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Farmaci. Cittadinanzattiva denuncia: “Sempre più costosi e di difficile accesso”

Aumentano i ticket e il costo dei farmaci di fascia A e C, permane una disparità di accesso tra Regioni. Per un malato cronico, la spesa annuale per l’acquisto di farmaci necessari e non rimborsati è di circa 1.227 euro. Come emerge dal Rapporto di Cittadinanzattiva-Tdm sull’assistenza farmaceutica.

29 NOV - "L’assistenza farmaceutica è uno degli ambiti del nostro Ssn che negli anni è stato ed è oggetto di una numerosi interventi, che con il dichiarato obiettivo di razionalizzazione, hanno in realtà inciso profondamente sulle disponibilità. In particolare, un fenomeno che è venuto ad acuirsi negli ultimi anni è la presenza di grandi disparità tra Regioni. I diversi correttivi effettuati sulla spesa farmaceutica hanno notevolmente inciso sulle tasche degli italiani. I cittadini sono preoccupati ed indignati per l’aumento del costo dei ticket e per il costo dei farmaci in fascia C e quelli in fascia A”. Così Giuseppe Scaramuzza, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato, ha aperto oggi i lavori per la presentazione del Rapporto sull’accesso all’assistenza farmaceutica, realizzato con la partecipazione di 78 farmacie Asl, ospedaliere e di Aziende Ospedaliere (il documento integrale è reperibile cliccando qui).


In particolare, come effetto della rideterminazione del prezzo di rimborso massimo per i farmaci generici in fascia A avviata dall’ Aifa nel 2011.  Al fine di realizzare un risparmio di 600 milioni di euro, i cittadini si sono trovati nelle condizioni di dover pagare, per alcuni farmaci, una differenza “davvero eccessiva” di prezzo tra l’ equivalente e il brand. Ancora, come segnalato nel Rapporto, non mancano difficoltà ed ostacoli all’accesso per i farmaci ospedalieri (PHT- H, PHT-A) e difficoltà inerenti l’accesso per motivi di burocrazia (es. piani terapeutici, procedure per farmaci off label o per ottenere il farmaco quando si è in mobilità sanitaria).

Ma non finisce qui, le associazioni, infine, hanno segnalato come per un malato cronico, la spesa media annuale per l’acquisto di farmaci necessari e non rimborsati dal SSN si stima attorno a 1227,00 euro, mentre quella per l’acquisto di parafarmaci è in media di 1297,00 euro.

Ecco una sintesi del rapporto di Cittadinanzattiva-Tdm.

Accesso ai servizi farmaceutici pubblici da parte dei cittadini
Gli orari di apertura al pubblico delle farmacie ospedaliere territoriali ed aziendali risultano abbastanza congrui rispetto alle esigenze dei cittadini, sebbene si segnalino difficoltà legate alla mancata apertura nei giorni festivi e pre-festivi.
Le farmacie monitorate sono raggiungibili senza grosse difficoltà attraverso mezzi pubblici e privati (solo nel 7% dei casi risultano difficili da raggiungere sia con mezzi pubblici che con mezzi privati). L’84% è dotato di parcheggio per disabili, mentre le barriere architettoniche sono presenti nel 6% dei presidi monitorati.
Per le farmacie aperte al pubblico e che ricevono i pazienti, le sale di attesa risultano affollate solo nel 10% delle strutture monitorate. Nei presidi ospedalieri un maggior affollamento della sala di attesa viene registrato nelle ore di punta e, nello specifico, quando giungono i pazienti dimessi o inviati dai reparti e dagli ambulatori. Il tempo di attesa per essere serviti non va, per la maggior parte dei casi (77%), oltre i 10 minuti (nel 16% si raggiungono i 15 minuti).
Sempre per le farmacie aperte al pubblico, il 71% ha un numero adeguato di posti a sedere mentre, nel 16% dei casi, si rileva l’assenza di posti. Le informazioni fornite attraverso manifesti, brochure e materiale illustrativo riguardano in prevalenza gli orari di apertura della farmacia, i numeri di referenti da contattare, informazioni sulla farmacovigilanza e sul corretto uso dei farmaci. In alcuni Presidi sanitari non è ben indicata la presenza della farmacia.
Nota dolente, nel 54% delle farmacie monitorate non è attivo un servizio di erogazione farmaci a domicilio.

Le informazioni al cittadino
Il cittadino riceve le informazioni prevalentemente e direttamente recandosi in farmacia (94,4%) e, in alcuni casi, solo nei giorni di apertura (62,5%). Vi sono presidi che garantiscono una risposta a chi invia una richiesta via fax (61%) o attraverso posta elettronica (31,9%).
Le informazioni, fornite sempre a voce, vengono accompagnate nel 38,9% dei casi da materiali cartacei in lingua italiana, nel 6,9% questi materiali sono anche redatti in più lingue.

