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Gran Bretagna. Ecco la spending review inglese per la sanità. Più qualità e più risparmi

Tagliare del 20-30% i costi di beni e servizi ottimizzandone l’uso. Risparmiare 1.230 mln di sterline (1,5 mld di euro) riducendo la durata dei ricoveri e altre 750 (0,9 mld di euro) riducendo gli errori di assunzione di farmaci. Ecco alcuni esempi di come, secondo un report del BMJ, si può salvare il servizio pubblico e la salute dei cittadini.

04 AGO - La qualità fa risparmiare. Per tanto tempo sono state solo parole, ma a supportarle arrivano oggi dalla Gran Bretagna le prime stime che quantificano questi risparmi. 

Solo stime, per l'appunto, ma supportate da una serie di studi (compreso quello del Dipartimento per l’Innovazione e lo Sviluppo del National Health Service) riassunti in una review pubblicata sul British Medical Journal (aprile 2011, vol. 20, n. 4) a firma di Martin Marshall (The Health Foundation, London, UK) e John Øvretveit (Medical Management Centre, The Karolinska Institutet, Stockholm, Sweden).
 
L'obiettivo è quello di dare una risposta ai bisogni economici del Paese ("Al Nhs viene chiesto di ridurre la spesa di 15-20 miliardi nei prossimi 4 anni", spiegano Marshall e Øvretveit) senza che a farne le spese sia la salute dei cittadini. Perché se i risparmi non arriveranno da un milgiore uso delle risorse e delle prestazioni, irrimediabilmente dai tagli ai servizi. E le conseguenze "saranno drammatiche". 
 
Ecco, dunque, cosa suggeriscono gli esperti inglese. Gli interventi suggeriti e i risparmi stimati dagli studi inglesi sono riassunti dal Bjm nella tabella che pubblichiamo a fondo pagina. Quattro, in particolare, le aree di intervento.

Dalla prima, appropriatezza delle prestazioni, il Nhs potrebbe risparmiare circa il 10% di quanto ha speso in totale nel 2008/2009. Come? Migliorando la prevenzione e il case management e riducendo gli accessi non programmati, potenziando le cure integrate e migliorando l’assistenza nel fine vita.

Forti risparmi si possono ottenere poi sul campo dei beni e servizi. Ottimizzandone l’uso, condividendone alcuni tra diversi servizi e migliorando le gare di acquisto si può ottenere, secondo le stime, un risparmio stimato nel 20% annuo, pari a 500 milioni di sterline all’anno (630 mln di euro).
Anche la produttività del personale può migliorare, traducendosi in risparmi. Valorizzando le competenze, ad esempio. Ma secondo gli esperti inglesi, una migliore organizzazione potrebbe anche consentire di ridurre fino al 40% delle assenze per malattia.

Terza area di intervento, quella dei processi clinici. Con stime molto più dettagliate che parlano di 1.300 milioni di sterline (1,6 mld di euro) risparmiabili attraverso interventi di ottimizzazione delle attività di reparto; 1.230 (1,5 mld di euro) dalla riduzione delle giornate di degenza e altri 108 (136 mln di euro), ad esempio, dalla riduzione dei ricoveri ripetuti.

Infine, anche una migliore gestione dei percorsi terapeutici e i corretti stili di vita possono portare considerevoli risparmi: 1.050 milioni (1,3 mld di euro) dalla migliore gestione delle ulcere degli arti, ad esempio, 750 (0,9 mld di euro) dagli errori di assunzione di farmaci, 600 (750 mln di euro) dall’implementazione delle linee guida del Nice, 130 (160 mln di euro) dal potenziamento della salute nutrizionale. Altri 105 (130 mln di euro) dalla migliore gestione, in ospedale, dei pazienti con diabete e sono evitabili anche 15 milioni di spese derivanti dalle cadute in ospedale.

Insomma, dati approssimativi, su cui saranno necessarie verifiche e approfondimenti, ma così positivi che potrebbero aprire la strada a una serie di interventi per ottimizzare le spese puntando alla qualità. In pratica, una vera spending review. Che per risparmiare senza penalizzare i servizi, però, non deve concretizzarsi secchi in tagli lineari.
 

 

04 agosto 2012
© Riproduzione riservata


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