbe essere messa a punto sulla base di indicatori sulla qualità e gli esiti delle cure certificati dal Ministero o da una Agenzia qualificata, un’opinione che appare maggiormente condivisa all’aumentare del livello di istruzione; l’altra metà del campione (48,9%) è invece convinta che una classifica delle strutture sanitarie debba essere stilata sulla base delle opinioni dei pazienti in base alle esperienze vissute, ed in questo caso sono più frequentemente i meno istruiti ad approvare questa modalità di intervento.
 
Risulta evidente come sia in effetti importante facilitare e diffondere la conoscenza del Sistema Sanitario Nazionale attraverso la produzione e il continuo aggiornamento dei dati di attività e funzionamento a livello regionale e nazionale,facilitando l’utilizzabilità dei servizi sanitari e sociosanitari mediante la diffusione pubblica di poche, ma precise, informazioni sul SSN, le sue articolazioni, i provider, le performance e garantire che tali informazioni siano comprensibili ed utili ai cittadini stessi.
 
Fonte: Indagine Censi-Agenas

23 giugno 2017
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