L’accesso all’assistenza farmaceutica a domicilio
Nel  39,4% dei casi i cittadini sono costretti a ritirare il farmaco presso il presidio farmaceutico.  Vi sono farmacie che forniscono un servizio di assistenza domiciliare alle persone allettate (31%), a chi è affetto da patologie croniche, rare e degenerative (9,9%) a chi assume terapie a lungo termine (5,6%). Ancora, l’8,5% risponde di collaborare con le farmacie territoriali più vicine al domicilio dell’interessato per provvedere all’erogazione della terapia.
Inoltre, a distanza di due anni dall’entrata in vigore della Legge 38/2010 che ha semplificato le procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore, solo nell’8,5% delle realtà monitorate esistono protocolli, modalità codificate per l’erogazione dei farmaci per la terapia del dolore presso il domicilio del paziente. Per la terapia del dolore dei farmaci oncologici, molto si può ancora fare se si pensa che l’erogazione a domicilio di questi farmaci è prevista nel 4,4% dei casi, mentre nel 75% sono i cittadini a recarsi in farmacia.

La mobilità sanitaria e l’accesso all’assistenza farmaceutica
Se il 35,8% dei presidi farmaceutici oggetto di indagine cerca di erogare il farmaco anche quando il centro prescrittore fa capo ad una Asl diversa, il 29,9% fornisce il farmaco, solo se è contemplato nel prontuario. Altri servizi farmaceutici, in particolare i presidi ospedalieri, rimandano alla Asl di residenza del cittadino (16,4%). Quando il cittadino ha necessità di allontanarsi dalla propria città di residenza e recarsi in una Regione diversa, i presidi farmaceutici ospedalieri e territoriali garantiscono il farmaco anche per periodi di tempo più lunghi (81, 5% delle risposte date), o contattano la slL per trovare un accordo (18,5%). Il 9,2% afferma che è l’interessato (o persona da questi delegata) a dover ritirare la terapia prescritta presso il presidio di riferimento.

Budget per la spesa farmaceutica ed accesso alle terapie
Il 75% dei farmacisti che ha risposto all'indagine indica che, rispetto alla programmazione dell’ultimo anno, sono state rilevate spese aggiuntive o impreviste a cui si è dovuto far fronte e che, nonostante queste spese, si è comunque riusciti ad autorizzare e garantire l’erogazione dei farmaci prescritti (89,2%). Infine, il 58,1% di questi farmacisti considera inadeguati i budget per la spesa farmaceutica predisposti dalle loro Asl/Ao/Ospedali.
Sono i farmaci per la cura delle patologie croniche (69,1%) e rare (67,3%), farmaci innovativi (63,6%), i farmaci in PHT fascia H (47,3%), PHT fascia A (40%), i farmaci non presenti nel prontuario (38,2%), quelli per cui i farmacisti intervistati indicano di avere avuto maggiori difficoltà nell’erogazione per problemi legati al budget.

Prontuari farmaceutici aziendali
Un argomento molto dibattuto in questi ultimi tempi in ambito di assistenza farmaceutica riguarda la molteplicità dei prontuari (PTOR/PTR/PTOTR/PTP/PTOP/PTAV/PTO) e dei diversi livelli su cui questi intervengono; gli innumerevoli passaggi che i farmaci subiscono prima di divenire disponibili ai cittadini a livello Nazionale, Regionale e poi locale; i tempi per l’inserimento dei farmaci nei prontuari.
Il tempo medio stimato necessario all’Aifa per procedere con l’Autorizzazione e la contrattazione del prezzo di rimborso, infatti, si stima intorno ai 226 giorni; la media regionale italiana per l’inserimento nei Prontuari Regionali e/o di Area Vasta, una volta avvenuta la pubblicazione in G.U. delle Determinazioni Aifa, è di 449 giorni. Si citano, a titolo di esempio, i 284 giorni della Regione Lazio, i 278 della Toscana, i 213 dell’Emilia Romagna, i 210 della Campania, i 190 del Veneto, i 145 dell’Umbria.
Se si aggiungono ai tempi di inserimento nei Prontuari Regionali o di Area Vasta i tempi per includere i farmaci approvati dai prontuari regionali nei prontuari ospedalieri o aziendali, diventa ancora più difficile per i cittadini avere accesso a determinate cure in tempi congrui.
L’87,7% dei presidi farmaceutici oggetto dell'indagine è dotato, infatti, di una “Commissione prontuario terapeutico aziendale”.
Solo nell’11,7% di queste commissioni è presente un rappresentante delle associazioni di tutela dei diritti o di persone affette da patologie croniche e rare, sarebbe invece auspicabile una maggiore presenza delle associazioni, proprio nell’ottica della multidisciplinarità, elemento imprescindibile per la composizione delle  Commissioni.
Vi sono, inoltre, procedure che consentono l’erogazione dei farmaci prescritti e non presenti nei prontuari nell’89,3% delle strutture che hanno risposto. Le procedure sono generalmente definite da delibere regionali o aziendali e fanno riferimento alla richiesta motivata corredata da documentazione e dalla presentazione di apposita modulistica. Può anche succedere che venga concordata un’alternativa terapeutica, facendo riferimento ai principi attivi presenti nel PTO.
Per i farmaci off label, invece, i tempi affinché questi possano essere erogati al paziente vengono garantiti tra 0 e 3 giorni (30,9%), possono raggiungere 10 – 15 giorni (14,3%), 30 giorni (12%) o - ma solo in pochissimi casi (7,1%) - possono sforare anche oltre i 60 giorni.
Infine, il 70% delle strutture monitorate utilizza le procedure di Health Technology Assessment per l’inserimento dei farmaci nei prontuari ospedalieri.

Applicazione Accordo Stato Regioni del 18/11/2010
Al fine di arginare il problema dei tempi lunghi di inserimento dei farmaci innovativi nei prontuari terapeutici regionali (di area vasta), aziendali ed ospedalieri, e di rendere più omogenee le politiche regionali sull’erogazione dei farmaci più nuovi, un passo è stato fatto attraverso la pubblicazione dell’Accordo Stato - Regioni 18 novembre 2010 secondo cui i medicinali, che hanno acquisito il riconoscimento di farmaci ad innovazione definita “importante” o “potenziale”, devono essere resi disponibili immediatamente nelle strutture ospedaliere, anche se non sono inclusi nel prontuario regionale vincolante.
I farmaci “innovativi” inseriti nella lista dell’Aifa sono medicinali indispensabili ed insostituibili, efficaci per la cura di patologie croniche, come per esempio il diabete (quello più complesso, di tipo II), la sclerosi multipla, l’HIV, l’osteoporosi, le patologie del sistema visivo, farmaci indispensabili per persone sottoposte a terapia del dolore e giunte a stadi avanzati.
I dati dell'indagine mostrano che i principi attivi indicati attraverso la lista Aifa (ed aggiornata nel  dicembre 2011), sono presenti nei Prontuari Terapeutici Ospedalieri, ma non in maniera completa.
Il range che indica la presenza nei prontuari ospedalieri di quei farmaci, va da un valore minino pari a 71,1% (rappresentato da tre principi attivi: l’Ivrabradina per la cura dell’ insufficienza cardiaca cronica, il Metilnaltrexone per metabolismo in chi effettua terapia del dolore e si trova agli stadi terminali, il Tafluprost per la cura del glaucoma primario) ad un valore massimo pari all’82,2% (rappresentato dal Pegaptanib, che cura la degenerazione vascolare) e da un picco ulteriormente più alto, che non supera l’86,7%, rappresentato dal Prasugrel (antitrombotico).
La maggior parte dei farmacisti chiarisce che la non presenza del farmaco nel Prontuario Ospedaliero è dovuta al fatto che quel farmaco non è stato mai richiesto dal prescrittore.
Inoltre l’indagine ha riscontrato che, anche se diversi principi attivi sono comunque stati inseriti nei Prontuari Ospedalieri subito dopo l’approvazione in Gazzetta Ufficiale dell’Accordo Stato Regioni (gennaio 2011), molti di questi principi attivi erano già presenti nei Prontuari Ospedalieri prima dell’approvazione dello stesso Accordo.

Le proposte di Cittadinanzattiva per garantire una maggiore accessibilità alle terapie farmacologiche:
- garantire l’accesso gratuito ai farmaci necessari ed insostituibili per il trattamento delle patologie croniche e delle relative complicanze, attualmente disponibili e in fascia C;
- garantire un maggior accesso ai farmaci innovativi, con particolare riguardo ai farmaci per il trattamento delle malattie rare;
- garantire l’effettiva erogazione dei farmaci ospedalieri (H) sul territorio nazionale evitando sospensioni improvvise e tempi lunghi per l’inserimento degli stessi nei Prontuari Ospedalieri;
- garantire l’effettiva erogazione gratuita, su tutto il territorio nazionale, dei parafarmaci riconosciuti come necessari per il trattamento delle patologie, con particolare riguardo alle patologie rare. A tal fine si potrebbe percorrere la strada della creazione di un fondo nazionale ad hoc;
- definire a livello nazionale tempi certi entro cui concludere le fasi dedicate alla individuazione delle classi di rimborsabilità dei farmaci,  della contrattazione dei prezzi e ridurre i tempi per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle autorizzazioni alla immissione in commercio;
- eliminare i Prontuari Terapeutici Ospedalieri Regionali vincolanti, al fine di garantire uniformemente i Lea definiti dall’Aifa;
- continuare a garantire e monitorare l’immediata implementazione nel territorio nazionale delle decisioni prese a livello europeo in tema di farmaci orfani e innovativi;
- monitorare l’immediata disponibilità dei farmaci approvati a livello nazionale dall’Aifa nei PTOR e vigilare sui provvedimenti regionali che interpretano restrittivamente le determinazioni Aifa, assicurando l’effettivo rispetto dei Lea;
- prevedere forme permanenti di coinvolgimento delle Organizzazioni civiche di tutela del diritto alla Salute nelle politiche farmaceutiche.
 

29 novembre 2012
© Riproduzione riservata


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